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Libia – Attacco a Bengasi. Strage davanti alla moschea.

redazione

È di almeno 41 morti e un’ottantina di feriti il bilancio, ancora non definitivo, dell’attacco sferrato  con due autobomba davanti a una moschea di Bengasi, in Libia martedì sera. Secondo il portale libico al Wasat, “l’attacco aveva come obbiettivo l’eliminazione di alti ufficiali delle forze” del generale Khalifah Haftar, rivale del governo d’Accordo Nazionale (GNA) che comunque ha condannato l’attentato. Infatti, stando a quanto riportato dalla tv Al-Arabiya, che cita fonti ospedaliere, tra le vittime ci sono almeno tre gerarchi della sicurezza. La prima esplosione è avvenuta poco dopo le 20 di ieri, quando i fedeli stavano uscendo dalla moschea di Bayaat Al-Radwan al termine delle preghiere della sera nel quartiere centrale di al-Sleimani. Poco dopo, quando sul posto erano già arrivate le forze di sicurezza e i soccorsi, un secondo veicolo imbottito di esplosivi è stato fatto deflagrare dall’altro lato della strada. Il portavoce della Direzione di sicurezza di Bengasi, Tareq al Kazar, ha detto all’emittente araba che nella duplice esplosione “è stato ucciso il capo dell’unità investigativa, Ahmed al Feituri, ed è rimasto ferito leggermente il generale Mehdi al Falah, vice responsabile dell’intelligence”. La moschea colpita è una luogo molto frequentato da gruppi salafiti che combattono a fianco degli uomini di Haftar contro organizzazioni jihadiste come quelle dello Stato Islamico (Isis). Ma tutt’ora nessun gruppo ha rivendicato la responsabilità dell’attentato. L’ambasciata italiana in Libia, con un tweet sul proprio account ufficiale, ha condannato l’attacco invitando “tutti i libici ad unirsi per fermare il terrorismo che colpisce indiscriminatamente e causa solo morte e distruzione”. Dal 2014 fino alla fine dello scorso anno, la città di Bengasi è stata teatro di scontri tra truppe dell’esercito del generale Haftar e gruppi armati jihadisti. A dicembre l’Esercito Nazionale Libico di Haftar aveva annunciato il proprio pieno controllo della città. Ma gli attentati, seppur occasionali, non si sono mai fermati.