Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

L’incontro con Maria Bashir, il procuratore generale di Herat. La donna più temuta dai talebani in Afghanistan.

di Lorenzo Peluso. - foto con diritto di copyright ©

Herat – Un incontro che non pensi mai di poter fare. Però spesso, se osi ed hai il coraggio di osare, tutto può capitare. Maria Bashir è il procuratore generale di Herat. Poco più di 40anni, una delle donne più coraggiose dell’Afghanistan. La incontro nella base Camp Arena ad Herat.

Lei vive costantemente scortata; la sua vita è in costante pericolo. Da molti è ritenuta una delle più odiate dai Talebani in Afghanistan. Una vita al servizio di un paese che prova a rinascere dalle macerie di una guerra che ha segnato gli ultimi 50 anni di storia. Minacciata di vita, ogni giorno. Maria Bashir sembra quasi non curarsi del pericolo che corre ed offre la sua esperienza ed il suo coraggio ad un popolo che ancora, forse, non ha compreso a fondo, la strada da percorrere lungo la via della democratizzazione. E’ coraggiosa Bashir, anche quando, applicando la legge nella provincia di Herat, deve firmare le sentenze, soprattutto quelle con condanne capitali. Spesso è finanche costretta ad assistere alle esecuzioni; ma lei non si tira indietro. Una delle più valorose dell’Afghanistan; un modello temuto dall’integralismo talebano. “L’Afghanistan può vincere la sua battaglia culturale; lo può fare perché oggi inizia a comprendere il valore ed il ruolo della donna. Sono le stesse donne che imparando a conoscere i propri diritti, ora si rispettano e pretendono maggior rispetto. Il nostro amato Paese può vincere questa sfida solo se continua ad investire e credere nell’istruzione dei nostri giovani” mi dice Maria Bashir. Per l’Afghanistan però, la sfida vera inizia adesso, quando a partire da giugno la Nato avvia il retrograde e lascerà l’Afghanistan. La sfida è affidata soprattutto alle donne che dovranno lottare per far si che i diritti conquistati non vengano risucchiati dal vortice dell’integralismo e dell’oscurantismo che i talebani sono pronti ad instaurare. In questi anni di presenza delle forze internazionali, sono stati proprio i militari italiani a creare le maggiori occasioni di aiuto alla popolazione civile nella provincia di Herat. Un rapporto quotidiano tra Maria Bashir e le forze Isaf a guida italiana. Un percorso costante che ha prodotto risultati eccezionali. Un percorso lento ma costante che ha prodotto cambiamenti evidenti. Oggi il concetto stesso di libertà e di diritti, hanno valore soprattutto per le donne e per i bambini. Le donne, credono nel lavoro di Maria Bashir, di Suraya Pakzad, delle donne che operano nel Giardino delle donne di Herat. La libertà è li, a portata di mano. Poter scegliere se indossare il burqa o l’hijab, ad esempio, è un primo piccolo ma importante e significativo motivo di speranza nel futuro.