Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

La Tavola Ouijia che sblocca i segreti di un mondo misterioso e sconcertante

di Andrea Cionci

Che si creda o meno al soprannaturale conta poco. E’ un fatto che, in molti casi documentati anche recenti, la pratica delle sedute spiritiche possa portare, negli adulti, a gravi danni psicologici con lo scatenarsi di sintomi psicotici, crisi isteriche, dipendenze e depressione. Sorprende scoprire che la Hasbro, il colosso dei giocattoli americano, fondato negli anni Quaranta dai fratelli Hilal ed Herman Hassenfeld, venda liberamente ai bambini un gioco per la negromanzia – ovvero l’evocazione di morti e demoni – alla modica cifra di circa 60 euro, consigliandola addirittura per una fascia d’età compresa fra gli 8 e i 15 anni. Si tratta della famosa Tavola Ouijia, di cui la Hasbro ha comperato il brevetto nel 1991. Non si tratta di un gioco “liberamente ispirato” allo spiritismo: la società esplicita chiaramente il suo uso: “Radunati attorno alla lavagna se ne hai il coraggio – recita la pubblicità –   e sblocca i segreti di un mondo misterioso e sconcertante. Se hai domande, il mondo degli spiriti ha le risposte e la tavola Ouija è il tuo modo di riceverle”. La multinazionale rende disponibile anche una versione in rosa per le femminucce, ne raccomanda l’uso domestico e – bontà sua – ne sconsiglia l’uso per i bambini sotto i 36 mesi.  A metà ‘800, lo spiritismo andava per la maggiore in Europa e Stati Uniti. Subito dopo la guerra civile americana, i medium iniziarono a fare grandi affari con le famiglie dei caduti, promettendo loro di contattare i propri cari defunti. Questo avveniva soprattutto con
la “tiptologia” impiegata dalle sorelle Fox a New York; la tecnica prevedeva che un tavolino,  sbilanciandosi sulle sue tre gambe, producesse tanti battiti quanto il numero corrispondente  delle lettere dell’alfabeto.  Come spiega Christian Giudice, ricercatore di esoterismo all’università svedese di Goteborg: “Dato che la tiptologia richiedeva troppo tempo, l’americano Elijah Jefferson Bond, avvocato, uomo d’affari e massone, nel 1891 brevettò un tabellone sul quale erano scritti lettere, numeri, formule di saluto e due caselle sì/no. Il kit prevedeva anche e soprattutto una “planchette”, una tavoletta a forma di cuore dotata di rotelline, con un buco o una lente per inquadrare i caratteri sul tabellone. Durante la seduta, mentre i partecipanti vi appoggiavano le dita, questo strumento si muoveva e compitava le risposte delle “entità”. Fu chiamata “Ouijia” o dall’espressione “Buona fortuna” in antico egizio, o dall’unione delle parole Oui e Ja, in francese e tedesco. Ad alimentare la leggenda, il fatto che tale nome fosse venuto fuori proprio durante una seduta spiritica”.

