Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

La difficile strada democratica del Kosovo.

di Lorenzo Peluso.

Pristina – Difficile davvero trovare una sintesi, se pure politica, al superamento della questione kosovara. Ora più che mai sembra che le difficili relazioni etniche del Kosovo siano ad un ounto di non ritorno. Il dibattito parlamentare sta vivendo momenti di alta tensione. Già in passato, il Parlamento del Kosovo si era trasformato in un campo di battaglia, eppure quando ciò accade il provvedimento da votare, così come la protesta, esce dai confini dell’Aula e arriva nelle piazze, tra la gente. A creare tensione è ancora una volta l’Europa, visto che la proposta da ratificare è stata posta dalla Ue come condizione per l’abolizione dell’obbligo del visto ai cittadini kosovari in viaggio dell’Unione Europea. I kosovari, infatti, sono gli unici nei Balcani ad avere ancora bisogno del visto per muoversi nei paesi europei. Un provvedimento che non piace all’opposizione nazionalista, contraria all’accordo, perché a loro avviso comporterebbe una perdita di territorio per il Kosovo. Accade quindi che in parlamento arrivino i lacrimogeni. Secondo i media locali, a usare i lacrimogeni sarebbero stati alcuni deputati del movimento radicale di opposizione ‘autodeterminazione’, che già nei mesi scorsi erano stati protagonisti di azioni di ostruzionismo dei lavori parlamentari. La seduta è stata brevemente sospesa per poi riprendere alle 13.15 quando però è stata lanciata un’altra bottiglia di gas lacrimogeno, costringendo i deputati ad abbandonare l’Aula di corsa. Al loro posto sono entrati gli agenti con le maschere anti gas a perquisire i banchi di Vetevendosje. Già nel 2015 e nel 2016 due deputati di opposizione avevano lanciato gas lacrimogeni in Parlamento. Motivo? Impedire l’elezione del presidente Hashim Thaçi e opporsi all’accordo con la Serbia. Il Kosovo e il Montenegro hanno concluso nel 2015 un accordo per delimitare le loro frontiere: secondo l’opposizione 8mila ettari di pini, ruscelli e pascoli di montagna devono ancora essere ceduti al Kosovo. L’Unione europea ha fatto della rafitica dell’accordo con il Montenegro un passaggio obbligato per accordare il via libera dei visti ai cittadini europei, una forte aspettativa per buona parte degli 1,8 milioni di abitanti. Dunque, difficile il percorso di integrazione europea del Kosovo, una nazione, in realtà mai nata del tutto.