Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

L’Europa non esiste più. E’ l’ennesima vittima del Covid 19.

di Lorenzo Peluso.

Tutti disuniti, in ordine sparso. La vittima illustre di questo virus sconosciuto, che ha invaso le nostre vite e cambiato per sempre l’assetto mondiale, è la cara vecchia Europa. mai avrei immaginato, da europeista convinto, quale sono sempre stato, di dover rivedere questo mio pensiero e concludere che l’Europa è finita, semplicemente non esiste più. Anzi aggiungo, che sarebbe un grande errore mettersi a lavorare, da italiani, così come abbiamo sempre fatto per 70 anni, a ricucire, ricostruire, rigenerare, quel senso di appartenenza comune per un’entità che è stata per troppo tempo solo una grande illusione. L’Europa non esiste, è stata cancellata nel momento più delicato e complesso che il vecchio continente si è trovato ad affrontare. L’emergenza coronavirus ha mostrato come non c’è nulla di quell’Europa dei popoli che abbiamo sempre invocato. Esiste solo un organismo centrale, fatto di burocrati della politica che hanno sempre messo al centro l’economia e la finanza, per misurarsi sul piano internazionale della scacchiera globale, con altre realtà del mondo che viceversa credono, venerano, la bandiera comune, vedi gli Stati Uniti (Stati Uniti, non singoli 54 entità diverse, quali comunque sono gli americani). Il sogno europeo si è infranto quando semplicemente occorreva dimostrare la solidarietà umana, quel senso di condivisione per il superamento, insieme, di un’emergenza che non ha precedenti. Proprio in quel momento invece, è riapparso con forza, ed ha vinto, quel senso di individualismo, di distanza, di differenza, di qualunquismo che per troppi anni abbiamo nascosto abilmente in nome di una grande utopia: l’Europa dei popoli. Non esiste, semplicemente non siamo riusciti a realizzare la visione di Schuman e De Gasperi, quindi abbiamo perso la partita più importante, quella che doveva consacrare agli occhi del mondo il grande sogno di un continente che non è null’altro che l’insieme di popoli diversi, per cultura, per stato sociale, per economia, per politica e per intereressi. nessuna solidarietà verso chi è in difficoltà, anzi speculazione fin che è possibile sul piano economico e finanziario, questo è stato fatto in queste tre settimane di emergenza pandemica a causa di un nemico silenzioso e sconosciuto, che è stato visto e considerato solo come un problema altrui. Mancano i presidi medici, le attrezzature; in Italia si muore. Migliaia di morti. Un problema italiano. Molto meglio tenercele per noi le attrezzature mediche, le mascherine, i presidi sanitari, non si può mai sapere. Questo il pensiero comune dei tedeschi, dei francesi, gli austriaci. Nessun segnale di solidarietà neppure da quelle nazioni del nord Europa, che sempre abbiamo lodato per il livello di democrazia e senso civico. Che errore che abbiamo commesso. Quanto male abbiamo fatto a noi stessi, denigrandoci e sminuendo quello che siamo, ed esaltando sempre il modello straniero. Ora però che l’Europa intera, colpita dal Coronavirus, è costretta a capitolare su uno dei pilastri fondanti dell’Unione europea, ovvero la libera circolazione di merci e persone, ora che anche i francesi, i tedeschi, gli spagnoli fanno i conti con. il rischio che supermercati e farmacie possano ritrovarsi con gli scaffali vuoti di cibo e medicinali, ora, arriva il colpo di grazia finale. Mentre Berlino, furbescamente resta in silenzio, ancora una volta è lo spocchioso Macron a dare l’annuncio che a partire da mezzogiorno di oggi, 17 marzo, lo spazio Schengen è sospeso. Chiuse le frontiere esterne, “tutti i viaggi tra i Paesi non europei ed europei saranno sospesi per 30 giorni” ha annunciato il presidente francese, Emmanuel Macron. Gli Stati membri sconfessano persino la Commissione europea, che in verità ha tentato di mettere un freno alla disgregazione proponendo ai Paesi corsie preferenziali per garantire la circolazione di merci, a cominciare da cibo e materiale medico. Ma l’impegno assunto dagli Stati membri, appena sei giorni fa di “coordinare” la risposta al Covid-19,  non è stato rispettato. Così ad oggi, 17 marzo, otto paesi: Austria, Ungheria, Repubblica ceca, Danimarca, Polonia, Lituania, Estonia e Germania,  hanno notificato alla Commissione l’introduzione di controlli alle frontiere. A questi si sono aggiunti Svizzera e Norvegia che, pur non essendo membri Ue, appartengono alla zona Schengen. Si aspetta che lo facciano anche altri, Spagna e Slovenia,  con misure che vanno dai semplici controlli sanitari su chi entra, al divieto totale di ingresso per chi non è residente. Dunque lo scenario dei prossimi giorni è molto chiaro: non arriveranno più prodotti alimentari, medicinali, materiale medico. Si fermerà anche quel poco di industria che ancora funziona perché mancheranno le componenti per la produzione nelle fabbriche dei diversi Stati membri. Gli impianti di produzione si ritroveranno paralizzati. In tutto questo discorso non abbiamo parlato, volutamente della Gran Bretagna, discorso distinto, ma molto esplicativo di quello che tutti i Paesi europei in realtà hanno sempre pensato, ben prima della brexit. Insomma l’Europa non esiste più. E’ l’ennesima vittima del Covid 19. Una vittima che non merita però alcun rispetto. Il rispetto ed il dolore che possiamo e dobbiamo provare noi italiani per quei 2158 morti in Italia ad ieri che si sommeranno purtroppo ad altre vittime che si registreranno nei prossimi giorni. Poi tutto passerà, dobbiamo esserne certi. Ma quel che sarà dopo, sarà altro. Un nuovo assetto geopolitico mondiale che dovremo ricostruire, senza commettere gli errori del passato. Non mi addolora la morte dell’Europa, se mai mi ha deluso, ma mi ha fatto anche riscoprire la grandezza di unn popolo che non ha eguali nel mondo: gli italiani, “brava gente”.