Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

La Stazione Zoologica Anton Dohrn partecipa al tour scientifico “Meno plastica, più mediterraneo”

redazione

La Stazione Zoologica Anton Dohrn sarà parte integrante nel tour scientifico “Meno plastica, più mediterraneo” della nave Rainbow Warrior di Greenpeace, ancorata al Molo Caligoliano del porto  sabato 1° luglio dalle ore 10.00 alle 16.00. Sarà il dottor Christophe Brunet a rappresentare la Stazione Zoologica Anto Dorhrn in questo nuovo progetto di collaborazione, che vede anche la presenza dell’Istituto di Scienze Marine del Cnr di Genova e dell’Università Politecnica delle Marche. Tanti gli eventi e le attività di informazione organizzati per i cittadini che visiteranno la Rainbow Warrior e che vedranno la Stazione Zoologica Anton Dohrn parte essenziale nelle attività di divulgazione scientifica circa il tema dell’emergenza microplastiche a mare.  In particolare, il team della Stazione Zoologica Anton Dohrn si occuperà del campionamento nelle zone che vanno da Posillipo al Sarno, passando dalle aree di Mergellina fino ad arrivare a studiare le acque di Portici. In questa attività ricercatori e personale tecnico, studenti e sub a bordo della Rainbow Warrior saranno affiancati dalle imbarcazioni di ricerca della Stazione Zoologica Anton Dohrn, la Vettoria e l’Hippocampus. Le analisi della Stazione Zoologica Anton Dohrn verteranno, in particolare, sullo studio della presenza microplastiche in zone critiche del Golfo, attraverso l’osservazione della loro presenza negli organismi planctonici e del loro effetto sulle comunità di piccolissimi organismi marini (microalghe e batteri). La Rainbow Warrior è nel nostro Paese per raccogliere dati e testimonianze dirette sull’inquinamento da plastica che affligge i nostri mari, e per informare l’opinione pubblica su questo grave problema. Secondo dati diffusi da Greenpeace, nel Mediterraneo circa il 96 per cento dei rifiuti galleggianti è composto da plastica. Un problema che purtroppo non interessa solo la superficie del Mare Nostrum, dato che rifiuti in plastica sono stati ritrovati anche a più di 3 chilometri di profondità. I livelli di accumulo di questo materiale nel Mediterraneo sono comparabili a quelli delle “zuppe di plastica” delle aree tropicali.