Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

La rivluzione digitale nelle banche.

redazione

Un rapporto di S&P sugli effetti del digitale sulle banche italiane pone l’interrogativo sul futuo del sistema bancario del nostro Paese. Gli analisti dell’agenzia di rating evidenziano che buona parte delle banche italiane si siano adattate bene alla rivluzione digitale, migliorando i propri processi interni e offrendo ai clienti soluzioni innovative. Anche se l’adozione su vasta scala dell’open banking potrebbe richiedere più tempo del previsto a causa del conservatorismo della clientela, ancora affezionata ai servizi finanziari tradizionali. Gli istituti di credito ancora restii verso il digitale e i servizi online non corrono gravi rischi nel breve periodo, continua l’analisi di S&P. Ma l’impatto del fintech (financial technology) potrebbe essere molto duro su chi non riuscirà a stare al passo con l’innovazione e con un mercato digitale sempre più competitivo. Il digitale ha aperto nuovi mercati anche nei servizi finanziari, si legge nel report. Su queste nuove frontiere hanno cominciato a muoversi con successo servizi come quello offerto dall’italiana Satispay o dalla banca online N26 o Revolut, player capaci di attrarre centinaia di migliaia di clienti nei mercati in cui operano. Ed è da proprio da questi servizi che può arrivare una minaccia alle banche tradizionali. Alcune banche hanno aperto alle startup fintech comprandone i servizi, o cercando di svilupparne di simili. Ma molte restano indietro, soprattutto per questioni culturali. L’Italia è ancora indietro nell’uso dell’home banking (circa il 40% dei clienti ne fa uso, contro una media del 60% in Europa), così come l’uso di servizi fintech, ma per S&P è uno scenario destinato a cambiare, e in tempi rapidi: “Crediamo che l’impatto della disruption tecnologica aumenterà quando la popolazione più giovane avrà accesso ai servizi finanziari”, si legge nel report. “Ci aspettiamo che questo cambiamento partito dai servizi di pagamento e di credito, due segmenti con cui tradizionalmente si cominciano a usare i servizi finanziari, per poi passare ai risparmi e agli investimenti”. In conclusione, l’analisi di S&P precisa che il basso rating che l’agenzia dà alle banche italiane rispetto agli altri paesi occidentali è in buona parte dovuto ai rischi economici del Paese. Ma un’ulteriore problema potrebbe arrivare proprio dall’impatto del digitale: “Crediamo che la digitalizzazione dà alle banche l’oppurtunità di migliorare la loro efficienza e resistere all’erosione dei ricavi”, conclude il report, ma “con l’evoluzione delle preferenze dei clienti vediamo grossi rischi per quei player incapaci di intraprendere oggi le azioni necessarie”.