Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Le stranezze di Trump che noi europei facciamo decisamente fatica a capire.

di Lorenzo Peluso.

La presidenza Trump passerà alla storia, questo è certo. Noi europei facciamo decisamente fatica  a capire come si sta muovendo e dove realmente vorrà approdare questo strano personaggio, anomalo per la visione che abbiamo sempre avuto, noi europei, in merito al ruolo ed allo stile che il presidente USA dovrebbe avere. Forse è solo un problema nostro, di noi europei. Forse lo è, visto che poi, gli americani, sembra che siano sulla stessa lunghezza d’onda di Trump.Una delel stranezze in questo anno e poco più di presidenza Trump sono certo le defezioni, i cambi in corsa, con ritmo mensile, che stanno caratterizzando “gli uomini del presidente. Qualcuno si è dimesso. Qualcuno, invece, è stato congedato con il proverbiale ‘you’re fired’. In poco più di un anno di presidenza Trump, la Casa Bianca ha prima accolto e poi visto andare via, uno dopo l’altro, funzionari di primo piano. L’ultimo licenziamento, in ordine di tempo, è quello di Rex Tillerson al dipartimento di Stato americano dove è arrivato, come si sussurrava da mesi a Washington, Mike Pompeo. Poi, in questo oramai diventato davvero unico, Trump comunica tutto via Twitter. proprio sul social, ancora una volta, Trump ha reso noto che a sostituire il repubblicano italoamericano alla guida della Cia è Gina Haspel, l’attuale vice direttore, che diventa così la “prima donna scelta” per guidare l’agenzia di intelligence. Vediamo il lungo elenco di ‘silurati’ e non della presidenza. Giusto per avere contezza di cosa è acacduto in questo anno e poco più, ripercorriamo gli eventi.  Il 30 gennaio 2017, appena insediato, Trump rimuove il ministro della Giustizia ad interim, Sally Yates. L’ultima superstite dell’era Obama paga il mancato sostegno al Muslim Ban presidenziale. Il 13 gennaio 2017 si dimette il Consigliere per la sicurezza nazionale, in carica solo da 23 giorni. Flynn paga il coinvolgimento nel Russiagate. A dicembre, Flynn verrà incriminato dal procuratore speciale Robert Mueller per aver reso “volontariamente e consapevolmente” delle “dichiarazioni false, fittizie e fraudolente” all’Fbi riguardanti le sue conversazioni con l’ex ambasciatore russo a Washington, Sergei Kislyak.  Il 9 maggio, improvvisamente, il presidente licenzia James Comey, direttore dell’Fbi. “Non stava facendo un buon lavoro. E’ molto semplice, non stava facendo un buon lavoro” dice Trump rispondendo alle domande sulla decisione. Il 30 maggio esce di scena Mike Dubke, responsabile della Comunicazione della Casa Bianca. Il rapporto con il presidente non decolla e dopo 3 mesi arriva il passo indietro. Il 6 luglio sbatte la porta Walter Shaub, numero 1 dell’Ufficio etico federale. Impossibile trovare un punto d’incontro con Trump.  Il 20 luglio lascia l’incarico Mark Corallo, portavoce del team legale che rappresenta Trump per le vicende del Russiagate. Si dimette anche uno dei legali del team, Mark Kasowitz. Il presidente nomina Anthony Scaramucci – figura proveniente dal mondo finanziario e ritenuta vicina a Trump – nuovo responsabile della Comunicazione della Casa Bianca. Il portavoce Sean Spicer decide di abbandonare l’incarico il 21 luglio. Passano pochi giorni e svuota i cassetti anche l’assistente portavoce Michael Short, che il 25 luglio decide di anticipare i tempi rispetto al licenziamento annunciato da Scaramucci a ‘Politico’. Il 28 luglio finisce l’avventura di Reince Priebus, capo dello staff. Tra voci di dimissioni e spifferi sul licenziamento, Priebus cede il posto all’ex generale John Kelly. A dieci giorni dall’incarico, il 31 luglio, il direttore della Comunicazione viene congedato, con la regia proprio di Kelly. Dal 18 agosto Steven Bannon non è più lo stratega della Casa Bianca. “Siamo grati del suo servizio e gli auguriamo il meglio” si legge nella dichiarazione dell’ufficio stampa della Casa Bianca. Dimissioni? Licenziamento? ”Quando è stato licenziato non ha perso solo il lavoro. Ha perso la testa” ha twittato Trump a inizio anno, quando le anticipazioni del libro ‘Fire and Fury’ hanno compromesso – forse definitivamente – i rapporti tra il presidente e il guru dell’alt-right.  Sotto accusa per l’uso di costosi jet privati per le missioni governative, il 29 settembre si dimette il ministro alla Sanità Tom Price. L’8 dicembre se ne va Dina Powell, numero 2 del Consigliere alla sicurezza nazionale HR McMaster, di origine egiziana. La collaborazione con l’amministrazione Trump finisce senza scossoni e senza polemiche. La prima uscita di scena del 2018 è quella del segretario dello staff della Casa Bianca, Rob Porter, il 7 febbraio. Si dimette dopo che emergono accuse di gravi maltrattamenti domestici da parte delle sue due ex mogli. A causa di questa vicenda, Porter non aveva la “clearance” necessaria per accedere alle informazioni riservate. Il 9 febbraio lo speech writer David Sorensen lascia l’incarico in seguito ad accuse di maltrattamenti da parte dell’ex moglie.  Il 28 febbraio si dimette il direttore delle Comunicazioni della Casa Bianca, la 29enne Hope Hicks. Il giorno prima aveva ammesso davanti ai deputati della Commissione sul Russiagate di aver detto qualche bugia a fin di bene su Trump. Ex modella, fidanzata con Porter, la Hicks era considerata molto vicina al presidente, con cui aveva lavorato in precedenza. Il 6 marzo si dimette Gary Cohn, consigliere economico della Casa Bianca e direttore del Consiglio Economico Nazionale. Cohn è in disaccordo con i dazi su acciaio e alluminio annunciati da Trump. Pochi giorni fa, il 13 marzo, infine, il presidente destituisce il segretario di Stato Rex Tillerson. Al suo posto viene nominato il capo della Cia Mike Pompeo, che viene sostituito dalla sua numero due, Gina Haspel. Incredibile susseguirsi di abbandoni, licenziamenti, dimissioni. Insomma, davvero difficile capire Trump.