Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

La Pasqua di Mosul, in Iraq.

di Lorenzo Peluso.

La Pasqua di Mosul, in Iraq, ora che il mondo è concentrato sulla Corea del Nord, si vive nel silenzio delle voci. Il suono che si ascolta è sempre quello delle mitragliatrici e dei colpi di mortaio che esplodono di continuo tra i vicoli della città vecchia, ancora assediata da settimane. Nulla è cambiato in realtà da circa due mesi. La popolazione civile è allo stremo delle forze. Manca tutto. L’unica novità militare è la morte del più alto comandante dell’Isis a Mosul, Gummurod Khalimov (nella foto), ex colonnello delle forze speciali del Tagikistan e cecchino, su cui pendeva una taglia degli Usa da 3 milioni di dollari. Khalimov  era considerato il ministro della Guerra del califfato. La morte di Khalimov sarebbe avvenuta a seguito di un raid aereo dalle forze irachene la scorsa settimana a Ovest di Mosul. E’ questa l’area infatti sotto assedio dove si combatte strada per strada. La situazione a Mosul è drammatica.  Amnesty International denuncia che centinaia di civili sono stati uccisi da attacchi aerei nelle loro case o nei rifugi. la conferma arriverebbe anche dal fatto che presso l’ospedale di Erbil, nel Kurdistan iracheno, gestito da Emergency, la maggior parte delle vittime sono civili. Uomini, donne, bambini  che hanno subito amputazioni agli arti a causa degli ordigni esplosivi, delle schegge dei mortai e dei droni. Più del 50% sono donne e bambini.  Un dramma senza fine. La popolazione civile di Mosul è stretta nella morsa dei combattimenti. Attualmente, secondo fonti locali, si stima che ci sarebbero almeno 300mila persone intrappolate a Mosul ovest, senza via di fuga. E’ Pasqua intanto. I cristiani anche in Iraq celebrano la Pasqua di resurrezione “nonostante le sofferenze e le difficoltà” causate “dall’odio razzista” e dagli “attacchi sanguinari dei terroristi” ha detto il patriarca caldeo Louis Raphael Sako nel messaggio diffuso in occasione della Settimana Santa. Il primate della Chiesa irakena rilancia il compito di dialogo e riconciliazione che è affidato ai cristiani, chiamati a “rinsaldare il legame” con la propria terra. E invita politici e leader religiosi a costruire uno Stato “civile e moderno”, integrato in un “contesto di identità nazionale” che sappia promuovere “programmi educativi, economici e sociali efficaci”. E’ Pasqua. Anche in Iraq.