Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

L’altra faccia di un Paese straordinario ma sull’orlo del precipizio perenne.

di Lorenzo Peluso.

La fortuna per questo Paese è che ci sono milioni di chilometri quadrati dove non c’è nulla, niente, solo la sabbia fine e le montagne meravigliose. Questo di certo è il segreto di un luogo straordinario dove poter ammirare il cielo, di notte, e poter godere di uno spettacolo unico al mondo. Ma il cielo in Afghanistan non è sempre la meraviglia che possiamo immaginare, in realtà, soprattutto di giorno, ed in determinati luoghi, è la fotografia esatta di cosa possa significare l’inquinamento atmosferico.

Una cappa perenne che avvolge le città, Kabul innanzitutto, è l’inno ai mali che l’uomo produce al pianeta. Uno studio recente sulle condizioni dell’aria a livello mondiale intitolato “State of Global Air 2019”, stilato dal gruppo di ricerca Health Effects Institute, descrive l’aria nella capitale Kabul, dove vivono circa 6 milioni di abitanti, quasi irrespirabile. I livelli d’inquinamento sono pari alle due città più inquinate al mondo, Delhi e Pechino. Secondo gli esperti, nel 2017 in Afghanistan  più di 26mila persone sono morte per cause correlate a malattie derivanti dall’inquinamento. Lo stesso anno, le Nazioni Unite indicano le vittime provocate dal conflitto armato in 3.483. Secondo lo studio, la maggior parte delle vittime viene avvelenata dentro casa. Infatti nei rigidi inverni di Kabul, il freddo viene combattuto riscaldando le abitazioni con qualsiasi materiale, dal carbone alla plastica. Gli esperti sottolineano che le particelle tossiche rilasciate dalla combustione hanno provocato la morte di 19.400 persone; non solo, l’inquinamento atmosferico ha contribuito a diminuire l’aspettativa di vita di due anni e due mesi. Si aggiunga poi che lo smog che avvolge la città perennemente è frutto delle emissioni di milioni di vecchie automobili con obsoleta carburazione, generatori elettrici privi di garanzie ambientali, roghi di spazzatura e fumi provenienti dalle fabbriche di mattoni, forni e bagni pubblici. Recentemente il Dipartimento ambientale di Kabul ha lanciato un programma per eliminare i vecchi veicoli; al tempo stesso, è iniziata una campagna di sensibilizzazione alla popolazione a non bruciare i rifiuti per riscaldare le case, e a usare invece il carburante. Mohammad Kazim Humayoun, direttore del dipartimento ha dichiarato: “La lotta all’inquinamento è importante tanto quanto quella al terrorismo”. Ma la popolazione deve fare i conti con la crisi economica perenne, dopo 18 anni di guerra, quindi non vi sono economie per l’acquisto di stufe elettriche o altro. Non vi sono risorse neppure per curarle le malattie respiratorie, una povertà che non permette l’acquisto di medicine. Insomma un Paese che deve fare i conti con problematiche devastanti, certo non solo l’instabilità, i talebani, il terrorismo. Per comprendere il livello di povertà a Kabul, può bastare rendersi conto di quanti ragazzini vanno in giro per la città a raccogliere tutto ciò che possono: carta, stracci, bastoni e plastica. Tutto materiale che poi viene usato in casa per produrre energia, per cucinare e per riscaldare le abitazioni. Questa è un’altra faccia di un Paese straordinario ma sull’orlo del precipizio perenne.