Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Le donne, i diritti ed il destino di Siham Sergiwa

di Lorenzo Peluso.

Ci sono donne che valgono ma di cui nessuno si cura. Donne di cui non si parla, forse destinate a scomparire nel nulla. E’ il caso di Seham Sergiwa, una parlamentare libica, scomparsa da un anno circa e di cui nessuno ha più interesse. Era la notte del 17 luglio 2019, verso le 2, quando un gruppo di uomini armati a volto coperto sono entrati nella sua abitazione a Bengasi e l’hanno portato via con la forza. La violenta incursione dei rapitori è stata accompagnata da numerosi colpi d’arma da fuoco che hanno colpito e ferito ad una gamba Ali, il marito di Seham. I rapitori poi hanno picchiato selvaggiamente il figlio sedicenne della coppia. Chi è Seham Sergiwa? Una donna 57enne, attivista per i diritti delle donne in Libia ed impegnata con molteplici iniziative contro le violenze esercitate da una società maschilista, qual è quella libica, nei loro confronti delle donne. Inascoltati gli appelli della famiglia, anche dalla comunità internazionale, che indicano quale responsabile del rapimento Khalifa Haftar, leader della Cirenaica a capo di Libyan National Army. In realtà un indizio prezioso che conduce in questa direzione è la circostanza che Seham poche ore prima del rapimento si era fatta intervistare da un’emittente televisiva pro Haftar, criticando duramente gli “estremisti” vicini al generale Haftar. In tale occasione aveva chiesto che nel nuovo governo di unità nazionale venissero inclusi anche i fratelli musulmani . Un vero e proprio affronto, visto che il leader della Cirenaica li considera i suoi peggiori nemici. Una donna impegnata nel sociale, deputata al parlamento libico, una laurea in psicologia clinica conseguita al Kings College di Londra. Seham aveva lasciato la Gran Bretagna per aiutare il proprio Paese ed era tornata in Libia poco prima della caduta di Mu’ammar Gheddafi, non ha mai nascosto il suo dissenso nei confronti dell’operato di Haftar. La condizione delle donne in Libia rimane una questione aperta e mai risolta. Nel 1970 fu costituita l’Unione Generale delle Donne che nel 1977 divenne la Federazione delle Donne della  Jamahiriya. Nella clausola 5 del proclama costituzionale rivoluzionario dell’11 dicembre 1969, alle donne fu accordato lo stesso status, ai sensi della legge, con gli uomini. Di fatto, rimane solo un’enunciazione. A vent’anni dall’inizio del nuovo conflitto libico le atrocità e le sofferenze subite dalla popolazione civile non sono destinate a finire. Solo negli ultimi 12 mesi, gli scontri hanno coinvolto più di 1 milione e 600.000 persone, di cui 453.000 sono donne tra i 15 e i 49 anni in urgente bisogno di assistenza umanitaria. Eppure nel 2011, allo scoppio della rivoluzione, le donne furono parte attiva con la costituzione di movimenti femminili per la liberazione del Paese. Donne decise a contribuire in modo propositivo al cambiamento e alla costruzione di un futuro nuovo per la Libia. In realtà il sogno è durato davvero poco. L’evolversi della situazione ha viceversa fatto compiere importanti passi indietro nel processo di affermazione dei loro diritti. In questo filone va ricondotta la sorte di Seham Sergiwa  in attesa che le autorità libiche, ed innanzitutto il generale Haftar chiarisca le sorti della parlamentare. In questo emerge l’inconsistenza della pressione esercitata da dodici paesi europei, tra cui Austria, Belgio, Bulgaria, Finlandia, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna, Svezia, Regno Unito, unitamente alla delegazione dell’Unione europea in Libia che da tempo hanno chiesto di rilasciare immediatamente Siham Sergiwa, membro della Camera dei Rappresentanti. Ad un anno dal suo rapimento, quel che regna è il silenzio sulla sorte della donna che nel mentre è presumibile sia stata sottoposta a violenze, stupri e torture.