Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

La riflessione – L’attenzione ai poveri, ai lavoratori, l’equa distribuzione del lavoro.

di don Claudio Mancusi.

Il secolo XIX è il secolo della “rivoluzione industriale” e, conseguentemente, il secolo della “questione sociale”. In un’epoca in cui, progresso, libertà, benessere erano assunti a veri e proprii miti, la classe “proletaria”, artefice indispensabile dell’industrializzazione, stava diventando la vittima di un’ingiustizia sociale che portava sofferenze e umiliazioni inenarrabili. Si ripetevano le condizioni di schiavitù della Grecia e di Roma con discriminazioni e sfruttamenti: proibizioni di associazioni operaie, salario insufficiente, orari di lavoro assurdi, mancanza di protezione sanitaria e morale, abitazioni malsane, il lavoro considerato una merce. La Chiesa Cattolica stà attraversando un periodo difficile: la separazione dallo stato non aveva portato soltanto come conseguenza la perdita dei privilegi, ma era stata accompagnata, praticamente, dalla separazione della religione dalla vita. Illuminismo, razionalismo, positivismo operano sulle idee: crollano tradizioni, si depaupera la teologia, si presenta il progresso e la scienza in antitesi con la Chiesa, il Papato è mostrato come il nemico da combattere. Gli stessi cattolici sono divisi: reazionari e fautori della libertà si contendono il campo. La nuova realtà sociale si è avvertita, ma non completamente. La necessità di un’azione “difensiva” comporta chiusure e battute d’arresto. Il mescolarsi di fermenti rivoluzionari con invocazione di giustizia non è una premessa di chiarezza. La stessa concezione dell’ordine comporta prudenza e diffidenza. In questo clima, però si mettono le basi per un’azione sociale da parte dei cattolici, che, iniziatasi forse in ritardo, saprà tuttavia dare un apporto decisivo alla soluzione della questione sociale e costruirà un vero e proprio motivo di vanto per tutta la cattolicità. Già prima del 1848 ha inizio quel movimento che passa sotto il nome “cristianesimo sociale”: dapprima è un fenomeno circoscritto in alcuni luoghi ed in alcuni ambienti, a poco per volta diventa una realtà diffusa dovunque. Si incomincia con una presa di coscienza del fenomeno sociale, si passa qua e là ad una denuncia, si procede con iniziative concrete. Quando i pontefici ─ da Gregorio XVI a Pio IX ─ intervengono nella condanna degli errori per raccomandare questo e quel tipo di comportamento in forza della dottrina cattolica, c’è sempre nelle loro parole implicitamente o esplicitamente, la condanna generica  fosse sufficiente, come fu creduto che un intensificarsi delle opere caritativo-assistenziali bastasse a sanare la situazione. A poco per volta si arrivò invece alla costatazione che occorreva far di più, che bisognava impostare l’azione su diverse basi. Non si può negare che alla conoscenza non siano seguite direttive e azioni; soprattutto non si può riconoscere una diffusa buona volontà che vince resistenze e preconcetti. Nel giro di pochi anni noi vediamo crescere un lavoro di studio e di intervento pratico che porta i cattolici ad un efficace presenza nella nuova realtà che si forma, superando ostacoli che parevano molto insormontabili. Molto spesso il punto di partenza per l’azione sociale della Chiesa fu un’azione caritativo-assistenziale. Il problema dei poveri non ha mai cessato di essere all’ordine del giorno nella Chiesa: anche quando tutte le altre organizzazioni se ne disinteressavano, la forza della carità ha compiuto prodigi. Il proletariato del XIX secolo è oggetto di questa carità che si sviluppa dapprima con soccorsi individuali e familiari, in un secondo momento con tentativi di maggior impegno che arriveranno a quella rete di opere sociali — mutue, casse rurali, casse di risparmio —che costituisce motivo di ammirazione anche ai nostri giorni. Molte volte l’azione caritativa è l’occasione ed il punto di partenza per l’azione sociale vera e propria e molti riformatori sociali sono partiti da qui. Tipico esempio Federico Ozanam. Nel 1833 questo giovane universitario convertito, dà vita alle Conferenze di San Vincenzo de’ Paoli. Accanto all’aiuto da portare ai poveri, l’Ozanam introduce l’idea più cristiana e più apostolica della “prestazione individuale”. Il contatto e la conoscenza dei poveri permette un’apertura sociale sempre più completa. Cento anni prima della Quadragesimo anno, Ozanam reclama il salario familiare e la partecipazione agli utili dell’azienda. Nel 1848 scrive rivolgendosi al clero e al laicato: «È venuto il tempo di andare a cercare quelli che non vi chiamano e che, relegati nei quartieri malfamati, non hanno mai potuto conoscere né la Chiesa né il sacerdote né il dolce nome di Gesù». Sono numerosi, già prima del 1848, i circoli, i gruppi, le scuola a carattere “sociale” nel vero senso del termine. Sono numerosi i tentavi di costruire realtà sociale veramente cristiana. Le nuove idee, però, devono farsi strada in un groviglio inestricabile di difficoltà. Una di queste difficoltà ─forse la più pesante è la più dura a morire ─ è la divisione dei cattolici. C’è chi non vuole ammettere il progresso e recalcitra all’idea di “democrazia” (dal De Maistre al Visconte De Bonald, dal Müller al Von Buss, i quali hanno un grande seguito nel laicato e nel clero); c’è invece chi si gloria delle conquiste della Rivoluzione francese e punta tutto sul trionfo della libertà e della ragione. Fra questi, tipico è il caso di Lamennais che passa da un discorso di tipo sociale-politico ad un discorso religioso e, da riformatore, diventa rivoluzionario. A distanza, possiamo anche dire che abbia precorso i tempi. In realtà Paroles d’un croyant è un vero e proprio atto di ribellione alla Chiesa. Esistono inoltre, nella prima metà del XIX secolo, tendenze di “cattolici socialisti” che, seguendo le dottrine di Saint-Simon, cercano, come il belga Benjamin Buchez, di istaurare un comunitarismo sociale in lotta diretta con il capitale. Il 1848 segna diverse rivoluzioni di carattere politico e l’apparizione del manifesto di Karl Marx: il socialismo si sta concretizzando e diventando utopistico, scientifico. In campo cattolico il 1848 non è meno denso di avvenimenti: segnaliamo l’inizio ufficiale, nella cattedrale di Magonza, dell’opera sociale del vescovo Emmanuel Von Ketteler il quale, oltre ad una dottrina sistematica della proprietà secondo san Tommaso, propone incontri stabili ─ il Katholikentag ─ organizzazioni sociali, iniziative articolate e precise. È il tempo di Kolping e degli altri iniziatori di un organico movimento che in tutta l’Europa stà snodando con maggior chiarezza ed efficacia. In Austria inizia la sua opera Vogeslang; in Svizzera Mermillod ─ che diventerà cardinale ─ pone le basi dell’azione sociale che lo vedrà in prima linea come organizzatore dell’ Unione di Friburgo e a fianco di Leone XIII. In Italia ─ travagliata dai problemi dell’ unificazione ─ mons. Chavraz, vescovo di Pinerolo, si adopera per la fondazione di società mutualistiche e cooperative mentre, sulla Civiltà Cattolica, Taparelli, Dazeglio e padre Liberatore stanno chiarendo quelle idee che alimenteranno il movimento cattolico sociale. In Francia tre nomi famosi campeggiano nel settore sociale: Léon Harmel, La Tour du Pin e Albert De Mun. Harmel è un industriale che anticipa in pratica le Rerum Novarum: allocazioni familiari per gli operai, casse di risparmio operaie, pensioni di vecchiaia, consigli di gestione con competenza sociale e disciplinare. La Tour du Pin e De Mun vengono a contatto con Kolping. La Tour du Pin conosce a Vienna Vogelsang e diventa il teorico del movimento sociale cattolico sposando, per la soluzione pratica, la teoria del corporativismo: « corporazione libera nella professione organizzata». Da questi uomini nasceranno i Segretariati Sociali, la Confederazione Francese dei lavoratori cristiani, le Settimane Sociali di Francia. Anche in Inghilterra, nonostante che i cattolici siano in minoranza del dieci per cento, il gruppo cattolico si fa sentire. I nomi più noti sono quelli di Devas, professore di Oxford e del cardinale Henry Manning (1808-1891). Come il Devas, Manning è un convertito: da pastore evangelico il Manning diventa sacerdote cattolico nel 1851 e incomincia ad occuparsi della situazione operaia. Nel 1865 è arcivescovo di Westminster e nel 1875 cardinale. Manning è l’ Arcivescovo dei poveri, il difensore dei diritti degli operai e del diritto di sciopero. Nel 1889 lo vedremo lottare a fianco a fianco con gli scaricatori di porto a Londra in uno sciopero e mediare la pace che fu chiamata: «pace del Cardinale».

