Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Le nubi che oscurano la stella polare del sistema del Credito Cooperativo.

di Lorenzo Peluso.

tiro alla fune

Il tempo è tiranno. Sempre. Lo è anche per il sistema bancario italiano che si appresta alla concretizzazione di una riforma “epocale” così è stata definita. Negli ultimi giorni, sulle scrivanie dei direttori delle Banche di Credito cooperativo è giunta la lettera inviata da Banca d’Italia dove, al fine di velocizzare la Riforma del Credito Cooperativo, si chiariscono scadenze precise, modalità di procedere, indicazioni non negoziabili. E’ maggio il mese delle decisioni finali. Nel mentre, i piani alti di Banca d’Italia, preoccupati da probabili crisi, tramite aggregazioni forzate, hanno dato seguito alle risorse del Fondo Interbancario del Credito Cooperativo, temporaneo ma obbligatorio, ed in poco tempo ha praticamente esaurito i 400 milioni di euro stanziati, per fronteggiare situazioni di criticità. In realtà, in diversi casi si è paventata una sorta di favoritismo, e purtroppo non tutti i casi critici sono stati risolti. Ma questa è altra storia. Lo abbiamo detto in più occasioni: la riforma del Credito Cooperativo sta lacerando la storia gloriosa della famiglia delle BCC. Troppo evidenti sono alcune situazioni di conflittualità che presto porteranno ad ulteriori vicende di contrapposizione. Ora però, l’attenzione generale, deve focalizzarsi sul confronto, scontro, tra i due gruppi capofila, quello riconducibile ad Iccrea e quello di Cassa Centrale Trentina. Nel nome di una sorta di unitarietà, che in verità è già andata a farsi benedire, Banca d’Italia sta tentando di porre rimedio alla guerra fratricida in atto. Nella recente lettera inviata con urgenza da Roma a tutte le BCC, provando a salvare il salvabile, si fa esplicito divieto di concorrenza, promettendo in cambio maggiore autonomia gestionale, perché le regole del contratto di coesione dovranno essere uguali per tutti. In realtà, Banca d’Italia, preoccupata delle conseguenze, ha addirittura fatto divieto del cherry picking, au reverse, imponendo il respingimento di richieste di adesione da parte di banche in condizioni di criticità. Insomma, come dire: riforma si, aggregazioni anche, ma sempre nel rispetto del principio del virtuosismo. Un principio fondante della riforma al punto che, certamente, nei prossimi mesi si procederà a classificare le singole BCC in gruppi di merito e di indipendenza gestionale. A quel punto però, sarà inevitabile per le due Aggregazioni mettere in evidenza le diversità e la necessaria capacità di copertura dei rischi. Insomma, allo stato dell’arte, guardando nel dettaglio la situazione dei due gruppi aggreganti, risulta chiaro che, mentre la capogruppo Iccrea può contare su un patrimonio già accumulato di 1,7 miliardi, il gruppo Cassa Centrale è al lavoro per tentare di raccogliere, mediante la dichiarata certezza di aggregare un centinaio di BCC, quasi un miliardo per concorrere paritariamente, provando a raggiungere quota 1,3 – 1,4 miliardi di euro. Questo non è certo un aspetto secondario, tant’è che la stessa Banca d’Italia ha evidenziato che non sarà facile trovare sul mercato la parte di patrimonio mancante. Insomma, i tempi non saranno semplici per nessuno. In tutto questo, quel principio di solidarietà, tanto evocato anche da Banca d’Italia al movimento cooperativo, sembra venir meno. Eppure, negli statuti delle singole BCC sembrava dovesse essere la stella polare del sistema del Credito Cooperativo.