Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

La linea sottile tra normalità e legalità. Chi ha ucciso Ugo?

di Lorenzo Peluso.

E’ una linea sottile, troppo forse, quella che divide la pietas dalla realtà. Un grande dolore, per tutti, non solo per la famiglia. Quando un ragazzo di soli sedici anni muore, è un dramma ed un dolore che investe la società tutta. Ma la linea sottile della pietas non deve però oscurare quel che si mostra, o dovrebbe in realtà, dall’altro lato del confine sociale della realtà. Un ragazzo di sedici anni che armato, (conta poco se l’arma si è rivelata essere un’imitazione) una sera di febbraio, con casco integrale avvicina una coppia in auto e tenta  una rapina. La dinamica ricostruita al momento ci riposta questa ricostruzione: era da poco passata l’una di notte. In auto un ragazzo di 23 anni con la sua fidanzata. Il giovane è un carabiniere in servizio in provincia di Bologna. Fuori servizio, a Napoli in via Generale Orsini, indossa un orologio vistoso.  Alla guida, rallenta a un semaforo. La vettura viene affiancata da uno scooter, con a bordo due ragazzi che avevano puntato quell’orologio di valore e una catenina d’oro indossata dalla ragazza. Dallo scooter estraggono la pistola. Il carabiniere era in abiti civili e si è qualificato, come ha raccontato al pubblico ministero che lo ha interrogato. Il ragazzo, con casco e scaldacollo, punta l’arma alla tempia del militare che a quel punto ha estratto l’arma di ordinanza e ha fatto fuoco tre volte: un proiettile alla testa e uno al torace hanno colpito il 16enne. Tutto si è consumato in pochi istanti. Il 16enne abita poco lontano, nei Quartieri Spagnoli. Ha un padre pregiudicato ed una vita difficile, troppo per un 16enne. Dopo i colpi di pistola, la corsa al pronto soccorso dell’ospedale Pellegrini dove però è morto alle 2.30. Una ricostruzione che naturalmente sarà vagliata dai magistrati. Quel che è accaduto dopo al pronto soccorso del Pellegrini è solo la fotografia di quella vita difficile che racchiude l’esistenza e la quotidianità del 16enne. Decine di persone, molti familiari del ragazzo,  hanno distrutto il pronto soccorso con calci, pugni, scaraventando sedie e panche nelle vetrate. Poco dopo un gruppo di persone armate ha esploso quattro colpi di pistola nei pressi della caserma Pastrengo, sede del comando provinciale dei carabinieri di Napoli. Questa dunque la normalità di una società dove un ragazzo di 16 anni esce di casa e pistola in pugno tenta una rapina. Nel mentre è stato identificato il complice del 16enne. Un altro ragazzo. Ha 17 anni e come la vittima era incensurato e viveva nei Quartieri Spagnoli. Trovato lo scooter ed anche una pistola di ferro, molto simile a quella in uso alle forze dell’ordine, ma finta: era l’arma che il 16enne ha impugnato e puntato alla tempia del militare. Chi è responsabile di tutto questo? Un giovane 23enne carabiniere, che ha sventato una rapina, reagendo ad una pistola puntata alla testa? Una società malata intrisa del mito di Gomorra e dei guappi di cartone che pistola in pugno imitano “Savastano”, Ciro e Genni ? Un padre pregiudicato che ha insegnato al figlio la vita dei Quartieri Spagnoli? Un padre che alla vista del figlio morto a colpi di pistola afferma: “Il carabiniere gli ha sparato dietro alla testa, mentre stava scappando. Voleva ucciderlo”, “Io non so se mio figlio stava rapinando quell’uomo. Ma questo vuol dire che chi fa una rapina può essere ucciso da un carabiniere? Se mio figlio se ne stava scappando, doveva sparare alle gambe o farlo fuggire”. Un padre che non ha cognizione del bene e del male, del concetto di legalità e di normalità. Un padre che non resta in silenzio e comprende la gravità dell’accaduto ma che nella sua visione, quella di una vivere una realtà dove una rapina si può fare, non ritiene accettabile che un carabiniere spari. A Napoli si è consumata l’ennesima tragedia che ha investito due giovani di soli 16 e 23 anni, figli della stessa amara realtà che si confonde ogni giorno, sul limite di una linea sottile di confine tra pietas e realtà. La pistola, quell’oggetto che con disinvoltura si può mostrare, che consente di manifestare la propria “autorevolezza” esplodendo colpi all’indirizzo di una caserma dei carabinieri; quella stessa pistola che viene agitata in sella agli scooter durante le incursioni serali tra i palazzoni di Scampia e di Secondigliano, con le “stese”. La pistola, quell’oggetto in dotazione ad un carabiniere. Oggetto impugnato da un 16enne che l’ha puntata alla testa di un 23enne. Chi ha ucciso Ugo?  “Non doveva ucciderlo, era già ferito, l’avrebbero arrestato. Adesso vogliamo giustizia” ha detto la nonna del ragazzo ucciso.