Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

L’Afghanistan, dove se allunghi le braccia al cielo di notte, puoi toccare le stelle con le mani.

di Lorenzo Peluso.

Sono trascorsi tre anni, lo confesso, mi manca e tanto anche la polvere e la luce intensa dell’Afghanistan. Mi manca quel cielo, straordinario che ha la capacità di metterti in contatto diretto con Dio, se c’è un Dio. Ho fatto tante altre cose, e diversi viaggi, nel mentre, ma nel cuore porto con malinconia, il vuoto di un luogo che ha catturato la mia anima. Ho continuato però a seguire, a studiare ed approfondire, grazie ai rapporti e le amicizie nate nel tempo, durante i miei viaggi ad Herat, la situazione afghana, le evoluzioni della stabilizzazione, così la chiamano, il riaccendersi dei focolai integralisti dei talebani. In questi tre anni, tanto è cambiato, in peggio però. Dal parziale ritiro delle forze militari della Coalizione internazionale, nel 2013, la situazione è stata un escalation in negativo, giorno dopo giorno, quel pezzo di democrazia e di libertà che faticosamente era stato conquistato, si è perso. Una guerra silenziosa, ma violenta, si è consumata senza sosta nel frattempo, con nuovi fronti. Alla presenza incisiva delle fazioni talebane, si sono aggiunte le bandiere nere dell’Isis che sventolano soprattutto sulle colline che guardano al Pakistan. In realtà, negli ultimi due anni, proprio la costante avanzata delle  milizie del Califfato hanno prodotto una sorta di reazione ideologica dei talebani che ben presto si è trasformata in una vera e propria resa dei conti che ha determinato una sconfitta sul campo del Califfato. L’analisi complessiva però di ciò che è accaduto in questi ultimi tre anni in Afghanistan, passa, per forza di cose, dal ruolo, marginale, che hanno avuto i militari statunitensi, innanzitutto, ma più in generale della Coalizione internazionale, nel Paese. Una forza militare che si è assottigliata, man mano. I marines americani sono stati sostanzialmente sostituiti dalle forze della NATO, con l’operazione “Sostegno Risoluto”. Terminata la condizione “combat” si è passati ad una missione che ha il solo obiettivo di fornire supporto logistico e formazione all’esercito regolare afgano. Come dire, la patata bollente degli scontri a fuoco, che hanno determinato negli anni circa 4mila soldati morti, della coalizione,  è stata lasciata dal 2013 nelle mani del popolo afghano. La questione però è proprio questa; le guerre fanno pagare un prezzo altissimo, sempre alle popolazioni locali. Inoltre, la guerra in Afghanistan è anomala, Non esiste un fronte vero e proprio, anzi, le vite si consumano ogni giorno attraverso gli attentati dei talebani e dell’Isis, nel cuore dei centri abitati, tra la gente comune, i cosiddetti civili. Solo lo scorso anno, nel 2017, i civili afgani rimasti uccisi, per strada, dilaniati da bombe talebane e scontri a fuoco, sono stati 10.453. un aumento spaventoso degli attentati suicidi con autobombe o dispositivi di detonazione improvvisati (IED). Mercati, aree densamente frequentate,  luoghi di culto, i bersagli principali. La strategia del terrore si sta impadronendo di nuovo delle coscienze di un popolo che scarica così la responsabilità sul governo di Kabul, ritenuto incapace di tutelare la popolazione. per chi conosce il paese degli aquiloni, per chi ha visto e conosciuto la bellezza del popolo afghano, è un dramma sapere che ogni giorno poi, a pagare un prezzo altissimo, di un conflitto anomalo e senza fine, sono i bambini. Le vittime infantili lo scorso anno, secondo i dati ufficiali NATO, sono aumentate del 24% causate dalle mine e dagli ordigni inesplosi. Stragi di bambini che si consumano quasi sempre di mattina, presto, quando i bambini vanno a scuola; o magari nel pomeriggio quando si rincorrono per le strade polverose provando a giocare. Vien da chiedersi, dunque, come si può continuare a vivere in un paese, in queste condizioni. Forse è questa la domanda di fondo per spiegare poi, il perché negli ultimi sette anni, almeno 500mila afghani sono arrivati sulla frontiera orientale dell’Europa. Tremila di loro hanno formalmente fatto richiesta di asilo in Italia. nel solo 2016 sono state 162 mila le richieste di asilo in paesi europei. Solo un quarto delle stesse sono state accolte. Lo scorso anno più della metà delle domande presentate sono state respinte. Una situazione paradossale con i continui rimpatri che oggi vedono i profughi afgani vivere da profughi nel loro stesso paese. Lo scorso anno le ONG presenti in Afghanistan hanno riferito di oltre 1,5 milioni di afghani assistiti come profughi nel loro stesso paese. E quando non ritornano in patria, scelgono il vicino Pakistan che però nel mentre ha di fatto terminato il programma di accoglienza, dopo aver dato accoglienza, negli ultimi anni, a  più di 1,3 milioni di rifugiati afgani. Ecco, questa la fotografia dell’Afghanistan, il paese dove esiste il cielo più bello al mondo e dove, se allunghi le braccia al cielo di notte, puoi toccare le stelle con le mani.