Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

La fine del Pd, si fa prima a non vedere che a convincersi del contrario.

di Lorenzo Peluso.

La peggiore delle sceneggiate. Ma in realtà era già tutto previsto. sarebbe successo poco o nulla, così è stato. Gli scissionisti, o ricattatori, così li ha definiti Renzi, rimarranno al proprio posto, mortificati ancora una volta dalle parole di Renzi che dall’assemblea nazionale del Pd esce più forte di prima. Ne è talmente convinto che non ha evitato di sottolineare che “stavolta non serviva fare niente, è bastato stare fermi e vedere il bluff” tanto più che “sul territorio non li seguirebbe nessuno” ha detto Matteo al quotidiano La Stampa. “La scissione ha le sue ragioni che la ragione non conosce… ma resteranno” ha aggiunto. Se resteranno davvero, questo lo vedremo. La figuraccia però, quella resta. Insomma, piaccia o meno, il Pd è questo. Un movimento politico che ruota nel cerchio magico di Renzi dove nessuno ha la forza per cambiare lo stato delle cose. In realtà era chiaro che gente come Emiliano o come Cuperlo alla fine non avrebbero avuto la forza di imporre alcuna spinta in avanti. Lo stesso Bersani, che da sempre ritiene il Pd “casa sua” così dice spesso, non potrebbe andare in nessun altro luogo. La sorpresa il realtà è stato Enrico Rossi, nel discorso pronunciato all’assemblea dei dissidenti di sabato scorso, sembrava possedere quel piglio e quella determinazione necessari per dare una svolta politica alla sua storia personale prim’ancora che del centro-sinistra italiano. Se sono vere le sue affermazioni, allora a questo punto, non gli resta che guardare con attenzione a cosa accade nella galassia della sinistra che sabato scorso ha trovato una sua nuova dimensione in Sinistra italiana, nuovo partito, erede di Sinistra Ecologia e Libertà. Lo stesso Rossi infatti, per dare continuità al suo pensiero si è già affrettato a chiarire che ha intenzione di “rispedire la tessera del Pd alla sezione cui è iscritto”. Enrico Rossi, presidente della Toscana, ha chiarito il proprio rammarico per quanto poco sia venuto fuori dalle parole di Renzi. “Noi iniziamo un altro percorso –  ha detto – dispiaciuti, ovviamente, perché potevamo stare insieme se le nostre idee fossero state prese minimamente in considerazione. Ma ci è stato detto che non è così – ha aggiunto – vuol dire che non c’è spazio in questo partito” ha concluso Rossi. Dunque non resta che aspettare e vedere. Nel mentre rimane il fatto che il Pd, così come lo avevano immaginato quei milioni di italiani che hanno creduto alle parole di Walter Veltroni, pronunciate dieci anni fa quando si perfezionò la fusione tra DS e Margherita, non esiste più. Anzi non è mai esistito. Non ha tutti i torti Speranza nel chiedersi se la “scissione” la vede solo lui o se realmente già da tempo si è consumata quella rottura con milioni di italiani. No, non ha torto. Gli italiani, gli insegnanti, i precari, gli operai, le famiglie, gli studenti, da tempo hanno smesso di credere al Pd. Ma questo poco conta evidentemente per Renzi, lui mira ad altro. Gli piace sventolare quel fantomatico 40% delle ultime elezioni europee, dimenticando che in realtà lui, il suo Pd, non si era mai misurato realmente con il voto degli italiani. la prima volta è accaduto lo scorso 4 dicembre, quando gli italiani lo hanno bocciato sonoramente. Ma in fondo si fa prima a non vedere che a convincersi del contrario. Dunque ora restiamo in attesa. Vedremo cosa saranno in grado di fare Speranza e Rossi, magari ritroveranno Civati. Bersani, Emiliano, D’Alema e qualche altro … loro no, devono riflettere ancora.