Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

L’antipolitica generalista, la responsabilità di Renzi.

di Lorenzo Peluso.

Parlando con il presidente Ciriaco De Mita, qualche tempo fa, inevitabilmente affrontando al questione crisi politica in Italia, arrivammo a Matteo Renzi. Ricordo perfettamente la sua affermazione, senza alcun indugio ne tentennamento: “è un venditore di tappeti”. Così affermò De Mita che poi mi raccontò del suo primo incontro a Roma e di come in pochissimi istanti si convinse del fatto che Renzi era solo un abilissimo manipolatore di parole. Insomma si può dare importanza o meno, questo è certo, alle parole di De Mita, di certo però non si può non riconoscere che lui non solo è stato un grande uomo politico che ha segnato la storia del paese, ma che certamente abbia l’intuito e l’esperienza per comprendere cosa sia la politica, cos’è stata e soprattutto cosa potrà essere, partendo proprio dagli interpreti dell’oggi. Personalmente non ho provato mai simpatie per Matteo Renzi, ne per il renzismo. Ma la mia opinione, personale, non mi ha mai distratto dal considerare il momento storico, il suo agire, gli eventuali successi ed i danni provocati, con il massimo della lucidità. E’ un comunicatore Renzi, questo è chiaro. Lo è dalla sua prima apparizione nel noto show quiz dell’indimenticato Mike Bongiorno. Il suo favellare, la proprietà di linguaggio ed anche il contesto storico politico del paese, nel post prima repubblica ed in epoca di assuefazione alla casta, ne hanno certamente agevolato l’ascesa politica fino a Palazzo Chigi. Il suo agire, anche personale, se vogliamo parlare di valori umani, lo si deve collocare a ciò che riuscì a fare all’allora premier Enrico Letta. Non possiamo dimenticare. Tuttavia occorre riconoscere che a modo suo, insomma istillando il seme dell’antipatia un po’ in tutti, ci aveva provato a cambiare il corso del Paese. Lo aveva fatto spingendosi ben oltre ciò che sarebbe riuscito a fare, partendo dal concetto di rottamazione, molto caro agli italiani che lo condussero al 40% di risultato elettorale alle europee nel 2014. Fu l’apice ma anche l’inizio della fine. Ciò che ha definitivamente mostrato Renzi a tutti è certamente la mancanza di capacità di dialogo e confronto, elementi questi ultimi fondamentali in politica. La chiamano spesso mediazione. La rottura con Letta, ma a seguire anche la rottura con Bersani, con Speranza, con quella generazione di giovani di sinistra che incarnavano comunque, nonostante il periodo storico, quei valori che appartenevano alla sinistra. Insomma ad un certo punto, questa è storia, era evidentemente molto più vicino a Berlusconi ed alla destra centrista, che alla sinistra italiana. In politica, quello che contano è chiaro sono i numeri. Lui i numeri li ha persi, pensando forse di conquistare quell’elettorato berlusconiano in cerca di leader post cavaliere. La storia ci ha dimostrato che così non è stato, anche perché nel mentre un altro Matteo, quello della Lega antimeridionale, nel pieno di una crisi mistica, ha scoperto il sud, ha incarnato il malessere degli italiani in tema di immigrati e sicurezza e dunque gli ha tolto anche quell’elettorato che velocemente si è spostato su Salvini. Cosa resta di Renzi oggi? Intanto l’esperienza negativa che ha prodotto nella società italiana: la nascita e la diffusione in modo veloce di un populismo che gonfia le vele a Salvini. Rimane quel senso di antipatia, che solo lui poteva alimentare al punto che la gente, gli elettori, pur di non votare Renzi non hanno badato ne riflettuto su cosa potesse significare sostenere il leghismo ed i pentastellati. Insomma Renzi ed il suo “cerchio magico”, o Giglio, ben oltre le inchieste della magistratura sul padre, su Lotti ed altri suoi fedelissimi, senza considerare gli interessi del papà della Boschi, sua musa, in tema di banche, il caso Consip, rimarranno nella storia di questo Paese non per quello che hanno fatto, ma per ciò che hanno prodotto. L’antipolitica generalista, la disaffezione verso l’Europa, il razzismo strisciante, insomma tutto ciò che sta contestualizzando il momento politico attuale, è il prodotto di Renzi. Si badi bene che non sto parlando di cosa ne è rimasto del Pd, questa è addirittura altra storia. In questa mia riflessione, mi va comunque di riconoscere la coerenza di coloro che si sono definiti renziani della prima ora. In un paese di trasformisti, certo, almeno loro, nonostante riconoscano, a microfoni spenti, tutti gli errori di Renzi, rimangono li e non gli negano l’amicizia.