Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

“La spigolatrice di Sanza”. “Il dialetto sanzese parlato e scritto” che colma un vuoto

di Geppino D'Amico.

Presentato a Sanza, nella Cappella dell’Arciconfraternita “Santa Maria della Neve”, il nuovo libro di Rita Giordano, già dirigente scolastico e attualmente Presidente della locale Università Popolare, dal titolo Muddiche re gnagna (briciole di sapienza), con sottotitolo “Letteratura, Cultura e oralità popolare”. Dopo i saluti dal vice Presidente dell’Università Popolare, Giusepe Laveglia, del sindaco di Sanza Francesco De Mieri e del Presidente della BCC di Buonabitacolo, Pasquale Gentile, è stato per me un vero piacere parlare del libro insieme al Direttore della BCC, Angelo De Luca, ed al Preside Emerito, Adolfo Manzione. Perfetta la “regia” della manifestazione affidata al giornalista Lorenzo Peluso. Il libro della Giordano, che con felice espressione è stata definita dal preside Manzione “La spigolatrice di Sanza” per le sue lunghe e minuziose ricerche condotte tra le famiglie sanzesi, vede la luce tre anni dopo un altro volume non meno interessante dal titolo “Il dialetto sanzese parlato e scritto” e colma un vuoto. È di facile lettura ed è certamente utile per ripercorrere momenti ed episodi della vita e della storia di Sanza in un’epoca in cui non si racconta più non solo perché non c’è chi racconti, ma anche perché manca chi ascolti. Da tempo ormai anni l’unica cantastorie sembra essere la televisione a cui da alcuni anni si sono aggiunti internet e smartphone.

Nel libro, oltre ai proverbi, ci sono altri argomenti interessanti: usi e credenze, religiosità popolare, superstizione e alimentazione, senza dimenticare un tema su cui si potrebbe discutere per ore: la condizione della donna analizzata nella famiglia di origine, nella nuova famiglia quando va in sposa e nel rapporto con i figli. Altre pagine bellissime sono quelle relative agli indovinelli ed ai soprannomi: gli indovinelli sono straordinari perché inducono a riflettere così come particolarmente divertenti sono i soprannomi che derivavano inizialmente dalla conformazione fisica o dagli atteggiamenti di una persona ma che, fatalmente, finivano per contagiare anche il resto della famiglia. Non a caso gli antichi Romani dicevano “Nomina sunt conseguentia rerum”.

Muddiche re gnagna è un libro che farà felici soprattutto i Sanzesi che vivono lontano, specialmente quelli che si sono trasferiti in America dove da oltre un secolo è stata fondata la congregazione della Madonna delle Neve, testimonianza incontrovertibile del loro amore per il paese di origine.

Per quanto ci riguarda, il dialetto va riscoperto e salvaguardato perché riguarda la nostra vita, la nostra storia; soprattutto ci ricorda un passato di cui essere fieri.

Che cos’è il dialetto? È una “lingua” che non ha tradizione scritta ma che, fortunatamente, esiste in quanto viene ancora parlata e speriamo lo sia anche in futuro perché la scomparsa del dialetto sancirebbe lo smarrimento dell’anima, la perdita della memoria e delle radici.

Per fortuna c’è stata una netta inversione di tendenza per cui oggi il dialetto interessa non soltanto il linguista ma anche l’antropologo impegnato nella comprensione della realtà contemporanea.

Per quanto riguarda il Vallo di Diano il libro di Rita Giordano si inserisce in un filone che parte dalla seconda metà dell’800 con Nicola Marmo, poeta e scrittore particolarmente versatile, sanrufese di origine (ma teggianese per parte di madre) che ha molte cose in dialetto ma, in particolare, merita di essere ricordata una Storia ri Santu Conu e con Friseddi ri carajesima. (Biscottini di quaresima): ventidue componimenti poetici pubblicati nel 1888 dal medico Gaetano De Vita, teggianese doc, con lo pseudonimo di Chiafeu ri Chiafeu, per vendicarsi di mons. Vincenzo Addessi che lo aveva scomunicato. In epoca più recente ci sono stati altri conterranei che abbiamo conosciuto e stimato: Pasquale Petrizzo, autore di importanti testi teatrali e poetici in dialetto sassanese; Italo Tacelli (due volumi sul dialetto di Monte San Giacomo); Vincenzo Curcio, con le sue poesie in dialetto pollese; Giuseppe Colitti con le sue ricerche sulla tradizione orale; Arturo Didier che ha ripreso la tradizione dialettale teggianese. Tradizione che continua con Vincenzo Andriuolo il quale, dopo avere pubblicato il volume “Il dialetto romanzo di Teggiano”, sta lavorando alla ripubblicazione dei Friseddi ri Carajesima del De Vita. Ultimo autore, ma non ultimo, il giornalista Romolo Amicarella, con i proverbi dialettali di Atena Lucana e del Vallo di Diano. Ma che cosa sono i proverbi?  Sono il frutto di quella che spesso viene definita la “filosofia dei semplici”, di coloro che la filosofia non l’hanno mai studiata ma possono insegnarla in virtù della loro esperienza e della loro saggezza maturate sul campo.