Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

La fine del risparmio. Le slot che uccidono l’anima e le famiglie.

di Lorenzo Peluso.

In un mio editoriale del 2 maggio 2011 provavo a portare all’attenzione dei lettori il dramma sociale del gioco. I miliardi di euro che gli italiani, nonostante la crisi, ogni giorno “buttavano” nelle slot e nei giochi autorizzati o meno dallo Stato. A distanza di sei anni, se possibile, la situazione è a dir poco peggiorata. I numeri sono impressionanti. Un allarme sociale di cui però lo Stato, le istituzioni, sembrano non curarsi. Anzi, le campagne di comunicazioni che spingono i consumatori ad “investire” nei giochi, se pur con la pantomima del “gioca responsabile” si moltiplicano. L’ultimo report sull’argomento è stato discusso pochi giorni fa in parlamento grazie ad uno studio realizzato dal gruppo editoriale Espresso.  I comuni che più spendono in giocate sono concentrati soprattutto al Nord, tra Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna, con una distribuzione più uniforme sui centri abitati più grandi. A guidare la classifica dei piccoli centri che spendono di più c’è Caresanablot, paese in provincia di Vercelli che a fronte di 1.133 abitanti ha una giocata pro-capite di 24.228 euro. Segue Bosnasco (Pavia) che spende 17.214 euro a testa a fronte di una popolazione di soli 623 abitanti. Una mappa impietosa che raccoglie il dato della giocata pro-capite del 2016 confrontato con quello del 2015. In Campania le giocate pro-capite, nel 2015 ammontavano ad euro 806,00 passate ad euro 851,00 nel 2016. In media ogni italiano gioca il 6% del suo reddito annuale in slot machine Va detto, per la cronaca, che i dati mostrano anche le percentuali di distribuzione delle risorse giocate. In vincite, lo scorso anno, sono andate il 71% delle somme giocate; allo Stato il 17,5%; agli esercenti il 6%; ai gestori il 4,3%; ai concessionari lo 0,5% Ho inteso analizzare la situazione di un piccolo comune salernitano: Sanza. Il comune di Sanza ha una popolazione di 2.562 abitanti con un reddito pro-capite pari a 11.285€. Censiti, ufficialmente, in questo comune, ci sono 9 macchinette slot. Nel 2016, secondo i dati, a Sanza sono finiti nelle macchinette ben 456mila e 53 euro. Nel confronto con l’anno precedente le giocate sono aumentate del 15,8% Un dato che deve preoccupare e non poco in considerazione della realtà oggettiva del sistema economico locale. La realtà finanziaria dei Sanza infatti, presenta un tessuto imprenditoriale molto scarso, quasi inesistente. Meno di dieci le imprese con operai; il settore del commercio al dettaglio è in crisi profonda con cessazioni che nel giro di cinque anni hanno dimezzato il comparto. Il PIL locale si basa essenzialmente su redditi da lavoro dipendente e su pensioni di anzianità e di invalidità. Meno del 10% della popolazione è libero professionista. Il bracciantato riveste ancora una quota elevata di reddito con operai e operaie, impiegate nel settore agricolo e forestale. Infine le rimesse estere che ancora permangono. Dunque, il quadro sconfortante, mette in mostra come una realtà, decisamente povera dal punto di vista del tenore di vita, investe praticamente mezzo milione di euro all’anno in slot. Da qui, inevitabilmente, il calo netto del risparmio delle famiglie e l’inevitabile aumento dell’indebitamento pro-capite. Muore anche così, l’economia e la speranza per il futuro. Inutile negarlo. Alla mancanza di lavoro e di investimenti dell’imprenditorialità privata, si aggiunge uno sperpero di denaro enorme che se solo fosse investito nell’economia reale potrebbe innescare un circuito virtuoso di crescita. Scompaiono i piccoli artigiani; faticano a sopravvivere i commercianti. Finite le imprese dell’edilizia. Rimane l’investimento costante nella “fortuna” che evidentemente è solo una grande iattura. Ma di questo nessuno parla.