Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

La guerra delle armi. Ogni anno spendiamo oltre mille e settecento miliardi di dollari.

di Lorenzo Peluso

Il più importante mercato al mondo è quello delle armi. Il SIPRI (Stockholm International Peace Research Institute) ha pubblicato il report 2018 sulla spesa militare totale che la popolazione mondiale ha sostenuto nel 2017: si tratta di oltre mille e settecento miliardi di dollari (1.739 mld), il 2,2% del PIL mondiale.  Cifre astronomiche che, per dare un’idea delle dimensioni, basta dividere questa cifra per l’intera popolazione mondiale (7,5 miliardi di persone nel 2017), il conto sarebbe di 230 dollari a testa ogni anno, anche per coloro che vivono in paesi dove il salario annuo è ampiamente al di sotto questa cifra. La spesa militare mondiale – 1.739 MLD – è paragonabile al PIL (Prodotto Interno Lordo) di intere nazioni, anche dal peso economico rilevante come India, Russia e Canada. Disponendo di questa cifra in 2 anni si potrebbero ripagare per intero i debiti pubblici di Cina e Germania. Per essere più chiari, basti pensare che la spesa militare mondiale è superiore al valore di 15 aziende come Google, Apple o Amazon. Un circuito economico nel quale anche il nostro Paese, l’Italia, ha in suo importnate ruolo. L’Italia infatti, in questa speciale classifica. si trova al 12° posto. Una classifica guidata dagli Stati Uniti, che da soli spendono più della somma dei successivi 7 paesi (610 mld). Provando a fare sintesi: gli Stati Uniti spendono 610 MLD; la Cina 228 MLD; l’Arabia Saudita 69.4 MLD; la Russia 66.3 MLD; l’India 63.9 MLD; la Francia 57.8 MLD; la Gran Bretagna 47.2 MLD; il Giappone 45.4 MLD; la Germania 44.3 MLD; la Corea del Sud 39.2 MLD; il Brasile 29.3 MLD; l’Italia
29.2 MLD; l’Australia 27.5 MLD; il Canada 20.6 MLD; la Turchia 18,2 MLD. Insomma, oltre l’80% della spesa, pari a  1.396 miliardi di dollari è ripartita tra soli 15 stati. Ecco perchè le guerre non finiranno mai, troppi gli interessi di Paesi dove però le guerre non si combattono sul campo, ma solo nelle borse e sui mercati internazionai delle azioni.