Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

La storia infinita del Consorzio di bacino SA3. Tra ricorsi e controricorsi il TAR Lazio aggiunge carne sul fuoco.

di Lorenzo Peluso

San Rufo – era prevedibile, anzi probabilmente era scontato; le due sentenze del TAR Lazio in merito alla legittimità del commissariamento del Consorzio e soprattutto della nomina del Commissario liquidatore piuttosto che fare chiarezza danno spunto a nuove puntate per una querelle infinita.
Le due Sentenze emesse dalla Seconda Sezione del TAR Lazio, lo scorso ventotto aprile, in merito ai ricorsi proposti dal Consorzio di bacino Sa 3, per l’annullamento dei decreti relativi alla istituzione della gestione stralcio del ramo rifiuti e per la nomina del commissario liquidatore del Consorzio, da parte del presidente della Provincia di Salerno, ad oggi hanno prodotto poco o nulla in termini di risultati oggettivi. Il TAR ha respinto il ricorso presentato dal Consorzio evidenziando la legittimità della nomina del commissario liquidatore e soprattutto la legittimità della istituzione della gestione stralcio dello stesso Consorzio. Sembrerebbe tutto chiaro, ma viceversa non è così. Lo stesso TAR infatti  chiarisce che l’attività di commissariamento e liquidazione non concerne il Consorzio in quanto tale, piuttosto, la sua articolazione afferente il ramo di gestione rifiuti. Una circostanza quest’ultima che rende la vicenda assai complicata. Sotto il profilo della cogestione dello stesso Consorzio, la Sentenza chiarisce che il ruolo del commissario è vero si riferibile all’accertamento delle situazioni creditorie e debitorie pregresse con connessa gestione ed amministrazione dei beni, ma solo del ramo rifiuti. A leggere la sentenza infatti, risulta chiaro che non si attiva una cogestione dell’ente quanto, piuttosto una gestione separata del ramo rifiuti rispetto all’ordinaria gestione del Consorzio, nel periodo transitorio, sino al definitivo trapasso del ramo rifiuti al nuovo soggetto gestore. Insomma come sempre la legge italiana piuttosto che dirimere e chiarire aggiunge carne sul fuoco. Molto chiara infatti la posizione degli attuali vertici del Consorzio: “la raccolta dei rifiuti resta ad Ergon e non ci può essere cogestione. Al commissario, invece, restano debiti e crediti. Comunque la partita è ancora lunga – ha dichiarato il presidente dell’ente Vittorio Esposito – proporremo ricorso al Consiglio di Stato e, pertanto, chi pensava di cantare vittoria anzitempo, si sbaglia di grosso” conclude Esposito. Vien da chiedersi a questo punto cosa cambia rispetto alla querelle che perdura dallo scorso settembre. Una cosa cambia di sicuro. Finalmente il commissario Giovanni Siano potrà prendere visione di tutte quelle carte che sino ad ora gli era stato impedito di visionare. Carte che probabilmente parlano dei crediti e degli eventuali debiti pregressi del Consorzio; null’altro però. Insomma siamo al punto di partenza o quasi. Unica nota che merita probabilmente una riflessione aggiuntiva è che i ricorsi ed i controricorsi sono pane e parcelle per i noti ed affermati avvocati che difendono le parti. Parcelle che naturalmente vengono pagate con soldi dei contribuenti, in entrambe i casi.