Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

L’acqua al CONSAC, ma i cittadini non lo sanno.

di Lorenzo Peluso

Lo scorso 31 marzo si è conclusa la fase di affidamento definitivo della gestione del bene primario acqua alla società consortile CONSAC per i comuni dell’area del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano.
Con la sottoscrizione della convenzione e del disciplinare per la gestione del servizio idrico integrato nell’area del Parco, da parte del Presidente dell’Ente di Ambito Sele Giuseppe Parente e del Presidente del CONSAC Luigi Rispoli, si apre una nuova pagina per l’utilizzo e la gestione dell’acqua negli 86 comuni dell’area. Una notizia che a prima vista potrebbe apparire come una giusta e doverosa soluzione alle logiche di comprensorialità che naturalmente investono soprattutto i servizi. Occorre però aprire una breve riflessione che investe innanzitutto quei comuni che sino ad oggi hanno non solo gestito in autonomia la captazione e l’erogazione dell’acqua alle proprie popolazioni ma soprattutto hanno investito nelle infrastrutture di servizio sino al sistema di depurazione. Oggi, tutte queste infrastrutture e soprattutto le reti di distribuzione, costruite in alcuni casi dagli stessi comuni, lo scorso secolo, con sacrificio e lavoro degli stessi cittadini, dovranno essere trasferiti al CONSAC. L’attuale tariffazione del servizio idrico è gestito dai singoli comuni, dove non sono già consorziati, che quindi stabiliscono i prezzi dell’acqua e del servizio reflui in virtù di logiche prettamente localistiche che naturalmente tengono in considerazione non solo della disponibilità del bene primario ma anche di eventuali parametri di economia locale. Insomma come dire che i comuni ben conoscono quanto e come i propri cittadini possono pagare per il servizio idrico. D’ora in avanti non potrà essere più così. Naturalmente il nuovo gestore dovrà applicare tariffe e servizi su base comprensoriale; non potrà essere altrimenti. Gli stessi costi per la gestione della rete distributiva, nonché quelle per i consigli di amministrazione e per il mantenimento della struttura consortile, i progetti futuri e la manutenzione complessiva, graveranno sui cittadini attraverso il pagamento delle bollette idriche. E non solo questo. Infatti a questo punto si apre anche l’opportunità per i privati di entrare in possesso di quote di partecipazione al Consorzio. Un problema non secondario che pone una ulteriore questione etica sul tema. L’acqua infatti dovrebbe essere sempre pubblica, quindi disponibile per tutti. Un problema che sta preoccupando anche la Provincia di Salerno. Infatti l’ente di Palazzo Sant’Agostino sta mettendo a punto una strategia che porti all’acquisto delle quote delle singole società ancora disponibili con l’obiettivo di evitare che i privati possano entrare all’interno della gestione dell’acqua. Troppo prezioso questo bene, troppo rischioso consentire l’ingresso di capitali privati. La strategia della Provincia è chiara: si comincia dall’ATO dove dallo scorso 7 marzo è entrato, ufficialmente, come nuovo membro del Consiglio di Amministrazione Giuseppe Zitarosa. Una circostanza quest’ultima che farebbe intravedere un prossimo avvicendamento alla presidenza del Consorzio. Poi a breve si procederà quindi con l’acquisto da parte degli enti di tutte le quote “non pubbliche” sia di CONSAC che di SIIS. Un’operazione che costerà alle casse dell’amministrazione provinciale circa 200mila euro, come affermato dagli assessori provinciali Squillante e Iannone, e che eviterà probabilmente l’ingresso dei privati. Insomma si comprende bene quali interessi vi siano in gioco. Da un lato la garanzia che l’acqua resti in mani pubbliche, dall’altro un capitale enorme fatto di reti distributive, serbatoi, sorgenti, posti di lavoro, gettoni di presenza, emulamenti e stipendi nei consigli di amministrazione. In tutto questo una sola perplessità: ma i cittadini sanno di tutto questo?