Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

La Previsioni Vendemmiali 2018, una buona annata

redazione

Il clima bizzarro di questo ultimo scorcio di fine estate irrompe in un’annata che potrebbe ancora portare la produzione vitivinicola a 50 milioni di ettolitri, mentre la Spagna si fermerebbe a 43 milioni. Le elaborazioni, riferisce l’Unione italiana vino, effettuate tra la fine di agosto e i primissimi giorni di settembre stimano la produzione nazionale di vino 2018 a 49 milioni di ettolitri, con un recupero del 15% rispetto ai 42,5 milioni indicati per il 2017 dall’Agea, sulla base delle dichiarazioni di produzione. La stima, come sempre, è la media di una forbice che si ritiene attendibile possa variare tra un minimo di 48 milioni e un massimo di 50 milioni di ettolitri. La campagna vitivinicola 2017 è stata contrassegnata da scarsissima produzione e la lettura dell’incremento, pur rilevante, stimato per l’attuale vendemmia potrebbe non bastare a recuperate le perdite dello scorso anno. È il caso delle regioni del Centro Italia, dell’Emilia Romagna o della Sicilia. Questo risultato permetterebbe, comunque, all’Italia di mantenere la leadership mondiale nonostante i notevoli incrementi produttivi stimati anche per Francia e Spagna. Le ultime stime transalpine, infatti, fermerebbero la produzione a 46,1 milioni di ettolitri, mentre in Spagna sembra attendibile un tetto di 43 milioni di ettolitri. In Italia lo sviluppo dei vigneti, iniziato sotto i migliori auspici, è stato condizionato da un clima bizzarro che ha alternato gelate, piogge e umidità. Il risultato finale sia sul fronte quantitativo che qualitativo comunque dipenderà per ogni vitigno, come prassi, dal periodo immediatamente precedente la vendemmia. La regolare maturazione delle uve, infatti, è condizione necessaria non solo per i volumi ma anche per il raggiungimento del giusto livello di maturazione (zuccherina e fenolica), su cui le continue piogge potrebbero incidere negativamente. Già in molte regioni, per esempio, si è fatta richiesta di ricorrere alla pratica dell’arricchimento. È stato soprattutto il Sud ad aver registrato le maggiori criticità legate all’andamento meteo, con piogge record, umidità sopra la media non compensata dai venti di Scirocco e Maestrale, praticamente assenti. Tutto questo ha reso faticosa la gestione del vigneto e influito sulle operazioni vendemmiali, soprattutto per le varietà rosse: per queste, potrebbe rendersi necessario un raccolto anticipato, con il rischio di sacrificarne la gradazione ottimale.

L’abbondanza di piogge e umidità ha rappresentato, poi, terreno fertile per lo sviluppo delle malattie della vite, tra tutte la peronospora, ma anche mal dell’esca e marciumi. Si è verificata in più parti la difficoltà di entrare nei vigneti con i mezzi meccanici e i trattamenti anticrittogamici si sono dovuti somministrare manualmente. Per via di questa situazione, in generale gli interventi in vigna sono stati molto più numerosi sia rispetto allo scorso anno sia a un’annata “media” e questo finirà inevitabilmente per incidere sui costi di produzione. Prematura invece qualsiasi considerazione sull’andamento dei prezzi per la campagna appena iniziata, anche se i mesi estivi hanno evidenziato qualche flessione del tutto fisiologica via via che si avvicinava la nuova vendemmia, che ad agosto si annunciava ancora più abbondante. Intanto, dopo tre campagne di prezzi complessivamente al ribasso, la campagna 2017/2018 (agosto 2017-luglio 2018) si è chiusa con segni positivi in tutti i segmenti di mercato. Nello stesso periodo, anche i listini dell’agricoltura nel suo complesso sono cresciuti (+4%) ma con un ritmo decisamente inferiore rispetto al +31% messo a segno dal settore vino. L’indice ISMEA dei prezzi alla produzione evidenzia come il risultato realizzato dal vino nel suo insieme abbia trovato un fattore determinante nei vini comuni (+61%), segmento più sensibile al contesto internazionale caratterizzato, nella passata campagna, da una netta contrazione e un conseguente rimbalzo dei prezzi anche nel principale produttore di vini comuni che è la Spagna dove, tuttavia, l’incremento non ha raggiunto i livelli toccati in Italia. Il segmento delle Dop, che nel complesso ha fatto segnare un +15%, ha per sua natura percorsi commerciali molto differenti e diversificati. Per questi prodotti, le oscillazioni dei prezzi alla produzione sono generalmente di minor intensità rispetto ai vini comuni.