Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

L’illusione di Feltri. Mandolini che suonano al sud e fabbriche operose al nord.

di Lorenzo Peluso.

Che strano Paese il nostro. Mandolini che suonano al sud e fabbriche operose al nord. Sfaticati che aspettano il bel tempo, al meridione. Gente laboriosa che non chiede altro che lavorare, oltre il Rubicone. Insomma, se guardiamo al nostro Paese con la lente usata da Vittorio Feltri, Direttore di Libero, allora l’Italia non è un Paese. Piuttosto è un luogo dove persone intelligenti, laboriose, instancabili e responsabili, assistono, aiutano, anzi, in un estremo gesto di solidarietà, supportano altre persone, dei mezzi morti di fame, che all’ombra di un sombrero, forse sarebbe meglio la classica “coppola” siciliana, si rigirano i pollici in attesa che un’idea nuova gli venga in mente per fregare il prossimo. Dalle pagine del suo giornale Feltri continua a scagliarsi contro il Sud Italia. Le sue parole, che avevano già fatto discutere nei giorni scorsi sono state rimarcate con nuove espressioni quali:“Prima o poi il Nord lascerà l’Italia”. Curiosa espressione questa. Il nord lascerà l’Italia; per andare dove? Bene, allora proviamo ad ipotizzare che questo avvenga; che finalmente quel lembo di terra fertile, industrializzata ed inquinata sulla riva nord del Po’ lasci l’Italia. Dunque, finalmente chiariamola questa questione aperta, risaniamo questa ferita sanguinante da 160 anni. Consolidiamo quell’Unità d’Italia mai compiuta, lasciando andare il Nord. Concentriamoci dunque sulle grandi capacità del Sud, dall’agroalimentare ai porti, dal turismo al manifatturiero. facciamo rientrare quel milione e 183 mila residenti: la metà giovani tra i 15 e i 34 anni, un quinto laureati, (fonte Svimez) che negli ultimi 16 anni hanno lasciato il Sud.  Organizziamo il nuovo Paese senza il Pil del Nord, realizziamo quelle infrastrutture necessarie e diamo dignità alle piccole imprese che lavorano in silenzio nel mezzogiorno. Vendiamo anche al nord il nostro turismo, le nostre spiagge, il mare, l’arte e la cultura. Magari introduciamo anche una tassa d’accesso per gli stranieri del nord. Naturalmente è necessario introdurre anche i dazi doganali per le merci prodotte al Nord che dovessero arrivare al Sud. Insomma, ridiamo dignità al Mezzogiorno che conta un terzo della popolazione italiana. L’economia del Mezzogiorno può contare su un apprezzabile settore industriale nel suo complesso, e del manifatturiero in particolare. Esiste un’ottima filiera dell’abbigliamento e dell’agroalimentare, un eccellente polo aerospaziale, legato all’alta tecnologia e all’innovazione. Ottime le specializzazioni nei settori dell’automotive, della meccanica e della chimica, soprattutto in Puglia. In Sicilia, a Catania il polo della microlettronica, è una realtà importante. Poi molteplici imprese del settore informatico ma anche farmaceutico. Soprattutto il Sud registra una grande vitalità nel turismo non solo per le spiagge, ma anche grazie alla bellezza delle città meridionali. Secondo gli ultimi rapporti Svimez il turismo al sud è cresciuto più che nel resto del paese, sia per valore aggiunto, sia per numero di viaggiatori, sia per spesa turistica. dare ossigeno all’agricoltura e l’agroalimentare, spingere sul sistema portuale, bacino del Mediterraneo.  Insomma, ci sono le potenzialità. Ma è davvero questo che necessità all’Italia? Che il sud sia altra cosa dal nord e viceversa? In un contesto internazionale così complesso, in un’area come l’Europa così variegata, il Nord da solo può immaginare di sopravvivere alla forza economica e commerciale della Germania? Solo per fornire un elemento di paragone. Non è questa la strada caro direttore Feltri. e’ opportuno ricordare che se molte Regioni del Nord hanno un saldo positivo in fatto di export lo devono al Mezzogiorno dove esportano moltissimo. Campania, Puglia, Calabria e Basilicata, offrono infatti un interscambio regionale elevato. A Feltri poi occorre ricordare come i parlamentari leghisti di Salvini, sfruttando anche l’ingenuità dei tanti meridionali che hanno votato per la Lega, da oltre un anno sono impegnati a scippare al Sud le risorse del Fondo di Sviluppo e Coesione: circa 60 miliardi di euro a valere sulla Programmazione 2021-2027 che, per l’80%, dovrebbero essere impiegati nel Mezzogiorno. Se al Sud ci sono problemi, occorre ricordare che ci sono anche al Nord. La causa è la stessa. Il ruolo centrale dei gruppi dirigenti a livello nazionale e locale che dovrebbero produrre condizioni competitive per il mercato nazionale ed estero del Paese Italia. Alla radice dei problemi del nostro Paese c’è la carenza di fiducia tra cittadini e tra cittadini e istituzioni. Ora che anche il nord (si veda cosa è accaduto nell’emergenza covid) ha sperimentato la scarsa attenzione prestata al rispetto delle norme, il debole spirito di cooperazione, allora è tutto più chiaro. Il problema è che Feltri ed altri, come lui, non lo ammetteranno mai.