Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

La riflessione – Ius Soli sì, Ius Soli no.

di Marco Marra.

La volontà della maggioranza di estendere la cittadinanza italiana anche ai figli di immigrati, nati sul suolo italiano, sta accendendo oramai da mesi il dibattito politico all’interno del Parlamento italiano. Numerose mobilitazioni si sono susseguite sia da parte dei favorevoli che dei contrari. Tutto questo ha avuto un risvolto anche all’interno della società civile, infatti il dibattito ha presto creato una crepa, non facilmente rimarginabile, trai sostenitori e i detrattori. La necessità di approvare il disegno di legge nasce dalla volontà di modificare una oramai datata legge risalente ad un quarto di secolo fa, stiamo parlando della legge n.91 del 05/02/1992, che prevede la possibilità di diventare cittadino italiano solo per IUS SANGUIS, ovvero solo per diretta discendenza da un cittadino italiano. Mentre per chi non ha alcun legame con un soggetto di origine italiana, quindi nel nostro caso un figlio di due cittadini stranieri, ad oggi deve attendere il compimento del 18esimo anno di età per ottenere la cittadinanza a condizione, però, che questi abbia mantenuto dalla sua nascita alla maggiore età la residenza fissa in Italia. Tuttavia esistono due deroghe a tale principio, ovvero quando il minore è vittima di un abbandono alla nascita, e dunque non vi è alcun legame con l’eventuale cittadinanza straniera del genitore; oppure quando si nasce da genitori ignoti o apolidi. Una fattispecie del tutto particolare, insomma. Quello di cui si sta discutendo oramai da mesi è una forma di Ius Soli alternativa, che in gergo tecnico giuridico è definito come: “Ius Soli temperato”. Come facile dedurre, anche dall’etimologia del tecnicismo, quello di cui si sta discutendo è una forma particolare dello Ius Soli assoluto. Infatti, quest’ultimo dona la cittadinanza chiunque sia nato, da genitori stranieri, all’interno del territorio nazionale.   Nel caso italiano, infatti, per diventare automaticamente cittadini italiani non basterà il solo fatto di essere nato entro i confini del bel paese, ma sono previsti ulteriori richieste da soddisfare: Essere nato da genitori stranieri entro i confini nazionali, previa residenza, di almeno uno delle due figure parentali, da almeno cinque anni regolarmente e legalmente sul territorio nazionale. Qualora il genitore straniero, non comunitario, è in possesso del permesso di soggiorno deve soddisfare altre tre richieste:

1.       Avere un reddito non inferiore all’importo annuo dell’assegno sociale

2.       Deve disporre di un alloggio che risponda ai requisiti di idoneità previsti dalla legge.

3.       Deve superare un test di conoscenza della lingua italiana.

Tuttavia, le chance per diventare cittadino italiano non finiscono qui, infatti è possibile percorrere, qualora fosse approvata, anche una seconda strada ovvero: lo Ius culturae. Potranno chiedere di diventare italiani i cittadini che nati in Italia, oppure giunti nel nostro paese prima dei 12 anni e che hanno concluso almeno un ciclo scolastico in Italia. I giovanissimi, invece, giunti nel nostro paese tra i 12 ed i 18 anni dovranno concludere non solo un ciclo scolastico in patria, ma risiedere obbligatoriamente per anni sei all’interno del nostro paese. Un disegno di legge che se fosse approvato andrebbe a regolarizzare la situazione di molti individui che vivono, lavorano e hanno deciso di porre le basi per i loro futuro all’interno della nostra penisola. Secondo i recenti dati statistici gli stranieri in Italia sono più di un 1 milione e 65 mila individui, tra cui molti giovanissimi di seconda generazione che non hanno ancora acquisito la cittadinanza italiana (citato da “La Repubblica”). Una situazione che a detta dei partiti afferenti all’area di centro sinistra e della sinistra italiana, andrebbe sbloccata immediatamente. Invece, dal punto di vista dei membri dei partiti di centro destra e destra, la possibilità che passi tale ddl potrebbe essere un pericolo per la nazione. La situazione diventa imbarazzante se si pensa che il nostro paese da tempo oramai meta per numerosi stranieri in cerca di fortuna sia legata ad una legge che lo scorso 5 febbraio ha compiuto 25 anni. Da allora in Italia sono cambiate molte cose; dal punto di vista di chi è arrivato si è creata una generazione di giovani uomini e donne che chiedono maggiori diritti, dal punto di chi ha visto arrivare i cosiddetti “stranieri, in molti casi si è creato un fantastico ed innegabile melting pot tutto italiano. Se poi consideriamo anche i numeri di coloro i quali vivono, ma soprattutto che creano le loro famiglie sul territorio nazionale pur non essendo autoctono, vedremo come in 25 anni le cose sono assolutamente cambiate, infatti i numeri sono in continua crescita.