Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

La famiglia tradizionale, la teoria gender e i rischi di un salto nel vuoto.

di Lorenzo Peluso.

In Italia prende piede la questione del “genere", o gender; una questione che incrocia una nuova dottrina pseudo-scientifica che crea una serie di interrogativi. Intanto, l’assenza di un confronto serio di tipo politico sul tema, sta favorendo l’innesco di un processo di diffusione di un modello nuovo che sta diventando sempre più una ideologia. Sia chiaro, a scanso di equivoci, nessun appunto alle diverse sessualità o meglio, alla necessità di riconoscere diritti che agevolino la vita sociale a persone di genere diverso dal maschio o dalla femmina. Si pone però la necessità di approfondire il futuro del modello di società che si propina, attraverso la sempre più pressate azione mediatica della teoria gender.
Il punto di partenza è la veloce diffusione di modelli legislativi che vanno a perfezionare il modello gender come punto di arrivo alla modifica dello status di individuo che prescinde dal genere, nel momento in cui si mira alla “famiglia” come riferimento sociale. In sostanza, non più un modello di famiglia basato sulla presenza di una madre, di un padre, dei figli; un modello viceversa che si basa sugli individui, maschi, femmine, maschi-maschi – femmine-femmine, ecc. Nei paesi del nord Europa tale processo è già addirittura stratificato e viene preso a modello anche per le modifiche legislative in atto nel nostro Paese, senza però curarsi di effetti e di problematiche che ne scaturiranno. E’ la parentalità, il concetto nuovo, che si sta diffondendo troppo velocemente e che meriterebbe viceversa una ferma e determinata analisi dei rischi. La parentalità che sostituisce il termine chiaro e netto di genitori, inteso in senso assoluto, come padre e madre, supera in modo assoluto la differenza sessuale. Un passo veloce, in avanti, che però stravolge il concetto di famiglia. Nuovi e diversi nuclei sociali che vanno a sostituire la famiglia e dunque cancellano la diversificazione sessuale dei genitori, prim’ancora che degli stessi bambini, indotti, in questo modo a non riconoscersi più nella loro sessualità di nascita. In sostanza, il mondo cambia velocemente, e questo è un dato di fatto; ma i sistemi legislativi non cambiano con la stessa velocità creando un vuoto preoccupante. Recentemente paesi come la Francia, ma non solo, hanno già introdotto all’interno delle scuole primarie, libri didattici e discussioni che vanno a educare i giovani alunni alla teoria gender. La questione, posta come superamento delle barriere ideologiche all’omosessualità e dunque alla necessità di affrontare ed educare al contrasto all’omofobia, crea però una nuova sensibilità che annulla le fondamenta della famiglia cosiddetta “tradizionale”. Anche nel nostro Paese, il rischio è concreto grazie all’introduzione della Legge contro l’omofobia che, fatti salvi i principi di superamento delle differenze sessuali ai fini del riconoscimento di diritto civili, uguali ed innegabili a tutti gli individui, introduce pericolosamente il concetto di identità di genere nel nucleo famigliare, annullando il concetto, sacrosanto, a mio avviso, di papà e di mamma. La teoria del gender, ossia la non-esistenza di una differenza biologica tra uomini e donne, cosa che è certamente una contraddizione in termini naturali, impone la logica universale che uomini e donne sono uguali, sotto ogni punto di vista. Per certi versi è così; ma certo vi è una differenza morfologica e forse anche una differenza culturale, se è vero che gli uomini sono uomini perché educati da uomini, le donne sono donne perché educate da donne. Si badi bene, non in senso discriminatorio del genere, ma ritengo, esclusivamente nel senso di autostima e riconoscimento della propria sessualità che prevede poi un percorso di crescita che determini il riconoscere della maternità nelle donne; la paternità negli uomini. Allora è forse necessario aprire un dibattito su questo tema che rischia di cambiare per sempre e radicalmente il futuro delle nostra società. Ancor più pressante è la necessità di interrogarsi sul cambio radicale della coscienza critica dei più piccoli, dei nostri figli, che rischiano un indottrinamento su un modello di società, basato su riferimenti che non corrispondono a ciò che identificano quotidianamente nelle loro famiglie. Il rischio è la creazione di una cultura che abbatta i modelli di riferimento che indicano nella mamma e nel papà dei punti fermi della vita.