Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Le ispirazioni dei nuovi eroi alla ricerca di un futuro possibile.

di Lorenzo Peluso.

la mente

Sono da sempre convinto e consapevole che l’uomo per sua natura, per superare i propri limiti nella misura con l’ignoto, con le difficoltà, con le paure, ha bisogno di ispirazione. Una necessità, quella di trovare nell’esempio e nelle gesta di uomini e donne, esempio e forza che si trasformano poi, magari, in emulazione. Una sorta di ricerca costante dell’eroe. Del mito. Così nell’antichità. Così ora, anche in epoca moderna. L’uomo insomma, fin dalle sue origini, ha perseguito sempre, nel percorso evolutivo, la crescita economica e sociale. L’evoluzione del genere umano, evidentemente, passa dalla necessità di rincorrere, ogni giorno, quella crescita che nel tempo poi è stata definita progresso. Grazie al progresso, alle invenzioni, alla ricerca, al mettersi ogni giorno in discussione, il genere umano ha raggiunto traguardi, soprattutto negli ultimi due secoli, che sembravano inarrivabili. Senza andare troppo a ritroso nel tempo, la rivoluzione industriale scoppiata alla metà del 1700 per poi proseguire per oltre un secolo, ha cambiato definitivamente i connotati di quella società che fino ad allora era considerata agricola, artigianale e commerciale. Insomma, all’epoca, il concetto stesso di industria,  propose ed impose un sistema cosiddetto industriale, moderno, destinato a cambiare il volto stesso del genere umano. Di colpo la macchina, l’energia meccanica, rivoluzionò il ruolo e le competenze dell’essere umano. E’ questo, a mio avviso, il punto di partenza necessario, per analizzare a fondo, il significato di progresso in questo secolo che si caratterizza sempre più per essere l’era dell’intelligenza artificiale e della connessione globale. Credo infatti che oggi, più che mai, il concetto di progresso sia connesso al principio stesso della condivisione.  Se è vero, come è vero, che viviamo l’era della globalizzazione, è certamente vero che questa è anche l’epoca dei paradossi. Un mondo a più velocità, certamente. All’esaltazione della tecnologia corrisponde la mancanza di beni e risorse essenziali per milioni di persone. Se da un lato siamo impegnati nella ricerca spaziale, inviamo sonde su Marte alla ricerca di possibili forme di vita, spendiamo milioni di dollari per capire se esiste l’acqua su un pianeta distante anni luce, contemporaneamente non siamo in grado di dissetare milioni di persone nell’Africa sub-sahariana. La tecnologia, la ricerca, ci spinge a traguardi sempre più ambiziosi ma nel frattempo malattie letali che sembravano essere sconfitte, ritornano e mietono vittime. Dunque verrebbe da chiedersi dove e cosa stiamo sbagliando? La realtà, a mio avviso, è che l’uomo viaggia sempre più a velocità diverse dove emergono con forza le differenze sociali, economiche e culturali a seconda di quale latitudine del mondo si analizza. Ad un occidente sempre più ricco ed annoiato, corrisponde un sud del mondo sempre più povero e devastato. Tanto più spingiamo sulla ricerca tecnologica per affrontare le sfide energetiche del pianeta, tanto più siamo causa della nostra distruzione ambientale e paesaggistica. Inquiniamo e consumiamo suolo e aria. Contestualmente non vi è angolo del pianeta dove non vi è connessione alla rete, dove non circolano veicoli, dove l’industria robotizzata non ha sostituito l’uomo anche nei lavori più semplici. L’uomo quindi, allo sbando, alla ricerca di una sua nuova dimensione sociale e culturale. Mentre da un lato lo studio ci porta a spingere la conoscenza sempre più avanti, dall’altro, giorno dopo giorno,  perdiamo l’uso della manualità nei più tradizionali mestieri. Sempre più ingegneri e sempre meno artigiani. Sempre più scienziati e ricercatori ma sempre meno agricoltori ed operai. Insomma un mondo dove sembra non ci possa essere più spazio per tutti; un ruolo per tutti. Una dignità per tutti. Dove non ci sono più eroi. A ricchezza estrema corrisponde una povertà assoluta. Lo scontro di civiltà, oriente-occidente, scontro di cultura e di religione, che negli ultimi anni è tornato alla ribalta delle cronache con i fenomeni del terrorismo internazionale, è frutto inevitabile di quella che per troppi anni è stata l’unica strada percorsa da una parte del mondo verso l’altra. Lo sfruttamento delle risorse per alimentare quel benessere economico e sociale al quale ci siamo abituati, basti pensare all’uso del petrolio ed a quanto noi non possiamo farne a meno, ha provocato nel tempo una reazione culturale e politica da parte di popoli che non vogliono soccombere nell’arretratezza sociale in cui vivono. Il terrorismo è quindi uno dei mali che,  ci piaccia o meno, è frutto dell’esasperazione del benessere economico di una parte del mondo e non dell’intero genere umano. Non è questa una giustificazione, sia chiaro, ma può essere certo una spiegazione. Anche questo è solo un esempio di come il nostro non comprendere il mondo aumenta le problematiche e certo non aiuta a risolverle. Insomma, come venirne fuori? Non è facile, forse è addirittura impossibile. Certo dobbiamo provarci. Occorre rimettere al centro l’uomo; riportare al centro di tutto l’esistenza stessa del genere umano. Occorre ricercare e trovare i nuovi eroi. Questa è sicuramente la priorità. Forse abbiamo bisogno di un nuovo modello di società civile che dalla sensibilizzazione culturale faccia rinascere un nuovo benessere sociale. Un nuovo modello di società dove, nella riscoperta di valori che si stanno perdendo ogni giorno, possiamo ritrovare la via d’uscita di un tunnel che non sembra avere fine. Il valore dell’essere umano, dei rapporti sociali, del lavoro manuale, deve ritornare ad essere un punto fermo nell’educazione delle nuove generazioni. Meno ricchezza economica e più saggezza popolare. Forse è questa la risposta. E’ un percorso arduo e difficile, ma è una scommessa che il genere umano deve accettare se vuole sopravvivere. Dunque chi sono i nuovi eroi? Certo, coloro che scommettono in un futuro possibile e che lavorano per realizzarlo.