Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

La grande Russia di Putin e l’ombra oscura delle persecuzioni politico-religiose.

di Lorenzo Peluso.

La grande Russia, quella che corre economicamente, molto più degli altri. Quella che abbiamo visto, efficiente ai recenti mondiali di calcio. Si, esiste davvero. Una grande nazione che spinge forte sull’acceleratore dell’economia. Ma esiste anche un’altra Russia, quella di cui si parla poco. Esiste ad esempio una Russia dove da oltre 100 giorni il regista ucraino Oleg Sentsov, 42 anni, critico dell’occupazione russa in Crimea, è in sciopero della fame e non ha intenzione di interromperlo finché non saranno liberati tutti i prigionieri politici ucraini. Sentsov era stato arrestato il 24 maggio scorso e condannato a 20 anni di prigione con accusa di terrorismo. Esiste quindi una Russia dove esistono ancora i prigionieri politici. Lo stesso Sensov è uno di loro, considerato tale da numerose ong tra cui Amnesty e l’organizzazione russa per i diritti umani, Memorial. Secondo quest’ultima, ci sono almeno 183 persone dietro le sbarre nelle carceri russe per motivi politici e religiosi. Incredibile a dirsi ma esiste quindi una Russia dove la maggiore e più incisiva persecuzione è quella religiosa. Lo ha affermato di recente Sergei Davidis, a capo del programma di supporto per i prigionieri politici. le informazioni che trapelano a tal proposito sono sconcertanti. Nel maggio 2017 le autorità russe hanno arrestato Dennis Christensen, testimone di Geova e cittadino danese. Si tratta di un 46enne emigrato, fermato nella città di Orel, nella Russia occidentale, mentre leggeva la Bibbia insieme ad altri credenti. Come se non bastasse, nell’aprile 2017 la Corte suprema russa ha bollato i Testimoni di Geova come “organizzazione estremista”. La confessione cristiana è perseguitata nel paese e sono ben 22 gli “studenti biblici” che si trovano  in carcere per “aver compiuto attività estremiste”. Agli arresti domiciliari si trovano altri 9 di loro. Christensen è in carcere già da circa un anno e mezzo. Ma non solo i Testimoni di Geova.  Nell’inverno del 2016, sei persone, tra cui l’attivista per i diritti umani dei tartari di Crimea, Emir-Usain Kuku, sono state arrestate a causa della loro appartenenza all’organizzazione politico-religiosa Hizb ut-Tahrir, che dal 2003 è stata riconosciuta come organizzazione terroristica in Russia. Il gruppo è vietato in Russia ma è legale in Ucraina.Secondo l’accusa, il gruppo si sarebbe riunito per studiare la letteratura di Hizb ut-Tahrir e per discutere delle relazioni tra Russia e Ucraina pianificando di rovesciare l’attuale governo. Secondo i leader tartari di Crimea, si tratta di una campagna repressiva lanciata dalle forze di sicurezza contro coloro che non sono d’accordo con la politica russa. in realtà, tutto ha una finalità politica. L’acquisizione della Crimea da parte di Mosca nel marzo 2014 infatti, ha suscitato l’opposizione di molti tartari della Crimea, una minoranza considerevole nella regione. Nel 2014 il presidente russo Vladimir Putin ha promesso che la Russia avrebbe trattato bene la minoranza prevalentemente musulmana e avrebbe affrontato quelle che, a suo dire, erano questioni relative ai diritti che fino a quel momento erano state ignorate o mal gestite dalle autorità ucraine. Come poi dimenticare la questione cecena. Il capo della sezione cecena dell’organizzazione per i diritti umani Memorial, Oyuba Titiev, è stato arrestato nel gennaio 2018 nel villaggio di Kurchaloy della Repubblica cecena, l’accusa è il possesso di droga. “Quando la macchina è stata ispezionata dai poliziotti, è stato trovato un sacchetto con una sostanza di origine vegetale e un odore specifico di marijuana del peso di circa 180 grammi”, ha detto il Ministero degli Interni. Secondo lo stesso Tetiev, la droga è stata messa lì a sua insaputa dalle autorità. Insomma, lo Zar Putin, sa bene come mantenere il controllo della immensa e smisurata Russia. Nel marzo 2017, la Russia ha assistito alle più grandi proteste pubbliche degli ultimi anni. Tuttavia, le indagini sugli eventi di quel giorno vengono tuttora utilizzate per punirne i partecipanti. Diversi rapporti di Ong riportano che  tra 36mila e 88mila persone in 97 città russe hanno preso parte alla mobilitazione nazionale per dire no alla corruzione. la reazione di Putin è stata netta e ferma. Nella sola Mosca sono state arrestate 1.043 persone. Dallo scorso anno, 9 di loro affrontano una sentenza penale. Sono stati tutti accusati ai sensi dell’articolo 318 del codice penale russo per l’uso della forza contro gli agenti di polizia. Sette persone sono state condannate a pene detentive da 18 mesi a tre anni e otto mesi. Intanto è stata superata quota Cento giorni di sciopero della fame per Oleg Sentsov, regista ucraino che si trova in un carcere di massima sicurezza in Siberia. È stato condannato a 20 anni per terrorismo e traffico di armi, ma molti lo considerano un prigioniero politico per la sua militanza anti-Russia in Crimea. Le sue condizioni di salute peggiorano di giorno in giorno. Riceve nutrimento via flebo ma chi gli è vicino sostiene che non sarà sufficiente a salvarlo. Amnesty International, a cui è stato rifiutato un permesso di incontro con il regista, chiede che l’uomo venga visitato da medici esterni al carcere, perché siano verificate le sue effettive condizioni di salute. Sentsov non è in pericolo di vita, continuano a ribadire le autorità penitenziarie ai governi, tra cui quello italiano, le Nazioni Unite, e i numerosi attori e intellettuali che hanno espresso preoccupazione per il suo stato.