Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

La politica, De Marsico e la storia smarrita del tribunale di Sala Consilina

di Lorenzo Peluso

L’impressione nell’accedere all’atrio della struttura giudiziaria era sempre la stessa. La sensazione era comunque quella di mettere piede in un luogo sacro. Credo che in questo influisse molto l’inevitabile sguardo che si coglieva nel busto posto a pochi metri dall’ingresso principale; credo che tutti coloro che lo incrociavano avessero l’impressione di un ammonimento. Un busto ad Alfredo De Marsico che proprio a Sala Consilina nacque il 29 maggio 1888. Tuttavia, forse proprio come De Marsico, le vicende alterne della storia del tribunale salese sono un insieme di luci ed ombre. Ricordo quella mattina del 13 settembre 2013. Erano stati giorni carichi di tensione; la situazione già alle 8.00 si presentava incandescente.  Dalle prime luci del mattino un centinaio di cittadini ed i comitati civici avevano occupato via Nazionale, la strada principale del Vallo di Diano lungo la Statale 18. L’obiettivo era impedire dal giorno dopo, il trasloco della documentazione giudiziaria a Lagonegro, nella vicina Basilicata, nella sede del tribunale che aveva assorbito il tribunale di Sala Consilina. Il traffico alle 9.30 era già andato in tilt, con oltre sei chilometri di code in entrambi i sensi di marcia. A poco erano serviti gli inviti delle forze del’ordine rivolti ai manifestanti che nel mentre avevano già confermato che il presidio sarebbe restato ad oltranza. Alcuni funzionari della Procura di Salerno erano già riusciti a portare via le auto blu destinate ai magistrati. Ad un certo punto un uomo, dopo essersi cosparso di benzina,  tenta di darsi fuoco con un accendino. Soltanto l’intervento di altri manifestanti che stavano partecipando alla protesta riuscì a scongiurare la tragedia. Intanto l’uomo, un commerciante del posto gridava ai quattro venti che «Se entro le prossime 24 ore il ministro Cancellieri non ci dara’ una risposta positiva mi daro’ fuoco e, questa volta, nessuno riuscira’ a fermarmi». Il giorno successivo, ricordo il consiglio comunale straordinario di Sala Consilina e la serrata generale di tutti gli esercizi commerciali dei 15 comuni del Vallo di Diano. Il consiglio comunale in sessione urgente e straordinaria, dalle 8 di mattina, nel piazzale esterno del palazzo di Giustizia, in modo da impedire il trasferimento materiale dei fascicoli dal presidio di giustizia. Così fu, almeno per quel giorno. L’impressione era sinceramente che per la prima volta la gente del Vallo di Diano, avesse preso coscienza reale che il danno era fatto. Il tribunale era già andato. Qualche giorno prima, ricordo, un altro gesto di grande significato. Crocifissi davanti al tribunale di Sala Consilina per protestare contro il provvedimento di soppressione del Palazzo di Giustizia accorpato a quello di Lagonegro in Basilicata. Una manifestazione di dissenso messa in campo dagli avvocati del foro si Sala Consilina. “Non c’è nulla di blasfemo nella nostra protesta, vogliamo solo far passare il messaggio che la giustizia è stata crocifissa con questa riforma assurda”. Ricordo ancora le parole in lacrime dell’avvocato Rosy Pepe, una degli avvocati crocefissi. Nelle stesse ore   centinaia di cittadini consegnavano le loro tessere elettorali, mentre i sindaci del Vallo di Diano chiedevano di incontrare l’allora  premier Letta ed il ministro Alfano per scongiurare la soppressione del tribunale. Era il 10 settembre 2013. Troppo tardi.

