Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

La questione libanese, una nuova minaccia per il Medio Oriente.

di Lorenzo Peluso.

Qab Elias  – Le condizioni di vita nel grande campo profughi alla periferia della città di Qab Elias, a un’ora da Beirut, erano già al limite della sopportabilità. Ora un devastante incendio ha distrutto il campo  in cui avevano trovato rifugio molti siriani in fuga dalla guerra. Almeno tre persone sono morte e numerose altre sono rimaste ferite. Il campo si trova nella valle della Bekaa. Alcuni testimoni hanno riferito di una esplosione udita nelle vicinanze del campo, ma la portavoce dell’agenzia dell’Onu per i rifugiati ha detto che le fiamme sarebbero partite da un fornello da cucina. Il Libano, con una popolazione di cinque milioni di abitanti, accoglie più di un milione di profughi siriani, in gran parte alloggiati in tendopoli e campi improvvisati distribuiti in tutto il paese. Prima dei siriani ad occupare i campi erano soprattutto palestinesi. Secondo i dati delle Nazioni Unite però, dall’inizio della guerra civile in Siria, dal marzo 2011,  4,8 milioni di siriani sono stati costretti a lasciare il paese. La maggior parte dei rifugiati siriani registrati dall’Unhcr (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati) si trova in Turchia (oltre 2,7 milioni), in Libano oltre 1 milione. Quasi un milione poi è distribuito tra Giordania (oltre 650 mila) e Iraq (quasi 240 mila). Questi però sono solo i numeri ufficiali. Secondo il governo libanese infatti, oltre ai rifugiati registrati, il paese dei Cedri accoglie almeno 500 mila siriani non registrati. Una situazione molto complessa quella del Libano. Ad oggi infatti circa 2 milioni di persone hanno occupato il paese. In sostanza in Libano una persona su tre proviene dalla Siria o è un rifugiato palestinese. Numeri impressionanti che rischiano di mettere in crisi il sistema paese che sotto la pressione dei rifugiati fatica notevolmente a venir fuori da una crisi economica e sociale e che ora si vede costretto  a fare i conti anche con questioni etniche e religiose. Insomma, un focolaio che potrebbe far riesplodere la questione libanese in un’area del medio oriente che proprio non riesce a trovare pace.