Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

L’azione caritativa e sociale della Chiesa nel medioevo: dalla Cavalleria agli Ordini religiosi militari

di don Claudio Mancusi, Cappellano Militare Capo di Salerno e Avellino.

Una delle più interessanti e suggestive espressioni della “presenza” del Cristianesimo nella vita medioevale attorno al Mille fu dato dalla Cavalleria, certamente una espressione viva nell’età e nell’ambiente ancora feudale, anche come ìndice di quelle società, pur conservando caratteristiche e tradizioni militari, di derivazione prevalentemente germanica, doveva trasformarsi nel nuovo ambiente ormai europeo e soprattutto decisamente cristianizzato. La Cavalleria è un fenomeno complesso, sempre affascinante, per quel tanto di poetico e di letterario che si unisce ai suoi aspetti leggendari e decorativi. La Chiesa l’ha nobilitata ancor di più, e consacrata con il suo favore, con le formule delle investiture cavalleresche compiute nei templi con l’assistenza dei sacerdoti, con l’autentico << battesimo >> cristiano di quella che poteva considerarsi la  << professione>> delle armi e di quelle che potevano essere tradizioni e origini esclusivamente guerriere e pagane. Anzitutto la Cavalleria è un movimento che mira a dare un senso e una dignità a chi, rampollo di famiglie di alta estrazione feudale, non poteva se non esercitare il mestiere delle armi, non certo attività economiche per le quali era negato o che si ritenevano degradanti, e che pure era escluso per i privilegi e le necessità unitarie delle << primogeniture >>, dalla possibilità di formarsi una propria famiglia e di avere, se non in particolari casi dovuto al diritto longobardo, una porzione dei diritti feudali spettanti al padre. Era riservato a costoro un altro e anche più nobile privilegio, benedetto dalla Chiesa: quello di << portare le armi >> nell’interesse del popolo cristiano per le lotte della propagazione degli ideali spirituali. Tutto questo sul piano, dunque, di una più alta missione. Poiché non mancava anche un altro aspetto nella Cavalleria: quello di una operosità individuale e, meno della prima, soggetto a tentazioni di conseguire altri privilegi terreni in nuove organizzazioni politiche e sotto nuovi cieli, come avvenne talvolta con le Crociate, cioè la difesa armata della Chiesa e del popolo cristiano non solo, ma dei poveri, dei deboli, degli umili, delle donne, degli orfani,  dalle prepotenze, dalle violenze di un mondo che tendeva ad approfittare delle condizioni di inferiorità dei propri simili per opprimerli, per condannarli, per sfruttarli.  Questa funzione della Cavalleria per la giustizia, per la difesa anche armate dei << deboli >>, si inquadrava, del resto, in un altro grande programma sociale di questo periodo, patrocinato ad ogni istante dalla Chiesa: il mantenimento della << pace >> pubblica, che arriva fino alla << Tregua di Dio >> del secolo XI, di cui parlano e scrivono i Concili e i Pontefici del tempo contro le faide, le guerre private, i saccheggi, le ritorsioni, le rappresaglie, che rovinavano le famiglie, devastavano le campagne, turbavano l’ordine nelle città. Come, sul terreno comunale, elementi ricchi di generosi impulsi cristiani, guidati da più religiosi, affermavano la << pace >> tra i contendenti faziosi di avversi partiti (come abbiamo già detto), cosi su un terreno più vasto, la << Tregua di Dio >> voleva limitare gli scontri armati tra Signori e loro seguaci. La Cavalleria, diede a questo nobile intento il suo contributo, almeno indiretto. Certamente la Cavalleria era strettamente legata alle gerarchie nobiliari che dominavano in quei secoli, ma anche questo fatto – che poi si sarebbe riverberato negli Ordini religiosi militari, per quanto riguardava le categorie dove si reclutavano i dirigenti e responsabili, i << milites >> con i quali collaboravano i << fratres servientes >> e i cappellani – aveva un alto significato di << esempio >> individuale e sociale, che soltanto il Cristianesimo poteva inculcare. L’esempio della dedizione fraterna del servizio ai fratelli bisognosi doveva, infatti, partire dalle classi più alte, da quelle che il Signore aveva privilegiato; era un privilegio di cui esse dovevano tener conto, riscattandolo con l’opera, precisamente del << servizio >> per quello che era il prossimo più bisognoso secondo il precetto evangelico. Anche la Cavalleria ha dunque una sua precisa funzione sociale e una sua collocazione; ma ne ha certamente anche una caritativa e benefica. Essa darà frutti di larga espansione in Occidente e in Oriente e si inserirà, con estensione europea, in quello che fu uno dei più importanti fenomeni storici del pieno Medio Evo: le Crociate. Non solo, ma sarà la causa prossima di altre istituzioni, di quelle propriamente ospedaliere sorte proprio in terra di Oriente, ma poi si diffuse anche nell’Europa, alle quali ci si deve richiamare più diffusamente per trovare la genesi di gran parte degli aspetti delle forme ospedaliere dei secoli più recenti. Infatti un altro fondamentale aspetto della vita e della storia ospedaliera di quei secoli che si collocano tra l’XI e il XIII, promosso, direttamente e indirettamente, dalla Chiesa o comunque da organismi che si ispirano al suo programma cristiano e si inquadrano nella disciplina delle istituzioni regolari, è certamente quello che fa capo alle Crociate e alle loro ripercussioni in Europa. Le Crociate, anche con le riserve che si potrebbero avanzare su certi aspetti e che, comunque, sono da considerarsi nello spirito dei tempi, sono un << momento >> nella storia dell’umanità medioevale. Prescindiamo, naturalmente, dalle implicazioni militari, politiche, economiche, anche spirituali della << Crociata >>, intese nello stretto senso storico, ma alcuni suoi aspetti vanno pure indicati nel dettaglio ed è quanto, riallacciandosi alle concezioni della Cavalleria, si riferisce alla organizzazione della ospitalità, diremmo anche specificatamente ospedaliera, che direttamente si richiama ad essa. Primeggia sotto questo punto di vista, l’organizzazione che fa capo ad un apposito Ordine cavalleresco, anzi, secondo la formula canonica << religioso militare >>, al primo Ordine veramente,  tipicamente ospedaliero, quello che assumo il nome di questa funzione: l’Ordine degli << Ospedalieri >>, l’Ordine << Gerosolimitano >> di San Giovanni Battista. Ordine pienamente religioso alle origini con fondamentali compiti ospedalieri, ai quali aggiunse poi quelli eroicamente guerrieri per la difesa della Terra Santa. L’Ordine aveva avuto origine e rapporti con più antiche istituzioni locali, sorte già nel secolo VIII in Gerusalemme, nelle quali diversi italiani, mercanti amalfitani, verso il 1070, avevano primeggiato nell’assistenza a numerosi pellegrini di Terra Santa, che, pur tra disagi e pericoli, non avevano mai interrotto, da secoli, nonostante le persecuzioni e le ostilità musulmane, la tradizione del << Santo Viaggio >>. Poco più tardi, dopo l’approvazione pontificia del 1113, si sarebbero unite le finalità guerriere a quelle benefiche. Gli ospedali di Gerusalemme e poi di San Giovanni di Acri (come, più tardi, quelli di Rodi e Malta) avrebbero costituito un vanto per l’Ordine, per la ricchezza e la dignità cristiana del trattamento dei ricoverati. E le regole degli Ospedalieri di San Giovanni avrebbero costituito a lungo il prototipo  per altri affini ordini ospedalieri, Ordini che sarebbero sorti successivamente o contemporaneamente ad esso. Tutta una suggestione poetica si tramanda in queste norme, che dalle riforme statuarie del 1182 avrebbero avuto un rilievo anche per la parte medica: << Fratres in servitium venientes pauperum >> è il dettame  della Regola di Raimondo de Puy, del principio del secolo XII, attorno alla quale si svolge tutto un programma, poi elaborato in molti dettagli, che, nella successiva evoluzione dei vari Statuti – dovuta ai Gran Maestri guerrieri e ospedalieri che si sarebbero succeduti –, avrebbe dato vita ad una organizzazione tecnica di ospedali medioevali che fece testo, poiché ebbe valore di norma per il << servizio >> tecnico ospedaliero dei secoli successivi, almeno per gli ospedali di maggiori dimensioni. Ma il profumo spirituale, religioso di questa attività dei primi ospedalieri gerosolimitani dell’Ordine di San Giovanni si gusterà appieno nella preghiera collettiva che i malati dovevano recitare nei loro ospedali a Gerusalemme e ad Acri nel secolo XII, una preghiera veramente universale, ecumenica, di gratitudine, di invocazione per il bene della Comunità cristiana, per la pace. Nel ripetuto invito ai  << Signori malati >> , vi è un alto significato morale: il malato, chiunque esso sia, anche il più abbietto, è l’immagine vivente, nelle sue sofferenze, del Redentore, del << Signore >>, del Cristo, che ha patito per salvare l’uomo. L’uomo gli deve, per questo, tutto il suo rispetto non solo, ma il suo << servizio >> come ad un proprio   << signore >>, quasi nel senso feudale. Si riportano alcune di queste suggestive lasse medioevali, nelle quali la << preghiera del malato >> (oltre che << per >> il malato) assume reciprocamente un alto valore di mutua carità: la sofferenza offerta come riscatto per le autorità religiose e civili e per il loro << servizio >> divino, umano e sociale, per l’Ordine e per i suoi membri, per chi ha bisogno di aiuto nelle circostanze più dure della vita, più intensa per i pellegrini, i prigionieri, i guerrieri. E infine per i malati, per << sé stessi >> e per gli altri e per i defunti che concludono il ciclo della vita umana. La << Comunione dei Santi >> è qui tutta riassunta in semplici e nobilissime espressioni di alto valore cristiano.<< Signori malati, pregate per la pace, che Dio la mandi a noi dal cielo alla terra. Signori malati, pregate per i frutti della terra, che Dio li moltiplichi in modo di esserne servito e la Cristianità sostenuta. Signori malati, pregate per l’Apostolo (il Pontefice) e per i Cardinali di Roma e per il Patriarca di Gerusalemme e per i legati e per gli Arcivescovi e per i Vescovi e per tutti gli Ordini della Santa Chiesa; che Dio e la Santa Chiesa consentano che essi compiano il loro dovere in modo che torni ad onore di Dio, a salvezza delle loro anime e a profitto della Cristianità.  Signori malati, pregate per il Maestro dell’Ospedale e per la “franche terre”, che Dio la tenga nel suo “service”, che sia ad onore di Dio, a salvezza delle anime e a vantaggio dei corpi. Per tutti coloro (uomini e donne) che portano l’abito della religione: che Dio consenta loro di portarlo in modo che sia ad onore di Dio, a salvezza delle loro anime e che il popolo possa prendere da essi buon esempio. Signori malati, pregate per i Re della terra e per tutti i Baroni e per i Cavalieri cristiani, ricchi e poveri, che stanno di qua dal mare; che nostro Signore dia loro forza e potere contro il Paganesimo. E pregate per i pellegrini cristiani che sono naviganti per mare e per terra: che Dio li conduca e riconduca a salvezza dei corpi e delle anime. Per tutti coloro che mandano elemosine. Per tutti i cristiani che sono nelle mani dei Saracini: che Nostro Signore li liberi mercé le nostre preghiere. Signori malati, pregate per voi stessi e per tutti i cristiani malati che sono nel mondo. Che Nostro Signore dia loro quella salute che è opportuna ai corpi e alle anime. Signori malati, pregate (tutti) per le anime dei vostri padri e delle vostre madri e di tutti i cristiani che sono passati da questo secolo nell’altro: che Dio doni loro la pace eterna. Amen. >>.  