Credo che l’inizio della fine si consumò una mattina di qualche mese prima a Potenza. Era il 20 febbraio del 2012. Dopo l’altalenarsi di notizie sulla paventata soppressione del tribunale di Sala Consilina, ma contestualmente anche quello di Lagonegro, la mossa che determinò di fatto il via libera, inconsapevole, all’accorpamento del tribunale di sala Consilina a Lagonegro, fu certamente l’investitura che scaturì al termine dell’incontro riservato, che si tenne nella sala riunioni della presidenza del Consiglio regionale della Basilicata a Potenza, tra l’allora governatore Vito De Filippo ed una delegazione proveniente da Sala Consilina, composta da avvocati ed amministratori locali. L’intesa si basava sulla necessità che almeno un presidio giudiziario sull’asse che da Salerno va fino a Cosenza fosse salvato e i territori lucani e campani avrebbero lavorato all’unisono per il raggiungimento di questo risultato. All’incontro, voluto e promosso da avvocati ed amministratori di Sala Consilina, era presente il presidente della Regione Basilicata, Vito De Filippo, il sindaco di Lagonegro Domenico Mitidieri, quello di Latronico Egidio Nicola Ponzo e il presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Lagonegro Rosa Marino, il sindaco di Sala Consilina Gaetano Ferrari, una delegazione del  Consiglio dell’Ordine degli Avvocati, guidata dal consigliere anziano Antonio Rienzo, il consigliere regionale campano Donato Pica. L’intesa raggiunta quella mattina seguiva di fatto l’analogo accordo raggiunto dai due Consigli dell’Ordine forense, ed in pratica: se la revisione delle circoscrizioni giudiziarie in atto a livello centrale (da cui si attendeva il taglio di alcuni piccoli Tribunali) dovesse vedere la scure abbattersi su Lagonegro e Sala Consilina, De Filippo che contava e non poco in ambito romano, fedelissimo dell’allora premier Enrico Letta, avrebbe prioritariamente spinto e chiesto per accorpare le due circoscrizioni in modo da fare “massa critica” e salvare almeno uno dei due tribunali che avrebbe accorpato l’altro al servizio dell’intero comprensorio. I presupposti erano molto chiari: tra Lagonegro e Sala c’è una distanza di 30 chilometri a fronte dei non meno di 100 che sarebbero necessari per raggiungere rispettivamente Potenza e Salerno e accorpando le due realtà si sarebbero innalzati i parametri qualitativi dei servizi, delle attività e numero di magistrati presenti presi in considerazione per decidere in merito alla sopravvivenza dei Tribunali. Ricordo perfettamente le parole di De Filippo pronunciate dopo aver attentamente ascoltato le istante delle due delegazioni: “siete certi di voler andare in questa direzione? Io mi muovo; mi impegnerò. Farò pesare il ruolo e la volontà della regione Basilicata sul tema”. Dal canto suo la delegazione di avvocati ed amministratori del Vallo di Diano erano certi che a conti fatti, se accorpamento ci fosse stato, sarebbe stato a favore di Sala Consilina, tribunale più grande, maggiore popolazione servita, molto più efficiente e moderno. Insomma una serie di elementi che oggettivamente spostavano l’ago della bilancia a favore del tribunale salese. La scelta dell’accorpamento, fu spiegato nell’incontro, rappresentava comunque una subordinata al tentativo di mantenere in vita entrambi i presidi. “Le linee guida della commissione tecnica incaricata di fissare i parametri per le nuove circoscrizioni – affermò il consigliere regionale campano Donato Pica – dovrà comunque passare per le commissioni parlamentari Giustizia e anche in quella sede dovremo porre in atto ogni utile tentativo per salvaguardare la specificità dei nostri territori. Ma è bene non trascurare ogni possibile soluzione”. Insomma vi era la convinzione concreta che a Roma si sarebbe potuto far pesare non solo l’oggettiva differenza qualitativa ed infrastrutturale del tribunale di Sala Consilina su quello di Lagonegro, ma probabilmente anche l’influenza politica che gli ambienti campani di ispirazione lettiana potessero esercitare in fase di decisione. Non fu così, anzi. In realtà De Filippo fece quello per cui si era impegnato, e lo fece anche bene. Intanto stanziando velocemente risorse straordinarie della regione per l’adeguamento del piccolo tribunale di Lagonegro, poi naturalmente fece valere in suo peso di governatore e di lettiano. Per onor di cronaca va detto che contestualmente, a dimostrazione della buona fede della delegazione salese, i due Consigli dell’Ordine degli avvocati, avevano commissionato un dossier ad un