Negli Stati Uniti le condizioni operai non sono diverse dagli altri Paesi: la forte industrializzazione pone problemi gravissimi. Nonostante la conclamata libertà di cui il grande Paese Americano si vanta, gli operai sono costretti ad unirsi in società segrete: i famosi Knight of Labour (Cavalieri del lavoro). Fra i nomi più illustri del movimento sociale negli U.S.A. ricordiamo mons.John Ireland (1838-1918) che lavora per attuare la dottrina cattolica nella vita sociale e scrive che la democrazia è il frutto del lievito evangelico dell’uomo, e il cardinale Giacomo Gibons, arcivescovo di Baltimora. Nel Belgio, diventato indipendente solo nel 1830, dopo la rivoluzione del 1848 si consolida il potere della borghesia, si rafforzano le impostazioni liberali proprio nello stadio dell’espansione industriale. Il Belgio è una terra di lavoro dove i primi operai si contendono gli aiuti dell’ assistenza il cui soccorso arriva ad essere computato nel salario. Solo verso il 1886 gli operai ottengono qualche riforma nella legislazione del lavoro e nel 1889 incominciano ad avere qualche influenza nell’andamento del Paese. Ai risultati positivi si è aggiunto in modo particolare attraverso i “circoli” e l’azione dei cattolici che si manifesta nei congressi di Malines del 1863, 1864 e 1867 e riesce a riunire la federazione delle società operaie cattoliche da cui, nel 1891 si passerà alla «Lega democratica Belga». Ducpetiaux e Dauby sono i teorici del movimento operaio. Vanno ricordati inoltre gli abbati De Grijse e A. Pottier: una delle figure più rimarchevoli nel cattolicesimo sociale.