Il significato di questa preghiera ospedaliera – già in antico in francese e di cui sono state tradotte, le principali invocazioni – è di altissimo valore sociale; essa dimostra lo spirito dell’Ordine tanto più che, su questo schema, si andarono orientando, anzitutto gli altri Ordini religiosi militari di Terra Santa, anche se in essi ( ad eccezione di quello, come vedremo, di San Lazzaro), dovettero necessariamente prevalere i compiti guerrieri della difesa della Palestina, della << conquista >> sugli infedeli arabi e turchi che, invasori alla lor volta, già da alcuni secoli, di una terra che era di israeliti e di bizantini, volevano espellere i cristiani dalla Terra Santa, che pure loro spettava anche come eredi e successori dell’ebraismo, in mezzo al quale era nato Cristo, e dei Romani. Poiché il Cristianesimo aveva associato e sublimato questi filoni originari ed era << cittadino >> in ogni parte del mondo; tanto più nella terra dove il Salvatore era nato, aveva vissuto, era morto sulla Croce. Gli stessi Cavalieri Teutonici, sorti verso il 1191, che poi avrebbero scritto tante importanti pagine di storia militare europea, ebbero origine da un Ospedale a carattere nazionale per tedeschi, feriti e malati, in Terra Santa. A questo scopo, come poi sempre più tipicamente avverrà per l’Ordine di San Giovanni degli Ospedalieri, alle cui Regole si ispirerà direttamente l’Ordine di Santa Maria Teutonica che unirà le qualificazioni militari che poi, cadute le cittadelle cristiane della Terra Santa, lo qualificheranno nella religione orientale germanica, polacca, slava. Il tessuto politico europeo si permeava così, a tutti i livelli, dell’influsso religioso cristiano: come si erano cristianizzate beneficamente la feudalità e la cavalleria in Occidente, così esse andavano penetrando in regioni ancora pagane, quelle dell’Oriente baltico, con  l’Ordine Teutonico, affiancandosi agli interessi di una penetrazione germanica, e ciò non senza ombre. Poiché ombre certamente vi furono in questa vicenda per quegli intrecci fra politica e religione che intorbidano troppo spesso la purezza degli ideali, incarnati dagli uomini, con tutto il peso della loro carnalità. Ma una eredità cristiana vi fu certamente e si affermò in quelle lontane terre, anche accostandosi a sedimenti bizantini. Il mondo slavo germanico divenne da allora e rimase cristiano; è bello rilevare che questa pagina di storia europea orientale tedesca si associa a quella  di una singolare istituzione ospedaliera di Terra Santa. Ma anche gli altri Ordini Religiosi Militari di Terra Santa, tutti inquadrati tra le organizzazioni ecclesiastiche, oltre quello dei Giovanniti e dei Teutonici, ebbero funzioni ospedaliere, che si tramandarono in tutta Europa e con notevole rapidità, sia per il largo affluire di donazioni di capitali e di terre, sia per la necessità di costruire  attorno alle varie << Domus >> ( spesso scaglionate sulle grandi strade e nelle località dove erano porti di imbarco e di sbarco di pellegrini, di mercanti, di soldati) che tutte le Nazioni accoglievano come fonti e sedi di raccolta e di distribuzione di elemosine e come centri di reclutamento militare per la Terra Santa. Esse stesso, spesso, rappresentavano un centro di opere di carità ospedaliere, comunque, a vantaggio dei poveri. Anzitutto bisogna ricordare i Templari, che appaiono verso il 1119: l’Ordine, insigne, sfortuna e tragico nella storia per la sua fine, la cui opera ospedaliera, seppure limitata e secondaria, è ancora poco nota poiché in essa prevaleva secondo il concetto della più antica Regola – che chi vuole attribuire a san Bernardo, come derivazione della sua stupenda lettera << De nova militia >> – la funzione guerriera.