Centro Studi dell’Ordine dei Dottori Commercialisti per analizzare la realtà socioeconomica delle due circoscrizioni, che avrebbe evidenziato cosa comportasse la soppressione dei Tribunali e i risparmi che si sarebbero realizzati con l’accorpamento. In realtà, lo studio effettivamente fu realizzato e mostro che chiaramente era il tribunale di Sala Consilina che avrebbe dovuto accorpare quello più piccolo e meno efficiente di Lagonegro. Ma lo stesso studio non fu condiviso dagli avvocati lucani ed anzi ne scaturì anche una discussione molto animata. Rimase su carta, purtroppo. Al termine di quell’incontro a Potenza, queste le due dichiarazioni rese dai referenti dei due Ordini professionali: “Preferiamo la proposta alla protesta – ha detto il presidente lagonegrese Rosa Marino – e contiamo molto sul fatto che la norma prevede che siano ascoltati i presidenti di Regione e che, quindi, il nostro presidente De Filippo possa far valere le ragioni di entrambi i territori”. “Sopprimendo Sala e Lagonegro – ha detto il consigliere anziano dell’Ordine campano, Antonio Rienzo – non resterebbe più un solo tribunale nell’asse che va da Salerno a Cosenza. La scelta dell’accorpamento ha osservato – sarebbe invece il minore dei mali, con uno spostamento di appena 30 km da una sede all’altra. Al ministero abbiamo fatto una lettera asettica – ha aggiunto – non indicando la sede da scegliere tra le due. Per noi, qualunque sarà, la accetteremo”. Così andarono le cose.

A Roma si scelse la via dell’accorpamento ed il peso politico lucano esercitato sulla vicenda determinò la sede accorpante. La gloriosa storia del Tribunale di Sala Consilina finiva così, una mattina di settembre del 2013. Eppure in quelle aule di tribunale avevano lavorato uomini di grande spessore giudiziario. Tra i tanti, il giudice Domenico Santacroce, avvocato e magistrato, giudice del Tribunale di Brescia, poi trasferito a Salerno fino a diventare Procuratore capo della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Sala Consilina. Il suo spessore morale e professionale lo legano dal punto di vista umano, perché amico fraterno e depositario del testamento spirituale, a Marcello Torre, il sindaco di Pagani ucciso dalla camorra l’11 dicembre del 1980. Per comprendere lo spessore di Santacroce basta leggere un’interrogazione presentata alla Camera dei Deputati nell’ottobre del 1994 da Felice Scermino al Ministro di grazia e giustizia. Nella Interrogazione si evidenziava l’intervento della Procura della Repubblica di Sala Consilina, guidata dal Consigliere Domenico Santacroce, alla cui professionalita’ si deve la scoperta di poteri privati (vedi I.T.S. Intesa S.p.A.) che esercitavano pressioni per avere accesso privilegiato alla erogazione di danaro pubblico senza adeguate controprestazioni in termini di beni e servizi. L’intervento di Santacroce si concretizzò in una capillare repressione dell’usura e dei reati contro la pubblica amministrazione. Lo stesso Santacroce, nella qualità di presidente della sezione distrettuale dell’associazione nazionale magistrati di Salerno, in occasione dell’inaugurazione dell’Anno giudiziario del 1992, con profetica precisione, riferiva di pericolose connessioni tra poteri occulti, criminalita’ organizzata, politica ed affari sul territorio. Nel 1994 il magistrato celebrava importanti processi al tribunale penale di Sala Consilina sulla erogazione di consistenti tangenti e su altri gravi illeciti e venivano attivate massicce misure di protezione che lo costringono a vivere blindato e che gli avrebbero imposto addirittura un periodo di allontanamento in una localita’ segreta e protetta. Il palazzo di giustizia di Sala Consilina ha conosciuto anche l’impegno del giudice Alfonso Lamberti, vittima designata nel 1982 dell’agguato in cui però perse la vita la figlioletta di soli 12 anni, Simonetta, raggiunta da un colpo di pistola alla testa mentre era addormentata nell’auto con alla guida il padre. Quel 29 maggio del 1982 Alfonso Lamberti ricopriva il ruolo di  procuratore capo della Repubblica presso il tribunale di Sala Consilina. Il magistrato Lamberti tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80 si era occupato di numerosi processi contro esponenti della camorra. Tragica la vicenda del magistrato Lamberti che non si darà mai pace per la morte della figlioletta. “Raccogli nelle tue mani il mio perdono per essermi comportato da padre negletto!», scriverà nel libro Camorra, mafia, brigate rosse? L’omicidio di Simonetta Lamberti, edizioni Graus.

