Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

La storia del Mes e quei giorni terribili del maggio 2010

di Lorenzo Peluso.

Fu la crisi economica, grave, del 2010 a partorire il MES. Dieci anni fa, dunque, nascevano le basi di una delle questioni che sta agitando il dibattito politico italiano delle ultime settimane. Sgomberiamo il campo subito. Il Mes è nato ufficialmente nel 2012, ma già a fine ottobre 2010 si erano mossi i primi passi in sede europea per creare un meccanismo stabile di sostegno ai Paesi in crisi, che sostituisse due strumenti temporanei avviati per affrontare le difficoltà finanziarie di inizio 2010. All’epoca i “mercati iniziarono a dubitare di alcuni Paesi, chiedendo loro tassi di interesse più alti” si spiega sul sito del Mes. “Alla fine, l’impensabile iniziò ad accadere nel 2010. Alcuni Paesi iniziarono a perdere l’accesso ai mercati. Avevano bisogno di un aiuto; la Grecia fu la prima a chiederlo. Lo Stato ricevette così prestiti bilaterali dagli altri Paesi dell’Eurozona”. “I primi di maggio 2010, sull’onda dell’emergenza determinata dalla crisi del debito sovrano greco, l’Ecofin [il Consiglio europeo di Economia e finanza] delibera la creazione (…) di due strumenti temporanei di assistenza per gli Stati membri della zona euro in condizioni finanziarie critiche: il Meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria (Efsm) e il Fondo europeo di stabilità finanziaria (Efsf)”, spiega un dossier del Senato di aprile 2012 sul disegno di legge per la ratifica del Trattato che, nello stesso anno, istituì il Mes e che analizzeremo meglio in seguito. Ma cosa erano questi due meccanismi temporanei ? Proviamo a capire meglio come si è arrivati alla creazione dell’attuale Meccanismo europeo di stabilità. I due “strumenti transitori di stabilizzazione finanziaria” in questione – così come li chiama il dossier del Senato – sono stati istituiti in una riunione dell’Ecofin del 9-10 maggio 2010 per “preservare la stabilità finanziaria in Europa”, spiega il comunicato stampa dell’incontro avvenuto all’epoca a Bruxelles. L’operatività di entrambi era stata pensata per durare tre anni, con risorse complessive pari a un massimo di 500 miliardi di euro. L’Efsm (Meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria) era un fondo europeo con una capacità massima di prestito pari a 60 miliardi di euro, la cui struttura patrimoniale era garantita dal bilancio comunitario dell’Ue. Queste risorse non andavano utilizzate in modo indipendente, ma nell’ambito di un pacchetto di prestiti erogati insieme all’altro strumento transitorio, l’Efsf (Fondo europeo di stabilità finanziaria). Quest’ultimo ha invece una struttura patrimoniale garantita dagli Stati dell’Eurozona e una capacità di prestito pari a 440 miliardi di euro. Entrambi questi strumenti erano nati come temporanei e sono intervenuti per aiutare Paesi come Irlanda, Portogallo e Grecia. Sono stati sostituiti appunto dal Mes, pensato invece come strumento permanente (anche se l’Efsf continua a esistere come entità legale e condivide con il Mes sede e personale). Qui poi nasce il MES, inizialmente, come ricostruisce il dossier del Senato, l’idea di creare uno strumento che sostituisse quelli temporanei per gestire la crisi economica dell’Eurozona è arrivata nel Consiglio europeo del 28-29 ottobre 2010. Come si legge nelle conclusioni pubblicate dal Consiglio al termine dell’incontro, l’intenzione era quella di introdurre un meccanismo permanente verso la metà del 2013. “Nel luglio 2011, al termine di una fase di trattativa tra gli Stati aderenti, si giunge ad un accordo”, spiega il dossier del Senato. “Un accordo successivo ha riguardato l’anticipazione di un anno l’entrata in vigore del Mes, stabilendo che questi inizierà ad operare dal luglio 2012 (anziché nel 2013)”. Il Trattato che ha istituito il Meccanismo europeo di stabilità (il Mes, appunto) è stato firmato il 2 febbraio 2012 dagli allora 17 Stati membri della zona euro (a cui si sono aggiunti poi Lituania e Lettonia), per poi diventare operativo l’8 ottobre 2012. Questa firma era stata però possibile dopo una riforma dei trattati fondamentali dell’Unione europea. Il Consiglio europeo del 24-25 marzo 2011, infatti, era giunto all’accordo di cambiare il Trattato sul funzionamento unico dell’Ue (il Tfue), e in particolare l’articolo 136, a cui era stato aggiunto il seguente paragrafo: “Gli Stati membri la cui moneta è l’euro possono istituire un meccanismo di stabilità da attivare ove indispensabile per salvaguardare la stabilità della zona euro nel suo insieme. La concessione di qualsiasi assistenza finanziaria necessaria nell’ambito del meccanismo sarà soggetta a una rigorosa condizionalità”. Come spiega un dossier della Camera dei deputati del 29 novembre 2019, “qui sta l’originalità del Mes il quale, pur avendo la natura di organizzazione intergovernativa, trova comunque la sua base giuridica nel Tfue”. Occorre allora capire, per sgomberare il campo dalle tante, troppe polemiche politiche di queste ore, cosa accadde in Italia in quei giorni. Il disegno di legge intitolato “Ratifica ed esecuzione del Trattato che istituisce il Meccanismo europeo di stabilità (Mes)” è stato presentato in Senato il 3 aprile 2012, due mesi dopo la firma del Trattato. Il voto favorevole di Palazzo Madama è arrivato poi il 12 luglio 2012, mentre l’approvazione definitiva è stata data dalla Camera una settimana dopo, il 19 luglio 2012. All’epoca era in carica il governo tecnico di Mario Monti. A Montecitorio il via libera alla ratifica è stato dato con 325 voti favorevoli, 53 contrari, 36 astenuti e 214 assenti. Tutti i 168 deputati del Partito democratico presenti votarono a favore, così come 83 parlamentari del Popolo della libertà, 30 dell’Unione di Centro e 14 di Futuro e libertà. La Lega (con Roberto Maroni segretario) fu l’unica a votare contro (51 no), insieme a due voti ribelli all’interno del Pdl (Guido Crosetto e Lino Miserotti). Il giorno della votazione, la futura leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, all’epoca deputata del Popolo della libertà, era invece assente. Dunque, per chiarezza, il Mes è nato ufficialmente nel 2012. I primi accordi però risalgono a fine ottobre 2010 in sede europea per creare un meccanismo stabile di sostegno ai Paesi in crisi, che sostituisse due strumenti temporanei avviati per affrontare le difficoltà finanziarie di inizio 2010. In quei giorni il Governo italiano era in mani salde del Centrodestra che però poi, il 12 novembre 2011 vide l’ingloriosa fine del governo Berlusconi con i fischi e gli insulti di una migliaio di italiani che lo aspettarono la sera all’uscita dal Quirinale dove aveva rassegnato le dimissioni nella mani dell’allora presidente Napolitano. Fautore di quella crisi fu la Lega.