Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

La transizione “smart” adottata dalle cellule per riparare il DNA

redazione

Le transizioni di fase sono un fenomeno fisico che ci viene insegnato già a scuola e che possiamo osservare normalmente nella vita quotidiana. Ogni volta che vediamo il ghiaccio sciogliersi in una bevanda (da solido a liquido) o il vapore uscire da una teiera (da liquido a gas), abbiamo appena osservato una transizione di fase: l’acqua passa da solida a liquida a gas. Gli stessi principi che regolano queste transizioni di fase macroscopiche a noi familiari stanno emergendo all’interno della comunità scientifica come un meccanismo in grado di regolare, alla scala microscopica, anche il comportamento della materia vivente. Ed è proprio una transizione di fase di questo tipo a essere stata osservata per 53BP1, una proteina cruciale per la riparazione del DNA. La scoperta è avvenuta ad opera di un gruppo di ricercatori italiani dell’IFOM di Milano e pubblicata sulla rivista scientifica Nature Cell Biology. “Si tratta di un tipo di transizione di fase – illustra Fabrizio d’Adda di Fagagna, lo scienziato IFOM che ha coordinato la ricerca – che abbiamo osservato a livello molecolare e che consiste nella formazione, all’interno di un liquido omogeneo, di “gocce” di un liquido con una composizione molto diversa e caratterizzato da una consistenza simile a quella del miele. Dalle indagini che abbiamo condotto emerge chiaramente che questo tipo di transizione liquido-liquido è essenziale in alcuni processi molecolari significativi per la riparazione dei danni al DNA, un processo fondamentale per la salute della cellula”. I risultati della ricerca – condotta dal team milanese avvalendosi del sofisticato apparato di microscopia dell’unità di Imaging diretta in IFOM da Dario Parazzoli e con la collaborazione dell’Università degli Studi di Milano e della New York University – mostrano che la proteina 53BP1, preposta alla riparazione del DNA in risposta appunto ad un danno nel nucleo cellulare, può gradualmente aumentare la propria viscosità pur rimanendo liquida. “Questo stato – racconta Fabio Pessina, primo autore dello studio – ha una conseguenza estremamente interessante sulla funzionalità della molecola, in quanto permette di concentrare molto efficacemente nel sito del danno sul DNA le proteine preposte alla riparazione del DNA.”