Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

La mente corta degli italiani e la ricerca del «farmaco miracoloso».

di Lorenzo Peluso.

La mente corta è una caratteristica tutta italiana, probabilmente. Mente corta vale a dire perdere la memoria del breve periodo. Attenzione però, non parliamo di patologia medica, insomma non del disturbo della memoria o amnesia, patologie causate da traumi, malattie degenerative, o metaboliche, ma semplicemente di una riduzione più o meno grave della capacità di memorizzare e ricordare informazioni ed avvenimenti immagazzinati in precedenza. Insomma non vogliamo e non possiamo addentrarci nei meccanismi fisiologici della memoria, ma più semplicemente nei meccanismi antropologici e sociali che si riscontrano nel comportamento di taluni che fingono di dimenticare, troppo spesso ciò che è stato, perché conviene farlo.  Facciamo alcuni esempi. Gli italiani, buona parte di loro, hanno ad esempio memoria corta sull’appropriazione indebita di 49 milioni di euro da parte della Lega, si quella di Umberto Bossi, Belsito e Salvini. Sia chiaro, la vicenda è finita con una prescrizione del reato di truffa, per Umberto Bossi e Francesco Belsito che comunque resta responsabile del reato di appropriazione indebita con la rideterminazione della pena in Appello. La decisione è stata della Cassazione  che ha confermato anche la confisca dei 49 milioni alla Lega, ma che non si trovano. Tuttavia questo lo ricorda davvero poca gente che viceversa da credito, e tanto anche, al populismo agitato dai leghisti. La memoria è la capacità del cervello di conservare informazioni, ossia di assimilare, ritenere e richiamare, sotto forma di ricordo, le informazioni apprese durante l’esperienza o per via sensoriale. Eppure per troppi la memoria è corta. E’ il caso ad esempio, del virologo Roberto Burioni, onnipresente in tv a pontificare l’immediato, il presente ed anche il futuro dell’emergenza coronavirus in Italia. Il 2 febbraio, ospite a Che tempo che fa, su Rai 2, l’esperto dichiarava che “in Italia il rischio è 0. Il virus non circola. Questo non avviene per caso: avviene perché si stanno prendendo delle precauzioni”. Insomma, sosteneva Burioni, non era l’Italia a doversi preoccupare del Covid-19 ma la Cina. Memoria corta per gli italiani se pensiamo che a distanza di poco più di due mesi in Italia i morti per coronavirus sono oltre 31mila. Eppure Burioni sta sempre li, in tv. Fanno fatica gli italiani a ricordare, questo è chiaro. Tutti concordi nel dire che basta immigrati, insomma stiano a casa loro. Nel mentre dimentichiamo le migliaia di nostri giovani precari che per farsi una vita oggi, sono all’estero, in altri paesi. Anche loro sono migranti. Per non parlare poi quando agli inizia degli anni ’50 milioni di italiani, con le valige di cartone solcarono gli oceani alla ricerca di una terra promessa. Abbiamo memoria corta perché abbiamo già dimenticato gli effetti dei nazionalismi. Abbiamo dimenticato le vittime dell’odio razziale, abbiamo dimenticato le cause del Secondo conflitto mondiale. Eppure siamo li ad inneggiare slogan fascisti, e non me ne vogliano gli affezionati. Abbiamo memoria corta nel dimenticare i disastri della sanità, raccontati dalle cronache quotidiane fino a tre mesi or sono. Chi ricorda lo scandalo del sangue infetto, una vicenda sviluppatasi in Italia dagli anni settanta agli anni novanta con la somministrazione di sangue e plasma non testati per la presenza dei virus delle epatiti virali (HBV e HCV) e dell’HIV.  Migliaia di contagiati tra i malati talassemici ed emofilici, costretti a effettuare periodiche trasfusioni di sangue. Migliaia le cause intraprese contro il Ministero della Salute che ancora deve liquidare i danni. Memoria corta nel ricordare le mazzette miliardarie pagate dalle case farmaceutiche per far entrare i loro prodotti nel prontuario del Servizio sanitario nazionale. Chi lo ricorda lo scandalo del ministro liberale Francesco De Lorenzo. Quadri d’autore, gioielli, monete rare e addirittura lingotti d’oro nascosti nella casa di Duilio Poggiolini, ex direttore generale del ministero della Sanità. Sontuose vacanze a Cortina o in yacht a spese delle multinazionali del medicinale, e quindi dei malati. Una tragica storia di ordinaria corruzione che coinvolse decine di alti dirigenti della Sanità, imprenditori e l’allora ministro Francesco De Lorenzo. Era il 2000, vent’anni fa. Neppure voglio ricordare lo  scandalo Lockheed, o magari l’intera vicenda dello scandalo Tangentopoli. Chi ricorda l’arresto dell’ingegnere ed esponente del PSI, Mario Chiesa, che portò allo scoperto un gigantesco giro di corruzione per miliardi delle vecchie lire in tangenti, per lo più basati sulla vincita di appalti pubblici previo pagamento ai politici (che potevano così finanziare in maniera occulta i propri partiti). Basti questo per ricordare: 25400 avvisi di garanzia, 4525 arresti, 3200 richieste di rinvio a giudizio, 1254 condanne, 910 assoluzioni, un debito pubblico che girava intorno ai 250000 miliardi di lire. Più recentemente poi gli scandali legati alla Mafia. Il caso Dell’Utri condannato per i passaggi di bustarelle a Cosa Nostra dal 1974 al 1992. La compravendita di senatori (per far cadere il secondo governo Prodi, nel 2008), il “Processo Mediaset” (una frode fiscale fruttata ben 280 milioni di euro), il caso BNL-Unipol (per il reato di rivelazione del segreto d’ufficio a seguito dell’intercettazione Consorte-Fassino) , il processo SME, l’accusa di frode fiscale per 100 miliardi e violazione della Legge antitrust spagnola, il caso Ruby. O magari tutte le cronache giudiziarie legate alle tangenti e la corruzione che ruotano intorno all’Expo di Milano, a Mafia Capitale e il caso Mose a Venezia. O forse occorre ricordare le vicende dell’allora Ministro Maria Elena Boschi e la questione Banca Etruria con i riflessi giudiziari che coinvolsero il governo guidato all’epoca da Matteo Renzi. Memoria corta per gli italiani. La speranza è che in questa fase dove tutti, ma davvero tutti, stiamo sperando nella soluzione all’emergenza Covid grazie ad un vaccino, non si verifichi ciò che la memoria ha dimenticato. Non si sacrifichino le vite umane per gli interessi delle case farmaceutiche che hanno certamente grandi prospettive economiche nel trovare e poi distribuire un vaccino. Le preoccupazioni legittime sorgono a seguito della discussione, tutta accademica, che si sta consumando in queste ore in merito alla terapia basata sul plasma dei pazienti guariti, quelli che hanno gli anticorpi contro il nuovo Coronavirus. Una terapia a costo zero, o quasi, che cozza con gli interessi economici della ricerca di un «farmaco miracoloso» per i pazienti Covid-19.