Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

La polvere ed il vento tra i vicoli di Mosul.

di Lorenzo Peluso.

Una città che non esiste più Mosul. Non c’è più nulla che possa far pensare che qui si può vivere. La distruzione e la devastazione non si percepiscono neppure perché tutto è nulla, nessuna cosa ha senso. Neppure si riesce a capire cosa potessero essere quei cumuli di cemento e macerie che nascondono le strade ed i vicoli. Non si può immaginare di vivere in un luogo così. la parola d’ordine dunque ora è ricostruire Mosul; fare presto. Alle migliaia di persone fuggite in poco più di due anni ora si aggiunge il rischio che chi non è potuto scappare allora, perché costretto dai terroristi Isis, ora che tutto o quasi è finito, vada via per sempre. E poi, un altro serio pericolo, che le macerie della città, avvolte dal silenzio e la polvere  ritornino presto di nuovo nelle mani dei terroristi Isil. All’apparenza infatti i tagliagole dello stato Islamico sono stati cacciati, poco più di una settimana fa. In realtà, come la storia recente ha dimostrato, l’opera di bonifica culturale ed ideologica, neppure è ancora iniziata. I lunghi mesi di assedio alla parte antica della città potrebbero rivelare ora la presenza nascosta, confusi tra i civili disperati, di sacche di jiadisti pronti a riprendere il controllo appena trovano spazi utili. Il governo iracheno ancora non ha mostrato nessun interesse nella ricostruzione di Mosul; probabilmente mancano anche le risorse. Di certo c’è che servono fondi che il governo iracheno non ha. Il costo della guerra è troppo alto, non solo in termini di vite umane. L’Iraq in questi due anni ha perso anche un’importante fetta di mercato nelle vendite del petrolio che intanto registra un calo netto del prezzo con margini molto assottigliati. mentre gli americani e la Russia si misurano sulla vicenda siriana, a mostrare un interesse reale per la città di Mosul sembra essere solo il vicino Kuwait. Anche questa una strana anomalia. Il Kuwait, causa ed obiettivo che nel 1990 scatenò la Guerra del Golfo, invaso ed occupato dalle forze militari di Saddam, oggi pronto ad aiutare l’Iraq. A Mosul non c’è pià nulla per cui vale la pena combattere; manca l’acqua, l’elettricità. Persino l’ospedale, dove si è consumata una dura battaglia a colpi di mortaio per oltre un mese, è distrutto. Gravemente danneggiati sono tutti i ponti sul Tigri. L’antica e gloriosa Mosul, l’antica Ninive, sulle sponde del Tigri, citata anche nella Bibbia, oggi ascolta solo il silenzio di una pace apparente. Mostra solo le sue macerie dove l’unica aria che si respira è la polvere del calcestruzzo sgretolato e spazzato dal venticello che qui non manca mai.