Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

La questione siriana tra Trump e Putin.

di Lorenzo Peluso.

La partita è solo all’inizio. La scacchiera è quella mediorientale. La Russia ha nel mirino gli Stati Uniti e quindi quale occasione migliore della situazione siriana per affondare il coltello nella piaga dell’inutile diplomazia americana impostata da Donald Trump se non la questione siriana? La parola, da Mosca, è passata all’’esercito russo impegnato a Damasco che senza mezzi termini ha accusato gli Stati Uniti di impedire ai profughi siriani di ricevere aiuti umanitari, insomma una sorta di “incriminazione ufficiale” degli americani di “crimini di guerra”. Secondo il Centro russo per la riconciliazione delle parti in guerra, la situazione umanitaria è molto difficile nella regione di At-Tanf, sul confine giordano-siriano, dove si trova una guarnigione della coalizione internazionale guidata da Washington. La questione, sollevata sui banchi del palazzo di vetro a New York, che sta alimentando lo scontro con Mosca è, tra le altre cose, l’uso di armi chimiche da parte delle forze del presidente siriano Bashar Al Assad. Secondo gli ispettori ONU Assad ha utilizzato il gas mortale nell’attacco di Khan Sheikoun dello scorso aprile in Siria. Un attacco che ha causato la morte di oltre 90 persone. L’accusa sostenuta dagli americani trova conferma dall’inchiesta congiunta di Onu e Opac. Una conferma secondo l’ambasciatrice Usa all’Onu, di quanto sospettato, ovvero dell’uso di armi chimiche da parte di Damasco. Per l’ambasciatore britannico all’Onu, è arrivato il momento delle responsabilità, chiamando in causa proprio il governo di Mosca. “Penso alla Russia, cosi come tutti i paesi membri del Consiglio di sicurezza, che devono intervenire, altrimenti verranno prese le misure previste dall’articolo 7, nel caso in cui qualcuno abbia fatto uso di armi chimiche in Siria. E’ ormai ora che la Russia abbandoni Assad e che venga fatta giustizia” ha riferito l’alto diplomatico inglese. Gli hanno fatto eco dagli Stati Uniti attraverso le parole dell’ambasciatrice Haley. Un vero e proprio appello a quei paesi che sostengono Damasco di smettere di favorire il regime. Una sorta di rincalzo sulla questione visto che gli Usa avevano già ammonito Mosca e Teheran, per il ruolo di complici negli attacchi contro la popolazione siriana. Un avvertimento respinto al mittente da Mosca che si era affrettata a definire “inaccettabile” l’accusa verso il Cremlino da parte degli americani. Insomma, un sottile ed astuto gioco di scacchi dove a muovere le pedine sono sempre più i russi.