Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

La musica, il canto. Il silenzio e la solitudine del maestro Pinto.

di Lorenzo Peluso.

Il silenzio assordante è rotto, alle 15.30 in punto. Tutte le domeniche, da oltre un mese. A risuonare nell’aria le note della musica che allieta l’anima ed il cuore. Si fermano anche gli uccelli in volo, che da due mesi hanno ripreso possesso del cielo. Si aprono le finestre ed i balconi. Pian piano la gente trova il coraggio, avverte speranza e si affaccia. Si ritrova. la domenica pomeriggio, da due mesi circa. Il maestro Pino Pinto, prepara i suoi strumenti , si mette al piano, inizia a suonare e poi a cantare. Lo fa per la sua comunità. Un modo per regalare qualche ora di musica, di canzoni, di normalità; quella che non esiste più. Lui, suona, canta così come se ci fosse il pubblico delle grandi occasioni ad ascoltare. Da Piazza XXIV maggio a piazza Plebiscito, la gente ascolta, sorride. Partecipa persino, canta e segue quell’armonia sonora che vola nel cielo entra dai davanzali nelle stanze silenziose delle case. Una domenica strana, una di quelle che oramai si ripete, all’improvviso diviene altro. Diviene suono, armonia, note. “And now, the end is near. And so I face the final curtain. My friend, I’ll make it clear. I’ll state my case, of which I am certain. I’ve lived a life that’s full. I traveled each and every highway. And more, much more. I did it, I did it my way”. La voce di Sinatra apre i cuori e le menti ed il maestro Pinto, suona e canta e sorride.  Chiude gli occhi, viaggia nelle note, guarda la gente, il pubblico che applaude. Distanti, ma tutti li ad ascoltare la musica e quel suo suonare e cantare. Il dirimpettaio si affaccia, commenta: però .. che bella la musica. E’ diventato un appuntamento irrinunciabile. Grazie maestro Pinto, grazie!. Sono queste le domeniche, il pomeriggio delle lunghe domeniche ai tempi del coronavirus. A Sanza accade, ogni domenica, puntuale. La musica, le note, la voce. Quel non sentirsi solo, ecco cosa penso. Si, il maestro Pinto suona e canta, così si sente meno solo. Suona, chiude gli occhi e sente il bisbigliare della gente, che ascolta, che canticchia, che lo segue. “And more, much more. I did it, I did it my way”.