Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

L’incantesimo del Muezzin a Kabul

di Lorenzo Peluso

Kabul – Mi incanta la voce quasi straziante del muezzin che da qualche minuto diffonde il mantra della fede islamica come se fosse un invito alla bellezza, alla pace e alla dolcezza. Vorrei, in questo istante, poterne comprendere le parole. Il suono e la melodia però è di un fascino che ti lascia senza respiro. L’Afghanistan è un paese che ti rapisce l’anima. La bellezza dei colori che ti accecano la mente si contamina con i suoni e le atmosfere di un tempo sconosciuto. Modernità, quella del centro della capitale, Kabul, ma anche un viaggio nel Medioevo o pressappoco, se ci si sposta nei villaggi a sud, ma anche nord. Più si va verso le montagne ad est, quelle che si spingono fino alla Cina, più si varca il confine di un mondo sconosciuto. La vastità di questo paese, due volte l’Italia, rende tutto più difficile. Un paese che necessita di infrastrutture primarie come le strade, l’acqua potabile e l’energia elettrica. Al tempo stesso però percepisco l’impressione che il paese vuole davvero cambiare pagina. Le recenti elezioni per rinnovare il parlamento di Kabul, con tre anni di ritardo, sono davvero la cartina di tornasole di una situazione nuova, in evoluzione, certo. In realtà, alla comunità internazionale deve interessare poco il nome del vincitore. Hanno trionfato quei 4milioni di afghani che sfidando le minacce di morte dei talebani, tutte quelle donne coraggiose, si sono messi in fila ed hanno espresso liberamente il loro voto. Un voto ora al vaglio della Commissione elettorale. Il portavoce della stessa commissione, Aziz Ismaili, ha affermato che i risultati finali non saranno disponibili prima di dicembre. Ma poco importa davvero. Il processo di cambiamento di questo paese è lungo ed articolato. L’Afghanistan ha vissuto anni davvero bui, di certo ancora si continua a bagnare nel sangue il suo lentissimo cammino di normalizzazione. Un percorso che vedrà il Paese tornare alle urne per le Presidenziali il prossimo anno, in aprile. Quello che però mi ha fatto assaporare un senso vero di speranza, sono ad esempio, il numero di candidate donne, ben 417 donne, circa il 16% del totale dei candidati, alle parlamentarie di qualche settimana fa. Può sembrare strano, ma anche qui, è la Carta Costituzionale a salvaguardare la diversità di genere. La nuova Costituzione afghana infatti, approvata dopo la caduta del regime dei talebani nel 2001, ha stabilito una quota rosa nel Parlamento, pari al 25% dei 250 seggi nella Camera bassa. Si, c’è speranza davvero, ne sono convinto. Questo Paese può rinascere e magari accogliermi ancora, tra qualche tempo come turista, per godere del cielo più bello del mondo.