Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

La speranza di pace di People’s Peace Movement

di Lorenzo Peluso.

Kabul – E’ stato liberato Bismillah Watandost, portavoce del People’s Peace Movement (Ppm), uno degli attivisti rapiti nei giorni scorsi dal gruppo armato fondamentalista in Afghanistan. L’attivista si era reso protagonista della marcia per la pace insieme ad altri 27 attivisti. Una marcia partita il 30 maggio scorso da Lashkar Gah, capoluogo della provincia meridionale di Helmand, ed era diretta a Musa Qala, roccaforte dei talebani nel nord della regione. Durante il cammino, i giovani afghani pacifisti hanno incontrato il caloroso sostegno dalle popolazioni dei villaggi attraversati. Il 3 giugno la carovana è giunta nel villaggio di Nawzadrod, nel distretto di Nawzad dove nello stesso giorno la polizia di Kabul aveva lanciato un attacco proprio mentre gli attivisti si trovavano nel villaggio. I talebani sembra abbiano pensato che gli stessi  facessero parte delle forze militari e li hanno trattenuti. In seguito, insieme ad altri tre membri del gruppo, l’attivista ha incontrato un capo talebano. “Ho detto ai talebani che il popolo dell’Afghanistan vuole la pace” ha riferito Bismillah Watandost raccontando cosa è accaduto nei tre giorni in cui è rimasto nelle mani dei talebani. La cosa più importante, ha aggiunto “è che abbiamo avuto l’opportunità d’incontrali e spiegare le ragioni del nostro movimento. I talebani credevano che fossimo finanziati dagli Stati Uniti o avessimo legami con qualche Ong straniera. Invece no: siamo un gruppo autonomo della società civile afghana, che vuole la pace e il cessate il fuoco”. “Oltre a me – ha aggiunto ancora – c’erano Iqbal khyber, responsabile del gruppo, Ghulam Sarwar Ghafari, il più anziano del movimento, e Farhad Adil. Abbiamo incontrato il leader che credeva che facessimo parte di qualche organizzazione appartenente all’America o legata al gen. John Nicholson [ex comandante delle truppe Nato in Afghanistan]. Il nostro movimento non appartiene a nessuno, è una marcia solo del popolo afghano”. L’atteggiamento di questi giovani pacifisti forse ha anche incuriosito i talebani che, da quanto riferisce Bismillah Watandost: “Non siamo stati tenuti in prigione, né sottoposti a forme di punizione. Ci siamo seduti con loro e abbiamo parlato in maniera pacifica. Abbiamo sottolineato che non vogliamo la guerra e che al popolo mancano cose essenziali, come l’elettricità e le cure mediche”. Dunque un dialogo, necessario. Il lavoro dell’organizzazione però è solo all’inizio. “Non ci fermeremo, nonostante quanto accaduto e le vesciche ai piedi. Continueremo ancora e ancora a portare il nostro messaggio di pace” ha aggiunto il portavoce del People’s Peace Movement (Ppm).