Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

La politica estera del nostro Paese, da Alcide De Gasperi a Luigi Di Maio

di Lorenzo Peluso

Il pensiero che l’incarico è lo stesso, davvero mi lascia perplesso. Lo stesso incarico, in periodi storici diversi, certamente. Luigi Di Maio giura davanti al Presidente della Repubblica da Ministro degli Affari Esteri, di fatto la seconda carica del Governo. Prima di lui, nel 1946 Alcide De Gasperi. Tra il ’46 ed il ’47 Pietro Nenni. Tra il 1947 ed il 1951 Carlo Sforza; poi ancora Alcide De Gasperi tra il ’51 ed il ’53. Tra il ’53 ed il ’54 Giuseppe Pella; nel 1954 anche Attilio Piccioni. Erano anni quelli dove i governi duravano davvero poco. Infatti dal 1954 al 1957 Giuseppe Martino; per un anno ancora, fino al ’58 Giuseppe Pella. Tra ’59 e ’59 Amintore Fanfani; fino a marzo del 1960 ancora Giuseppe Pella. dal 1960 al 1962 poi Antonio Segni; dal ’62 al ’63 Attilio Piccioni. Potrei continuare così, ma vi basti considerare che Ministro degli Esteri della Repubblica Italiana lo sono stati anche Aldo Moro (dal 1969 al 1972 e poi ancora dal 1973 al 1974); Emilio Colombo dal 1980 al 1982; Giulio Andreotti dal 1983 al 1989; Gianni De Michelis dal 1989 al 1992; Gianfranco Fini, dal 2004 al 2006; Massimo D’Alema dal 2006 al 2008; Paolo Gentiloni, 2014 al 2016. Quasi dimenticavo, anche Angelino Alfano 2016 al 2018. Ben 44 ministri degli Esteri dal 1946 ad oggi. Oggi il 45° ministro degli esteri è Luigi Di Maio. In cosa dovrà intervenire Di Maio sullo scacchiere internazionale, mostrando non solo la posizione del nostro Paese ma anche l’autorevolezza del nostro agire, è cosa semplice. La diplomazia italiana sarà al centro dello scontro tra gli Stati Uniti di Donald Trump è la Cina, basti ricordare la questione dazi commerciali ed il recente memorandum firmato con la Cina per la Nuova Via della Seta dal governo Conte 1. Di Maio dovrà dimostrare autorevolezza anche sulla questione Venezuela, il mancato riconoscimento di Juan Guaidò e la condizione degli italiani che li vivono.  Poi ci sono sul tavolo le scottanti questioni legate alla Russia e l’Iran. Non solo perché poi esiste un problema chiamato Mediterraneo, con la questione rapporti con la Libia, con l’Egitto, con la Tunisia. Poi le vicende interne all’Europa, innanzitutto con i cugini francesi. Di Maio dunque avrà la responsabilità  sulle ultime scelte che l’Italia dovrà ancora compiere su questioni che intrecciano la diplomazia con la strategia dell’impegno militare in Afghanistan in Libano, dove in nome dell’Onu l’Italia ha assunto il comando del contingente internazionale. Ancora aperta poi la questione con l’India sulla vicenda dei Marò. Questi sono solo alcuni dei dossier più scottanti sul tavolo della Farnesina. Un lavoro complesso che necessita di grandi competenze e di grande intelligenza. La sfida per Di Maio non è solo personale, questo va detto. Sul profilo internazionale il nostro Paese si gioca la credibilità ed il rispetto di partner europei, qui la questione migranti è prioritaria, e delle interconnessioni economiche, per gli accorsi commerciali che ci fanno guardare ad Oriente ma anche l’America. Saprà Di Maio gestire tutto questo? Altri tempi quelli di Moro e De Gasperi, certo. Tuttavia è solo il tempo che fornirà risposte utili, occorre stabilire solo a quale prezzo. Intanto il governo oggi Conte ha giurato al Quirinale, nelle mani del presidente della Repubblica Sergio Mattarella: è dunque nella pienezza dei poteri. Anche Di Maio, come gli altri Ministri, ha giurato e ha firmato il giuramento, pronunciato la formula: “Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della Nazione”.