Le vicende del tribunale di Sala Consilina cambieranno radicalmente dal settembre 2011 quando si diffonde la notizia che il Tribunale di Sala Consilina sarebbe stato soppresso, a seguito dell’applicazione della legge delega n. 148 del 14/9/2011, come poi, di fatto, è effettivamente avvenuto con decreto legislativo pubblicato in data 12/9/2011. Quella notizia determinò uno stato di forte tensione nell’ambito giudiziario, viceversa molto sottovalutata dalla comunità locale. Tuttavia da parte dell’avvocatura, innanzitutto, vi fu una compatta e prolungata astensione dalle udienze civili e penali, nel periodo settembre 2011 – gennaio 2012, e successivamente anche nella primavera e nell’estate 2012. Che la situazione stesse degenerando per il Tribunale di Sala Consilina lo si era capito già quando il palazzo di giustizia era rimasto privo di un Presidente titolare per circa un anno e mezzo, fra l’autunno 2010 ed il dicembre 2011 quando Sergio Robustella prese possesso delle funzioni di presidente; era il 29 dicembre 2011. Nell’ultimo anno infatti erano state sospese le assegnazioni di nuovi magistrati. In particolare, proprio in vista della futura soppressione, non furono assegnati magistrati malgrado una scopertura di ben il 30% nella pianta organica, e cosa più importante per comprendere cosa stesse per accadere, tali posti vacanti non erano stati neppure messi a concorso. La politica locale, ma più in generale l’opinione pubblica era disinteressata da quanto stava avvenendo. Insomma l’ipotesi concreta di soppressione sembrava interessare solo all’avvocatura. Eppure, lo stesso nuovo presidente Robustella, nella relazione di inaugurazione dell’anno giudiziario 2012 avvertiva che: “è apparso immediatamente chiaro che era davvero molto forte il rischio che, con molta facilità ed in poco tempo, si sarebbe potuti arrivare al completo disgregamento della struttura giudiziaria ed alla completa paralisi della attività operativa del Tribunale di Sala Consilina”. Tuttavia, nonostante il contesto così difficile, proprio in quel periodo importanti obbiettivi furono raggiunti. Il Tribunale in poco tempo era stato completamente informatizzato. Si era messo in condizione di operare nel settore civile, ed anche, sia pure in misura più limitata, nel settore penale, al massimo livello per quanto concerne il settore telematico. Era partito il processo telematico, primo caso in Italia, ottenendo anche il riconoscimento formale da parte del Ministero della Giustizia, attraverso l’attribuzione del valore legale degli atti perfezionati con queste nuove metodiche. Grazie alla fattiva collaborazione tra magistrati, operatori amministrativi ed avvocati del Foro, nel giro di pochi mesi il Tribunale di Sala Consilina si era proposto come efficiente avanguardia, in campo nazionale, nel settore dell’informatica applicata nel campo giudiziario. Conto poco o nulla alla fine. In quella relazione il presidente Robustella scriveva che: “la decisione assunta di sopprimere il Tribunale di Sala Consilina, e cioè di una struttura giudiziaria che, a parere di chi scrive, non solo è necessaria per la comunità locale, ma che, a costi contenutissimi (molto meno di 100.000,00 euro all’anno), è in grado di fornire un servizio moderno ed efficiente)”. Robustella aggiungeva che quell’anno “doveva essere considerato un anno positivo dal punto di vista della resa giudiziaria, in quanto si sono introdotte numerose metodiche di sicuro affidamento e si è iniziato un intenso lavoro di smaltimento dell’arretrato”. Insomma, la gloriosa storia del tribunale di Sala Consilina che si misurava con le rivoluzioni informatiche del tempo non bastarono a scongiurarne la soppressione. La politica da sempre fa le sue scelte, spesso non considerando l’ovvio, ma patrocinando l’interesse che alimenta la stessa politica. Sono certo che questo mio pensiero possa essere condiviso da colui che a Sala Consilina ebbe i natali.

