Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

La partita doppia in Libia. 130 miliardi di dollari e milioni di immigrati.

di Lorenzo Peluso.

French President Emmanuel Macron stands between Libyan Prime Minister Fayez al-Sarraj and General Khalifa Haftar, commander in the Libyan National Army (LNA), after talks in La Celle-Saint-Cloud near Paris

Ci provano sempre, spesso ci riescono. I cugini d’oltralpe, i francesi, in tema di politica estera sanno sempre quando intervenire e soprattutto come consolidare i propri interessi sullo scacchiere mondiale. Lo hanno dimostrato, ancora una volta nella vicenda libica. Quasi facendo dimenticare al mondo che la causa dei disordini e della destabilizzazione della Libia, con la caduta del governo Gheddafi la si deve a loro, alla espressa volontà dei francesi di eliminare il dittatore libico, ora sul piano internazionale portano a casa il successo dell’intesa tra le due fazioni n lotta per il governo della Libia. A Parigi, il presidente francese Emmanuel Macron porta a casa un successo con la stretta di mano tra il presidente del Consiglio presidenziale libico Fayez al-Sarraj e il generale Khalifa Haftar. Haftar, in abiti civili e senza la divisa, ha stretto la mano a favore di telecamere e giornalisti al presidente al-Sarraj, davanti a Macron che si è affrettato ad affermare che: “Haftar e al-Sarraj possono diventare simboli dell’unità nazionale e di un impegno per la riconciliazione e per la pace”. Il presidente francese Emmanuel Macron ha poi evidenziato che: “la causa della pace in Libia ha fatto grandi progressi” e che “Fayez al-Sarraj e Khalifa Haftar sono d’accordo per andare verso un processo elettorale in Libia la prossima primavera”. Insomma, la Francia artefice della pace ritrovata il Libia. Verrebbe da chiedersi ora il ruolo dell’Italia. Si, che ruolo ha l’Italia che intanto sta pagando il prezzo più alto della destabilizzazione libica? Quella stessa Italia che accoglie, soccorre, subisce il flusso migratorio che dalla Libia prende il largo nelle acque del mediterraneo verso Lampedusa. Ulteriore elemento di riflessione è l’incontro, il giorno dopo l’accordo di Parigi, a Roma, tra il nostro presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni e il presidente al-Sarraj. Un incontro per confermare, da parte di al-Sarraj il contenuto della lettera inviata da Tripoli qualche giorno fa alla cancelleria romana. Una lettera dove Sarraj chiede al governo italiano un sostegno tecnico con unità navali nel comune contrasto al traffico di esseri umani, sostegno a impegno comune da svolgersi in acque libiche con unità navali dall’Italia. Una richiesta confermata dallo stesso Gentiloni dopo l’incontro a palazzo Chigi con il premier libico. Gentiloni poi ha chiarito che: “la richiesta di Sarraj è all’esame del ministero della Difesa, le decisioni che prenderemo verranno valutate d’intesa con le autorità libiche ma innanzi tutto con il Parlamento – ha spiegato il Presidente del Consiglio -. Ma devo essere chiaro, questa richiesta, se valuteremo di rispondere positivamente, come credo sia necessario, può rappresentate un punto di novità molto rilevante nell’attività di contrasto al traffico di esseri umani dalla Libia” ha aggiunto Gentiloni. Insomma, come sempre, al nostro Paese viene chiesto aiuto, collaborazione. Intanto gli affari, quelli a suo di milioni di euro, li fanno gli altri; i francesi innanzitutto. Non solo loro in verità. Alle ricchezze libiche infatti sono interessati da anni anche gli Americani, i tedeschi, i russi e i canadesi, oltre che ai francesi e gli italiani. Tutti paesi che  hanno il Libia impianti petroliferi che fino a qualche anno fa pompavano petrolio o gas verso l’occidente. Insomma è certo l’Europa che ha la maggiore area di interesse economico in Libia, il 38% del petrolio che arriva nel vecchio continente infatti arriva dal deserto libico e garantisce l’11% dei consumi europei. Sulla bilancia degli interessi ora la Libia viene valutata ben 130 miliardi di dollari subito e di sicuro tre-quattro volte tanto nel caso di un ipotetico Stato libico in pace. La strategia francese quindi è molto chiara. la ricchezza libica deve tornare sui mercati con un ruolo della Francia a guardia del Sahel nel Fezzan, la zona di influenza francese e la più ricca. Un ruolo però lo pretende anche la Gran Bretagna nella zona della Cirenaica. A noi italiani, se ci va bene ci lasciano gli interessi dell’ENI, ben 9mila chilometri quadrati di territorio dove il colosso petrolifero ha concessioni ancora non sfruttate. E’ questo lo scenario su cui ci si muoverà nelle prossime settimane. Intanto, a noi italiani il sacrificio dell’accoglienza dei migranti, in silenzio, senza alzare troppo la voce perché chi detta le regole in Libia, è chiaro: sono i francesi.