Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

La ricchezza non sfruttata dell’acqua del fiume Bussento

di Lorenzo Peluso

I piccoli comuni vivono da anni ormai una crisi profonda di risorse che non gli consente di poter programmare a pieno iniziative e progetti di crescita e sviluppo capaci di garantire una sorta di sopravvivenza alle stesse comunità private sempre più di servizi e di prospettive. Inutile negarlo, i trasferimenti dallo Stato centrale ormai non esistono neppure più e l’unica possibilità di poter fruire di risorse economiche è relegata ai fondi europei che però presto si esauriranno. Dunque, occorre pensare a fondo e ricercare soluzioni che consentano di rendere quanto più autonome, economicamente parlando, le piccole comunità. Insomma occorre  sfruttare a pieno le potenzialità, le risorse, che evidentemente pure esistono su territori che per secoli hanno consentito alle comunità che qui vivono di poter resistere. Spesso, tra l’altro, siamo tanto abituati a ciò che teniamo che probabilmente neppure ci rendiamo conto del valore e della ricchezza che quel bene, quella risorsa, può rappresentare per la stessa comunità. Mi veniva in mente, ad esempio: la risorsa acqua. Una ricchezza vera da preservare, per un Comune come quello di Sanza, infatti è l’acqua. Le molteplici sorgenti che dal Monte Cervati forniscono milioni di metri cubi della più preziosa risorsa, negli anni a venire potranno essere oggetto di interessi da parte di enti e non solo che dall’acqua ne traggono ricchezza. Negli anni il Consac, ad esempio, ci ha provato, più volte, ed in realtà per certi versi vi è anche riuscito captando l’acqua da una sorgente che alimenta l’acquedotto del Cilento. Un “prelievo” che nulla però ha portato nelle casse del Comune di Sanza e nessun vantaggio per i cittadini di questa comunità. Si aggiunga che, tra l’altro, negli ultimi anni è in corso un vero e proprio braccio di ferro proprio sulla gestione del servizio idrico integrato, tra il Comune di Sanza, ma non solo, e lo stesso Consac che in tutti i modi, anche sfruttando una legge ambigua sul bene risorsa primaria acqua. Insomma, l’acqua una ricchezza che deve essere valorizzata e sfruttata al massimo, oltre che preservata. Strano a dirsi che negli anni nessuno abbia mai pensato, ad esempio, a sfruttare l’acqua del fiume Bussento con dei piccoli, impianti idroelettrici. Una tecnologia a basso costo che fornisce energia elettrica e dunque ricchezza. In sostanza, senza costruire alcuna diga, l’impianto sfrutta l’acqua che scende che fa girare una turbina che genera energia elettrica.
La turbina idraulica, un dispositivo meccanico che trasforma l’energia potenziale e/o cinetica dell’acqua in energia meccanica, fa girare un alternatore che la trasforma in energia elettrica con potenza di 100 kW. elettrica. Un impianto micro-idro sfrutta l’energia potenziale posseduta dalla corrente di un corso d’acqua. Per gli impianti di dimensioni molto ridotte (2-3kW), la turbina, che è il componente principale di un impianto, può alloggiare direttamente nel corso d’acqua, mentre per gli impianti di dimensioni più grosse si utilizzano apposite opere civili come canali di adduzione, vasche di carico, condotta forzata ecc., che prelevano parte dell’acqua dalla corrente del corso e dopo che ha attraversato la turbina viene restituita al corso d’acqua in un punto più a valle. In sostanza, senza alterare l’equilibrio del fiume, si può sfruttare l’acqua che diviene risorsa energetica. Energia che il Comune può inserire nella rete di distribuzione avendone un reddito. Se poi addirittura si pensi alla realizzazione di un’azienda comunale per la gestione idrica, tale risorsa economica rappresenta un valore aggiunto per garantire anche qualche posto di lavoro. Questo, dunque, un piccolo esempio, di come poter utilizzare al meglio una risorsa disponibile che, viceversa, se non viene utilizzata, presto potrebbe essere appannaggio di altri.