Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

La “questione kurda” al centro della presentazione del libro di Lorenzo Peluso a Padula con Soran Y. Ahmad

di Pierpaolo Fasano.

Pomeriggio di grande spessore culturale a Padula, presso la sala conferenze della Chiesa di Sant’Alfonso Maria de Liguori, in occasione della presentazione del libro “I Giardini di Bagh-e Babur” di Lorenzo Peluso. L’incontro, moderato dalla giornalista Stefania Marino, è stata l’occasione non solo per ascoltare la testimonianza del reporter salernitano ma anche per approfondire e comprendere le dinamiche della “questione kurda” e del “popolo senza patria” grazie all’autorevole presenza di Soran Y. Ahmad, Segretario Generale dell’Istituto Internazionale di Cultura Kurda a Roma. A portare i saluti il sindaco di Padula, Paolo Imparato, che ha sottolineato il legame di profondo affetto e amicizia con Peluso, e don Vincenzo Federico, parroco della parrocchia di Sant’Alfonso a Padula, che ha ricordato la sua permanenza ad Erbil, nel Kurdistan iraqueno, nel 2017, con aneddoti e curiosità che legano un territorio così apparentemente lontano al nostro che da anni ormai si è aperto all’accoglienza. La parola è passata poi al Tenente Colonnello Giovanni Graziano, dell’8° Reggimento di Artiglieria Pasubio di Persano, che ha sottolineato le contraddizioni della realtà iraquena che, per certi versi, è molto più simile alla nostra di quanto si pensi. Graziano (che nelle sue missioni è un “uomo senza volto”) ha ricordato l’importante apporto dei militari italiani nello sviluppo del territorio iraqueno ampiamente testimoniato da una straordinaria opera di ingegneria: la diga di Mosul. Si è poi soffermato sull’opera di addestramento dei peshemerga per combattere lo Stato Islamico che non è solo loro nemico ma è “nemico di tutto il mondo”. Il Ten. Col. Graziano ha elogiato l’operato di Peluso quale testimone diretto, nel libro, della quotidianità del Kurdistan iraqueno, una pagina ancora assente nella bibliografia di settore. Sulla stessa linea d’onda l’autorevole Soran Y. Ahmad, Segretario Generale dell’Istituto Internazionale di Cultura Kurda a Roma, che ha espresso parole di profonda ammirazione e stima per l’opera di Peluso, soprattutto per la sua capacità di raccontare aspetti e lati umani ancora inediti e poco conosciuti del popolo curdo. Soran Y. Ahmad ha tratteggiato, per grosse linee, le peculiarità della “questione kurda”, della battaglia culturale che stanno combattendo contro la “fabbrica della violenza” creata da Saddam Hussein in Oriente. Ha poi ricordato l’operato dell’Istituto Internazionale di Cultura Kurda, attivo dal 2012, che ogni anno realizza in media, tre pubblicazioni. Il lavoro accademico si completa con i corsi di lingua e letteratura kurda, con le conferenze sulla “questione kurda” e con il progetto di realizzare un dizionario della lingua kurda in collaborazione con la Treccani. Lorenzo Peluso, con pathos e trasporto, ha poi raccontato la sua esperienza di reporter nata dal desiderio di voler raccontare il mondo “sporcandosi le scarpe”. Una sfida con se stesso a partire dall’insegnamento di Walter Tobagi. Toccante e penetrante la disamina sull’universo femminile iraqueno, sulla bellezza dei loro occhi e sulla fierezza del loro operato da “peshmerga” nonostante per loro sia prevista una sepoltura senza nome. Peluso si è soffermato sulla bellezza e sull’unicità del territori, così pericolosi, ma così affascinanti. Sull’operato dei militari italiani nello sviluppo culturale del Paese. Su ciò che ha visto e vissuto e che è racchiuso ne “I Giardini di Bagh-e Babur”, un ricco mosaico di descrizioni e argomentazioni.