Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

La nota politica – Il 30% degli indecisi ed il rischio "primavera del Mediterraneo".

di Lorenzo Peluso.

A due settimane dal voto la quota del "non voto" in Italia, si aggira sul 25% a cui si deve aggiungere un secco 30% di "indecisi". Sono i numeri di coloro che potrebbero determinare il risultato elettorale della partita che si giocherà il prossimo 24 e 25 febbraio.
Ultime ore anche per i sondaggi che dalla mezzanotte di oggi non potranno più essere resi noti. Ottimista per il centrodestra è il sondaggio di Euromedia research, società di Alessandra Ghisleri che compie tradizionalmente i rilevamenti per Silvio Berlusconi: solo 2 punti separerebbero il centrodestra dal centrosinistra. La formazione guidata dall’ex premier sarebbe al 32,7%, mentre quella guidata da Pier Luigi Bersani si attesterebbe al 34,4%. La coalizione di Monti si attesta al 12,3%, al terzo posto ci sarebbe il Movimento 5 Stelle con il 14,5%. Rivoluzione civile non superebbe il 3,8%. gli indecisi per Euromedia sono però indicati al 32,3%. Comunque vada certo è il risultato eclatante del Movimento 5 Stelle. I 5 Stelle dopo il voto diventerebbero il terzo partito: 15,9% alla Camera e 15,6% al Senato, dice un sondaggio Ipsos realizzato il 6 febbraio e pubblicato oggi. Il quadro complessivo alla Camera è questo: centro di Monti (10,8%), Pd 30,6%; Sel 3,9%; Pdl 20,3; Udc 3,2%, Fli 0,8; Lega Nord 4,4%, Fratelli d’Italia 2,3%, Fare Italia, fermare il declino 1,8% e Destra 0,9%. Rivoluzione civile arretrerebbe al 3,7. Dunque sotto la soglia utile per approdare in Parlamento: resterebbe fuori sia dalla Camera che dal Senato. Per Swg, il movimento di Beppe Grillo otterrebbe il 18%. Le altre rilevazioni lo danno in media al 14,8. Il Movimento 5 Stelle è in crescita però. Questo è sotto gli occhi di tutti. Un suo exploit potrebbe mettere in crisi qualsiasi futura alleanza al Senato. Altro che dibattito su Monti che non vuole Vendola e viceversa. Se, come dicono diversi sondaggi, Grillo uscirà dal voto con la bandiera del terzo partito, sfiorando il 20%, allora i seggi di Monti a Palazzo Madama potrebbero non essere risolutivi per il governo Bersani. Insomma siamo alle solite. Alla fine, dopo tutte le promesse mirabolanti, da destra e da sinistra, gli italiani si potrebbero trovare in una condizione di assoluta ingovernabilità. Una situazione molto pericolosa per un Paese, il nostro, che resta sull’orlo del baratro. Ecco dunque che quel 25% di italiani decisi a non votare, ora sono determinanti, ancor più di quel 30% di indecisi che certo alla fine andrà a votare e quindi contribuirà, seguendo l’onda, ad un ipotetico pareggio. Una certezza, in tutto questo c’è: i volti e le idee dell’attuale classe politica non convingono ed anzi in molti casi indispongono il cittadino medio che è alle prese con una crisi senza precedenti e vede tutto, tranne che un ridimensionamento reale, non annunciato e sbandierato ma mai realizzato, di quelli che sono i privilegi e gli agi in cui vive una parte del paese a danno di un’altra, la più consistente. Forse potrebbe bastare questo per far decidere gli indecisi. Vedremo. Però, se la storia è da monito, ciò che è accaduto nei Paesi del Mediterraneo, Egitto, Algeria, Tunisia, Libia, ma anche in Grecia, negli ultimi due anni, dovrebbe far riflettere. La primavera araba potrebbe anche diventare la "primavera del Mediterraneo".