Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

La solitudine amministrativa dei sindaci. L’esperienza di “Viaggio in Comune” su Radio Alfa

di Lorenzo Peluso

La solitudine amministrativa, insomma sarai solo ad interrogarti su cosa è meglio fare e come farlo. Nel mentre provi a dare il meglio di te, delle tue conoscenze, ti sforzi nel dare il meglio che puoi, oltre le tue possibilità. Quel che sai di certo è che hai assunto un impegno che dovrai svolgere al meglio. E’ questa la sintesi di ciò che gli amministratori locali esprimono, spesso a microfoni spenti, quando gli chiedi: come va? quanto è difficile amministrare? Lo faccio ogni venerdì, nella mia rubrica “Viaggio in Comune” che conduco su Radio Alfa, ospitando in studio i sindaci di tutti i comuni del salernitano. Provo a metterli a proprio agio, i sindaci. Ci sono quelli estroversi, quelli impegnati, quelli saccenti, quelli timidi, quelli timorosi del microfono, quelli iperattivi che non smettono di rispondere al cellulare anche se in onda. Ci sono quelli soli, anche quelli si. In questo viaggio alla conoscenza dei comuni e dei loro primi cittadini, oltre che rendere un servizio alle comunità, spero di riuscirci, mi sono trovato poi ad un certo punto a riflettere sulla condizione generale dei piccoli comuni, soprattutto, e delle difficoltà oggettive che un sindaco incontra durante il suo cammino amministrativo. Tutti o quasi, hanno manifestato questo senso di scollamento tra la comunità e la vita amministrativa. Insomma, dopo qualche mese di amministrazione, la gente stranamente, superata l’euforia della campagna elettorale, ovunque, tende ad allontanarsi dalla vita amministrativa, come se il compito di cambiare, di svoltare, di trovare soluzioni ed avere visioni, sia solo in carico al sindaco ed i suoi amministratori. Ci sono quelli più fortunati che possono giovarsi di una squadra attiva, dinamica, operosa. Ci sono quelli invece che si ritrovano oltremodo soli al comando, che devono persino rincorrerli i propri collaboratori. Tutti, invece, senza distinzione di appartenenza politica, soffrono la mancanza di personale nei comuni; in diversi casi anche di personale “invecchiato” poco propenso all’aggiornamento necessario, e spesso sono in attesa della pensione. La cogli con immediatezza la differenza tra quelli alle prime armi e quelli navigati. I primi, sognatori, speranzosi, caparbi. I secondi, con i piedi per terra, concentrati su progetti concreti e spesso rivoluzionari. Ci sono quelli che del linguaggio conoscono solo il politichese, altri che parlano poco ma con idee molto chiare. Ci sono quelli che inseguono solo il consenso, altri che non vedono l’ora che tutto finisca, delusi dallo scontro con la burocrazia perenne che soffoca ogni idea. Tutti però, davvero, hanno manifestato quel senso di solitudine che si coglie nell’amministrare. Un aspetto questo che merita certamente una breve riflessione. Se i cittadini lasciano soli gli amministratori è chiaro che poi si fa molta fatica a comprendere le scelte, i percorsi, le visioni e le decisioni. Se pur vero è che nel momento in cui si condivide un programma elettorale, i progetti ed i percorsi dovrebbero essere chiari e condivisi, è altrettanto vero che spesso le strade per il raggiungimento dei fini sono tortuose e lunghe. Credo sia necessario che i cittadini seguano la vita amministrativa che, attenzione, non è sempre vita politica, ma spesso è vita di comunità. Se pare ovvio e scontato che tutti si aspettino risposte ai problemi, credo sia naturale concedere a chi amministra il beneficio del tempo, per trovare ed applicare soluzioni. E’ evidente che mancano i luoghi di condivisione della vita politica, non ci sono più le sezioni di partito ne le sedi delle compagini amministrative che spesso chiudono i battenti il giorno dopo la consultazione elettorale. Pur vero è che esiste il Consiglio comunale dove magari il confronto è certamente possibile. Qualcuno direbbe ma c’è la piazza. Si certo c’è la piazza, ma non tutto si può discutere in piazza, o quanto meno in piazza non sempre c’è chi davvero vuole contribuire, ma spesso solo chi vuole criticare. Pur vero è che la critica è ben accetta, se costruttiva. Insomma, in questo mio viaggio radiofonico con i sindaci, ho compreso che spesso il sentimento comune a tutti è quel senso di solitudine che si avverte nella responsabilità dell’amministrare, e si badi bene, non per il timore del giudizio finale, ma semplicemente perché non si trova quel necessario ambito di condivisione che spesso è foriero di una parola di conforto o di soluzione. Quel che è chiaro però è la responsabilità dei cittadini che di certo dovrebbero alla fine ringraziare chi toglie tempo ed energie alla propria vita, alle proprie famiglie e lavoro per dedicarsi al bene comune. Non basta certo affermare: si, ma chi gliel’ha ordinato? Occuparsi del bene comune è infatti, a mio avviso, obbligo civico di tutti i cittadini. Per ogni altra curiosità, vi aspetto comunque ogni venerdì dalle 17.00 alle 18.00 in diretta su Radio Alfa con “Viaggio in Comune”.