Sembra che un tabellone del genere fosse già in uso nella Cina del 1100 d.C. Alcuni ipotizzano che metodi simili di “scrittura spirituale” siano stati usati in India, in Grecia, a Roma e persino nell’Europa medievale, sebbene questo sia poco provato. Per quanto antica, questo tipo di negromanzia non pare abbia prodotto risultati positivi per la salute delle persone: nel 1855, un quarto dei duecento malati dell’ospedale psichiatrico di Zurigo erano spiritisti, e così i 2/5 di quelli dell’ospizio di Gand. Ancor oggi, si rivolgono a questi metodi persone provate da gravi lutti che, già psicologicamente indebolite, possono sviluppare forme di dipendenza, alienazione, agitazione, incubi, angosce, depressioni e persino pulsioni suicide.   Come spiega Giuseppe Magnarapa, neuropsichiatra e autore del volume “I volti della paura. Psicopoatologia del cinema del terrore” (Heterotopia ed.): “Credenti e non credenti percepiscono i fenomeni medianici in modo diametralmente opposto: i primi adottano un meccanismo di proiezione (queste cose esistono realmente al di fuori di noi) i secondi invece, un meccanismo inverso di introiezione (queste cose esistono, ma solo “dentro” di noi, nella dimensione subcosciente). La suggestione può tradursi o nella convinzione che il “contatto” sia riuscito, con conseguente conforto, sia pur transitorio, oppure trasformarsi in paura per l’avvicinamento ad un mondo misterioso e rischioso, popolato di spettri e fantasmi. Non di rado, rumori occasionali o altre circostanze imprevedibili che turbino una seduta, possono dar luogo a reazioni ansiose o a veri e propri attacchi di panico”. E’ relativamente recente il caso di una nuova moda fra i ragazzini, il cosiddetto “Charlie Charlie Challenge”: si tratta di una tavola Ouijia di immediata realizzazione, con due matite incrociate su un foglio che riporta quattro caselle sì/no. Invocando lo spirito di un leggendario bambino messicano suicidatosi all’età di 10 anni (Charlie, appunto) le matite dovrebbero muoversi fornendo risposte alle domande. Questo macabro gioco ha già prodotto in America latina diversi casi di isterie di gruppo. Anche a Napoli, Reggio Calabria e a San Marino degli adolescenti sono rimasti traumatizzati e alcuni hanno dovuto essere ricoverati per crisi di nervi.    Soprattutto negli ultimi anni, l’industria televisiva e cinematografica ha insistito molto su questo tema, producendo serie tv e film, come quelli della saga “Ouija”, il cui terzo sequel è dedicato proprio al Charlie Charlie Challenge. Questi prodotti destinati alle generazioni più giovani hanno creato una vera moda tra i ragazzini e un’impennata negli acquisti di tavole Ouijia e giochi similari. Gli scettici attribuiscono i movimenti della planchette ai cosiddetti “movimenti ideomotori” effetti meccanici che la mente inconscia produce sul corpo. Un’altra spiegazione possibile è che qualcuno “bari” e muova volontariamente la piastra a rotelle senza farsene avvedere. In molti casi sono stati svelati i trucchi dei presunti medium che approfittavano della credulità altrui attraverso sistemi da prestigiatori. Più difficile diventa spiegare i fenomeni quando tali strumenti sembrano muoversi da soli in video casalinghi postati sui social network. Sul web si trovano parecchi filmati del genere: le riprese estemporanee non consentono una verifica puntuale circa l’assenza di trucchi. Come tutti i fenomeni di origine paranormale, non possono avvenire a comando  in ambiente controllato e i dubbi rimangono tanto quanto le suggestioni.  Secondo le grandi tradizioni religiose, tali fenomeni riguardano realmente il mondo soprannaturale. Spiega il sociologo e studioso di religioni Massimo Introvigne: “Nel Buddhismo le comunicazioni con gli spiriti sono comuni. L’ebraismo e l’Islam condannano le relazioni con gli spiriti dei defunti, ma nella loro religiosità popolare o esoterica ci sono contatti con angeli o spiriti della natura. In ambito protestante, molti pastori del XIX secolo, anche illustri, erano spiritisti”.Per i cattolici, le anime dei defunti possono, in rari casi, manifestarsi spontaneamente ai vivi per volontà di Dio, ma le entità che invece rispondono alle sollecitazioni degli uomini sono sempre spiriti maligni. La seduta equivale, quindi, ad aprire la porta a “malintenzionati incorporei” con gravissimi rischi per la propria salute spirituale, oltre che fisica e mentale. Secondo la Chiesa si tratta di un grave peccato e le conseguenze possono andare dalle più lievi infestazioni nelle abitazioni, fino alle vessazioni e possessioni diaboliche sulla persona. Stando agli esorcisti, gli spiriti sono degli autentici truffatori e mettono in pratica delle vere e proprie operazioni di “phishing”: si spacciano per l’anima del defunto evocato e forniscono anche dettagli utili alla loro identificazione. Nella gran parte dei casi, inoltre, i messaggi sono improntati a vaporosi discorsi sull’amore dal sapore new age di sicura presa sulla persona la quale, in tal modo, potrà farsi plagiare e allontanare dalla fede. A tal proposito, non sarebbe casuale – per i cattolici –  che la gran parte degli “insegnamenti religiosi” di questi spiriti si rifaccia alla reincarnazione, concetto demotivante e deresponsabilizzante per i cristiani che, invece, morendo una volta sola, sono destinati a una condizione eterna nella quale conservano la propria identità. In materia di fede, ognuno la pensi come vuole, quello che è certo è che considerata la pericolosità psicologica di certi “giochi da tavolo”, si possono profilare gli estremi per cause milionarie. Come spiega l’avvocato Gian Ettore Gassani, esperto in diritto familiare e minorile: ”E’ del tutto possibile che la famiglia di un bambino che abbia accusato disturbi o malori  per il gioco con la tavola Ouija possa fare causa alla Hasbro chiedendo un risarcimento”. Come spiega l’avvocato, è anche verosimile che il giudice, dopo una perizia specialistica, possa chiedere il ritiro del gioco dal commercio o la vendita della Ouija solo per i maggiorenni.

https://www.lastampa.it/2019/03/03/societa/piccoli-spiritisti-crescono-con-la-tavola-di-ouija-della-hasbro-ma-polemica-sui-rischi-8RM8F9nF49VwO1rXMmfejM/premium.html