Il giurista Alfredo De Marsico la sera del 27 febbraio 1977 nella sua abitazione di Piazza Amedeo, 15 a Napoli, scriveva: Oggi, dunque, sono stato a S. Angelo dei Lombardi: un nido di aquile dove, in fondo ad una vallata, e stato costruito il nuovo Palazzo di Giustizia. Presenti due Ministri (Bonifacio e De Mita) alcuni deputati e qualche senatore. Molti magistrati, molti avvocati, moltissimi cittadini. Hanno parlato il Sindaco, il Primo Presidente della Corte d’Appello, il Presidente del Tribunale, il Presidente del Consiglio dell’Ordine forense locale; poi io e, dopo di me, il Ministro Bonifacio. Io non mi sono limitato a rievocare gli avvocati di S. Angelo coi quali ho lavorato per anni, ed a sottolineare l’importanza che questa piccola sede montana ha per me: vi discussi a meno di 22 anni (nel febbraio 1910) la prima causa di Tribunale, avendo la spaventosa sorpresa di trovare avversario De Nicola, che da allora mi protesse con la sua benevolenza. Né ho raccontato solo che, poco dopo, con lo stesso De Nicola percorsi a piedi – sulla neve altissima,» che impedì alla carrozza portarci dalla stazione al paese – otto chilometri di strada di montagna, slittando ad ogni passo. Ho preso a criticare le riforme che proprio ieri, (a quanto riferiscono i giornali) il Ministro ha proposto al Consiglio dei Ministri per la soppressione dei Pretori e la istituzione dei giudici onorari. L’ho criticato senza riguardi, ed ho concluso che l’Italia è nelle orribili condizioni attuali per i provvedimenti catastrofici che i Governi, l’uno dopo l’altro, hanno emanati sebbene di ciascuno fossero prevedibili le conseguenze: queste riforme abbatterebbero gli ultimi pilastri contro il caos, infiacchiti dallo scuotimento di tutti gli edifici dello Stato, ma ancora esistenti. Ha risposto lui, prodigandosi in complimenti, ma eludendo il problema, come sempre, ed ha ricominciato a fumare la pipa… Non ho mancato di dire che non sentivo ragioni per soffocare il mio pensiero su problemi che interessano la Patria. Posso assicurarti non solo del consenso di tutti ma del compiacimento di coloro che erano in grado di valutare la sostanza delle questioni. Ora, dopo un viaggio attraverso l’alta Irpinia, sono di nuovo a Napoli.

Le riforme della politica ed “i provvedimenti catastrofici che i Governi, l’uno dopo l’altro, hanno emanati sebbene di ciascuno fossero prevedibili le conseguenze”, ecco cosa mi pare di sentire da quel busto posto a pochi metri dall’ingresso principale di quello che fu il tribunale di Sala Consilina.