Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

L’asse Mosca, Ankara, Teheran e i profughi che premono alle porte d’Europa

di Lorenzo Peluso.

La situazione in Siria è sfuggita di mano, letteralmente, al presidente americano Trump. In realtà la Siria è solo il pretesto, è ben più complessa la partita diplomatica che si sta’ giocando sull’asse Ankara, Mosca, Teheran, passando per Damasco. Se il mondo si indigna per quanto accade in Siria,  Mosca replica che sono solo fake news, fabbricate ad arte per creare odio nei confronti di Assad. Washington afferma che Bashar al Assad dovrà pagare un prezzo molto alto per le sue azioni. E nelle ultime ore è arrivato puntuale, l’attacco alla base aerea T-4, nella provincia di Homs, colpita da un attacco missilistico che ha fatto diversi morti e feriti. Almeno 14 le vittime, secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, che include nel bilancio anche militari iraniani. Un raid che arriva dopo che il 7 aprile scorso, un attacco chimico a Duma, nella Ghouta orientale, ha fatto decine di morti. Secondo gli USA, un attacco voluto da Assad.  I siriani hanno quindi puntato il dito contro Washington, per l’attacco missilistico, anche se poi hanno fatto un mezzo passo indietro accusando Israele. Nel mente il Pentagono ha immediatamente smentito qualsiasi responsabilità, sottolineando che “in questo momento, il dipartimento della Difesa non sta conducendo attacchi aerei in Siria”. Questo ciò che accade sul campo di battaglia. Quel che accade nelle cancellerie è ben altra cosa. Di fatti, ora più che mai, si è rinsaldato il rapporto tra i presidenti turco Erdogan, russo Putin e iraniano Rohani che, superate le loro divergenze, si dicono uniti in un nuovo asse antiterrorismo in Siria. Quello che non dicono però, ad esempio, è l’accordo strategico che Mosca offre ad Erdogan per chiudere la partita, in modo definitivo, contro i curdi. nel mentre però al mondo viene trasferita la necessità di chiudere la questione siriana.  “Per mantenere l’integrità territoriale della Siria dobbiamo preservare equidistanza da tutte le organizzazioni terroriste. È importante che tutte quelle organizzazioni che rappresentano una minaccia per Siria, Turchia e paesi vicini siano inclusi in questa lista senza eccezioni” ha affermato il leader turco. Alza la voce Erdogan forte dell’accordo appena siglato con Vladimir Putin,  un’intesa militare strategica che allontana definitivamente la Turchia dalla NATO. Un accordo che porterà in Turchia, nel luglio 2019, i sistemi missilistici S-400 forniti da Mosca. Intanto però ben oltre 20 miliardi di dollari sono stati già sborsati alla russa Rosatom che in Turchia sta costruendo la prima centrale nucleare turca ad Akkuyu, nella provincia meridionale di Mersin. In tutto questo, il ruolo accondiscendente dell’Iran che trova nuovi alleati contro gli USA. Poi, c’è da dividersi la Siria; intanto al presidente iraniano Rouhani viene concesso di tenere sotto pressione Israele, d’intesa con gli Hezbollah libanesi. Dunque, obiettivo comune è cacciare gli americani dall’area. Lo stesso Rouhani, senza giri di parole, ha affermato che americani ed israeliani fomentano il caos. “Alcune potenze mondiali come l’America – ha detto Rouhani – preferirebbero sostenere gruppi terroristici come Daesh e Nusra pur di sopravvivere nella regione più a lungo e servire i loro interessi”. A pagarne le conseguenze è la popolazione civile siriana che stremata continua ad ingrossare le file di profughi che premono alle porte d’Europa