Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

La Siria dimenticata.

di Lorenzo Peluso.

SYRIA-CONFLICT

Le questioni internazionali che vedono protagonista gli USA e la Corea hanno soppiantato l’interesse mediatico per ciò che accade in Siria. La battaglia per sconfiggere lo Stato islamico infatti è tutt’altro che archiviata. In Siria si combatte e si muore, ogni giorno. Nel mentre non si arresta l’avanzata delle Forze Democratiche Siriane nella riconquista di Raqqa, ultima vera roccaforte dell’autoproclamato Stato Islamico. La campagna militare però avanza con estrema lentezza anche se Gabar Derik, comandante delle Forze Democratiche Siriane si è spinto ad affermare che “la città vecchia di Raqqa è ormai completamente libera. Circa il 65% della città vecchia è già stata liberata” ha riferito. A far paura e vittime, ogni giorno è la massiccia presenza di cecchini e l’impiego di autobomba che vengono fatte esplodere ad ogni passaggio di civili che oltretutto vengono impiegati, senza alcuno scrupolo, come scudi umani.  Bambini, donne, uomini civili continuano ad essere le principali vittime del conflitto: secondo l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani nella provincia di Raqqa tra il 5 e il 15 agosto almeno 622 civili sono rimasti uccisi, tra questi 141 sono minori e 86 donne. Una battaglia violenta sotto tutti i fronti. A subire perdite nella giornata di martedì scorso è stata anche l’aviazione siriana che, nella provincia meridionale di Sweida, ha registrato l’abbattimento di un caccia. La televisione di Stato siriana ha annunciato l’avvio di un indagine alcune ore dopo che i ribelli avevano rivendicato l’abbattimento di un Mig di fabbricazione russa e la cattura del pilota. La tragedia della Siria si consuma intanto nel silenzio. Chi non muore sotto le bombe o non finisce nel mirino di un cecchino tenta la fuga. Nel campo profughi di Ain Issa impiantato a settentrione di Raqqa dallo scorso settembre si contano ad oggi oltre 8000 siriani. I padri, in questo modo, tentano di sottrarre i propri figli al reclutamento forzato dello stato islamico. L’esercito Isis infatti è ora composto sempre più da ragazzi che neppure hanno compiuto 15 anni. A guidarli un manipoli di uomini neppure 40enni. Nel campo profughi di Ain Issa si trova anche Saker Al Jasem. Lui è uno dei pochi sopravvissuti al massacro di Deir Al Zor consumatosi lo scorso anno quando i militanti Isis uccisero senza alcuna pietà  almeno 300 civili, in maggioranza donne, bambini e anziani. 150 di essi furono decapitati. Di altri 400 rapiti, non si è saputo più nulla. E’ la tragedia di un popolo. Anche le milizie milizie siriane e curde anti Isis sono allo stremo. Gli aiuti, prevalentemente forniti dagli Stati Uniti, non bastano. L’incognita politica che ora preme sulla diplomazia internazionale è anche la gestione delle formazioni della Protezione Popolare curde (YPG), squadre sorte nel 2012, quando l’esercito siriano si è ritirato da alcune zone del paese, che hanno cercato di mantenere il controllo del territorio, scontrandosi poi con le forze governative. Un ginepraio la Siria dove tutto è difficile. Soprattutto sopravvivere.