Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

lettera al direttore – “Ho saccheggiato le biblioteche pubbliche e le ho trovate piene di tesori affondati”

di Pierpaolo Fasano.

Caro Direttore faccio una mia riflessione in merito al Suo editoriale prendendo in prestito questa affermazione della scrittrice inglese Virginia Woolf che risale ad un bel po’ di anni fa. Siamo nella prima metà del Novecento eppure è ancora quantomai attuale. Pensiamoci… facciamo lunghi viaggi, facciamo lunghe crociere, percorriamo chilometri alla scoperta dell’ignoto per provare sensazioni nuove e inaudite… ma restiamo indifferenti all’inedito che è più vicino di quanto si pensi… a due passi da noi. Certo, sarebbe da folli pensare che i giovani dei nostri piccoli paesi decidessero di rinchiudersi nelle biblioteche e trascorrere lì i loro pomeriggi. Forse un tempo sì… forse perché la tecnologia non li aveva completamente assorbiti… o forse perché i loro insegnanti riuscivano ad accendere in loro quella sete di conoscenza pur senza obbligarli a frequentare certi luoghi che oggi sono diventati, purtroppo, simbolo di isolazionismo e vetustà: le biblioteche appunto. Eppure esistono fulgidi esempi di amministrazioni comunali che sono riuscite a mettere in rete il loro patrimonio librario, a creare un ponte di collegamento tra linguaggi vecchi e nuovi… tra i libri polverosi stipati negli scaffali e gli archivi on-line accessibili anche da Capo Horn. Ma il problema forse non è questo. Il punto è che la cultura viene relegata sempre e solo all’ultima pagina dei “libretti” dispensati in gran numero in occasione delle tornate elettorali. Il punto è che in fondo non interessa a nessuno investire nella cultura perché “con la cultura non si mangia”. Eppure basterebbe poco… basterebbe spalancare le porte delle biblioteche (e non sempre e solo degli auditorium o dei salotti comunali) per ospitare momenti di dialogo e confronto. Basterebbe che le scuole, prima di tutti, uscissero dal chiuso delle loro aule…  Ma la colpa non è solo delle istituzioni, dei politici, di chi opera per il “bene comune” o nella“cosa pubblica”… la colpa è anche nostra, è soprattutto nostra. La curiositas ci sta abbandonando. L’ovvio sta prendendo il sopravvento. Come possiamo pretendere che i nostri ragazzi scoprano l’ignoto se siamo noi i primi a non esserne attratti? E’ una provocazione che lancio qui, così. Un esame di coscienza più accurato ci permetterebbe di vivere meglio… o forse con una maggiore consapevolezza della fossa che ci stiamo scavando, del precipizio da cui ci stiamo lanciando, del burrone in cui stiamo precipitando.