Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

La Foce del Sele individuata per uno dei due impianti nucleari previsti in Campania

Ne avevamo parlato qualche settimana fa, quasi anticipando il dibattito che si sta sviluppando in queste ore in tutto il paese, in merito al nucleare. Uno scontro frontale tra portatori di idee completamente contrastanti, sta quindi investendo l’opinione pubblica che dovrà pronunciarsi il prossimo mese di giugno attraverso lo strumento del referendum.
La notizia raccapricciante venuta fuori nelle ultime ore, che interessa direttamente il territorio salernitano e nello specifico la Piana del Sele, è che uno dei siti previsti per la costruzione delle nuove centrali nucleari in Italia, a partire dal 2014, è l’area della Foce Sele. Un altro sito, sempre in Campania, è stato individuato presso la Foce del Garigliano, in provincia di Caserta. A questi si aggiunge un sito, non ben precisato, nella vicina Basilicata. La notizia è frutto della Interrogazione presentata dal gruppo Pd della Camera dei Deputati, che denuncia l’esistenza di un piano del Governo, con una mappa dettagliata dei siti individuati, tenuto sino ad ora nascosto e che prende vita da uno specifico elenco predisposto dal Cnen nel lontano 1979. Un fatto non solo preoccupante ma soprattutto assurdo, se confermato. Senza andare troppo lontano, ma concentrandoci sulla eventuale localizzazione nel salernitano e nella vicina Basilicata, basterebbe davvero poco per evidenziare alcune preoccupanti circostanze. Innanzitutto l’elevata sismicità delle due zone. Basta rammentare cosa accadde il 23 novembre 1980 non solo nel salernitano ma soprattutto in Lucania. E non solo questo. Considerando che la eventuale localizzazione sarà posizionata lungo le coste, risulta davvero paradossale che nessuno consideri il livello di dissesto idrogeologico e di erosione costiera che sta interessando negli ultimi quindici anni, soprattutto la costa salernitana. Insomma, come sempre si decide e si programma senza considerare i tanti segnali che la natura ci lancia quotidianamente. Naturalmente un discorso a parte merita la discussione sul pro e contro il nucleare. Non sono certo gli accadimenti delle ultime ore in Giappone che debbono condizionare le eventuali scelte; certo no. Probabilmente sarebbe invece opportuno che la scelta di non promuovere un nuovo ritorno al nucleare, ma piuttosto potenziare le tecnologie di sviluppo delle energie rinnovabili, sia frutto di una coscienza collettiva che guardi con responsabilità all’enorme potenziale che soprattutto il sud offre in termini di energie solari. Certo il problema energetico del nostro paese non può essere sottaciuto ne sottovalutato. La circostanza inquietante però è che il recente Decreto Legge approvato dal Governo nazionale, recante attuazione della direttiva 2009/28/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 23 aprile 2009, sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili, rappresenta, stranamente, un duro colpo per il fotovoltaico e soprattutto mette a rischio migliaia di posti di lavoro e tante imprese. A leggere con attenzione infatti, il recente decreto approvato nella seduta dello scorso 3 marzo, l’articolo 23 comma 9 bis, in oggetto prevede che le norme del terzo conto energia si applicheranno soltanto agli impianti fotovoltaici per i quali l’allacciamento alla rete elettrica abbia luogo entro il 31 maggio 2011. Le incentivazioni per gli impianti che saranno allacciati successivamente al 30 maggio 2011 saranno determinate solo successivamente all’approvazione del decreto, entro il 30 aprile 2011. Ne consegue che tutti gli operatori che stanno portando avanti la costruzione di impianti da connettere entro il 31 agosto 2011, secondo le tariffe del D.M. 6 agosto 2010, e molti di quelli che prevedono di connettersi entro il 31 dicembre 2011, che hanno già effettuato gli ordini di acquisto dei componenti principali, gli investimenti per l’acquisizione di terreni, ecc. in base alle condizioni tariffarie previste dal terzo conto energia, a fronte della sopravvenuta cancellazione delle tariffe, si troveranno ad avere un quadro economico e finanziario del proprio investimento del tutto sconvolto da una norma imprevista e resa nota solo il giorno della sua approvazione. Come dire che quanto fatto sinora per incrementare le rinnovabili sarà cancellato da un giorno all’altro. Infine, rispetto a quanto detto sulla localizzazione di una centrale alla foce del Sele, sarebbe quanto meno auspicabile una presa di posizione forte ed incisiva non solo dell’opinione pubblica locale ma soprattutto della classe politica salernitana, che ad oggi è completamente silente.