Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

L’Europa dei popoli e della solidarietà? Non esiste. Siamo stati noi a renderla tale.

di Lorenzo Peluso

Con sincerità, sono certo che gli amici tedeschi, molti di loro, pensano diversamente. Hanno un’idea diversa degli italiani, rispetto a quanto scritto ieri dal quotidiano tedesco Die Welt. Sia chiaro, pensano certamente che ci sia un interesse forte della Mafia  sui fondi Ue; come dargli torto a riguardo. Lo ha detto anche Gratteri, il Procuratore Nazionale Antimafia, pochi giorni fa in Italia. Ma l’idea che i tedeschi hanno degli italiani va ben oltre, ne sono certo, dello stereotipo italiano, mandolino, mafia e spaghetti. Dal dopoguerra i tedeschi hanno imparato ad amare il nostro Paese; hanno imparato ad apprezzare gli italiani, popolo di grandi lavoratori. Lo hanno fatto nei cantieri e nelle fabbriche della Renania, della Sassonia, della Baviera, lavorando gomito a gomito con i migranti del sud Italia che hanno reso possibile, grazie al loro lavoro, la ricostruzione della Germania post-bellica che l’ha resa una grande potenza industriale nel mondo. I tedeschi però, per loro natura, sono autoritari, sono precisi, rispettosi delle norme, per certi versi anche molto riservati. Silenziosi. Tutte caratteristiche che naturalmente sono molto distanti dalle abitudini conclamate degli italiani. Dunque, oggi, il tema non è come e cosa sono gli italiani, per i tedeschi. Il tema è come possiamo continuare a tenere conti in comune, affari condivisi, relazioni economiche e commerciali alla pari, senza che i furbi, che pur ci sono, possano essere più furbi e scaltri di altri furbi, che pur ci sono. E’ la solita questione, che ha radici antiche: “puttana una volta, puttana sempre”. Si, perché poi negli anni, tangentopoli, la corruzione, la ricostruzione adulterata del post sisma, insomma i mali atavici del nostro Paese non sono passati inosservati nel mondo. Così come non passa inosservato nel mondo il modello “mafioso” e criminale che esportiamo con la cinematografia che esalta le grandi famiglie che hanno controllato l’America, Gomorra ed i suoi affari, la n’drangheta che si è insediata in Germania, basti ricordare Duisburg. Non ci siamo fatti mancare nulla. Ma l’Italia e gli italiani sono altro, e lo sanno bene nel mondo. Fanno solo fatica a concederci il beneficio del dubbio, ora che si può approfittare delle circostanze e magari provare ad indebolire settori strategici che l’Italia vanta e che sono concorrenza ad alto livelli con sistemi produttivi di altre realtà, come la germani e l’Olanda. Tutto qui, è una partita a scacchi sul tavolo della discussione politica che a parti inverse, forse anche noi avremmo giocato con le stesse mosse, forse. Ma forse anche no. Non lo abbiamo fatto, ad esempio quando il 27 febbraio 1953, a conclusione di un anno di lavori della Conferenza di Londra sul debito estero tedesco, post guerra mondiale, l’Italia, insieme a 15 altri paesi, condonò alla Germania la metà dei debiti che questa aveva contratto tra il 1919 e il 1945. Il pagamento dell’altra metà, pari a 16 miliardi di marchi di allora, fu dilazionato nei trent’anni successivi. All’epoca il nostro Paese ebbe grande attenzione verso chi aveva provocato due guerre mondiali ed accettammo che i rimborsi annuali non avrebbero mai superato il 3 per cento dell’export tedesco e sarebbero stati sospesi se la Germania si fosse trovata in passivo commerciale. Cosa riuscimmo a fare per la Germania di allora, che era un altro Paese. Fummo ancora più generosi, di quanto si possa credere, quando nel 1990 con l’inaspettata e necessaria unificazione della Germania, accettammo, senza indugio, che il debito tedesco fosse addirittura cancellato. Rimasero 239 milioni di marchi simbolici e pure questi furono dilazionati in vent’anni, tanto che la Germania finì di pagare nel 2010. Che peccato che si perda memoria del tempo e di ciò che è stato. Lo si fa ora che la parola d’ordine dovrebbe essere solidarietà, tra l’altro per una guerra che non ha causato nessuno tra Italia, Spagna, Francia ecc e per la quale ci si sta battendo con tutte le forze in campo. Storia diversa è per la piccola ma insidiosa Olanda, paradiso fiscale anche per molte imprese italiane. L’ostracismo olandese nei confronti dell’Italia ha una natura esclusivamente commerciale. L’obiettivo è piagare un concorrente troppo forte sul fronte dell’unica grande esperienza commerciale degli olandesi: il mercato globale del florovivaismo. Un settore che in Italia vale complessivamente oltre 2,5 miliardi di euro e conta 100mila addetti su 27mila aziende, diffuse su tutto il territorio nazionale. La floricoltura italiana è una delle eccellenze del ‘Made in Italy’ sui mercati internazionali con il record di esportazioni dell’ultimo decennio, ed una crescita del 28,3% annuo e un fatturato di 832 milioni di euro. In Europa l’Italia è il maggiore concorrente dell’Olanda. Al mondo siamo il quinto paese esportatore di fiori, dopo Olanda, Colombia, Ecuador e Kenya. mettere in ginocchio il sistema economico italiano significa eliminare il maggiore concorrente sulla piazza europea. Questo il disegno olandese, esclusivamente politico-economico che nel mentre si è assicurato negli ultimi anni che le maggiori aziende italiane, Fiat, che adesso si chiama Fca, MediaForEurope, la nuova holding che ha unito Mediaset italiana e spagnola, Cementir, del gruppo Caltagirone, Eni, Enel, Exor, Ferrero, Prysmian, Saipem, Telecom Italia, Illy Luxottica Group e molte altre, hanno trasferito la loro sede legale a quattro chilometri da Amsterdam, a Prins Bernhardplein 200, dove la Intertrust, azienda specializzata nella creazione e domiciliazione di società di ogni genere, cura gli affari di oltre 2.800 aziende europee e mondiali, con un flusso di denaro che si aggira attorno ai 5.000 miliardi di euro ogni anno. Nessun governo italiano, nessun politico, ne di destra ne di sinistra, ne i sovranisti ne gli europeisti, in Italia hanno mai posto questione sulle scelte di queste aziende, che non pagano le tasse in Italia, occorre ricordarlo. Non chiedetevi perchè l’Olanda? la risposta è scontata. In Olanda si pagano meno tasse e nessuno ficca il naso negli affari, leciti o illeciti di queste società. Un paradiso fiscale nel cuore dell’Europa. L’Europa dei popoli e della solidarietà? Non esiste. Siamo stati noi a renderla tale.